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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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497. AL MEDESIMO.

Non crede che si debba licenziare un novizio, parla d'alcuni Padri e gli domanda la norma da tenere nel desinare.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe!

 

ARIENZO, 21 MARZO 1766.

 

Circa il novizio, io ho scritto in generale, né sapevo tante circostanze.

Del resto non ci è dubbio, che quando uno ha fatto il noviziato, non si può licenziare senza scrupolo, se non v'è causa sufficiente. E le cause, secondo avea scritto il P. Mazzini, non. mi pareano sufficienti; siccome non mi parea sufficiente la causa di quel figliuolo che tempo fa si licenziò, come infatti ho inteso farsene lamenti da altri. Del resto, in quanto a questo figliuolo, giacché vi sono tante cose, fate come v'ispirerà Dio. Ma bisogna stare più attento a ricevere.


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Questo figliuolo, per ragion della sorella, non dovea esser ricevuto.

Circa il P. Caputo sta inteso, e così farò. E vi ringrazio che mi avete liberato da angustie. Benedico V. R. e tutti.

Il P. Fiocchi andrà per Superiore [della missione] a Sora. Ditegli che veda di contentare D. Floro Capocci, parroco, che con tanto impegno vuol la missione.

signore, se il P. Caputo facesse istanza di tornare ad entrare, non bisogna affatto sentirlo.

In quanto a quei due giovani di Torino, io ho scritto già loro che avvisino de' parenti, del patrimonio ecc.; onde aspetto risposta e poi scriverò loro più appuratamente.

Soggiungo un'altra cosa di mia coscienza.

Io prima, la mattina, prendeva solamente il bollito, lasciando l'antipasto; ma poi, essendomi ridotto a mangiare una volta il giorno, mi consigliai col P. Maione, e mi disse che prendessi anche la seconda pietanza.

Ora dimando: in caso che il bollito mi potesse bastare, e la carne fosse tenera (perché molte volta è duro il bollito, e non posso prendere il bastante, ed all'incontro io non posso prendere molto pane, perché mi nuoce); nel caso, dico, che la carne fosse tenera e bastante, dimando a V. R., come mio principal direttore, di lasciare l'antipasto, se le piace; e se no, farò l'ubbidienza. Non altro.

 

Fratello ALFONSO MARIA, del SS. Redentore, e vescovo di Sant'Agata.

 

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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