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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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524. AL DUCA DI MADDALONI.

Zelo del Santo, nell'allontanare dalla sua diocesi le persone di cattiva vita, e nel difendere i diritti della sua mensa.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 14 APRILE 1767.

Fo partecipe V. Ecc. come qui in Arienzo, in mezzo alla terra e proprio vicino al palazzo dell'eccma Casa, vi è una mala donna nelle case di D. Camillo Lettiere, chiamata Antonia Biancolino, la quale, essendo piena di male, infetta l'anime ed i corpi de' poveri giovani, vassalli di V. E.

Onde sono a supplicarla di mandare ordine al suo Governatore di Arienzo di carcerarla, e poi sbandirla lontana da tutti i luoghi dello Stato.

E vero che nelle città grandi (come dicono) si permettono le meretrici per evitare maggiori mali; ma ne' piccioli paesi questa sorta di male donne affatto non possono tolerarsi, perché una di loro basta ad infettare tutto il paese.

Ultimamente in fatti mi è riuscito, col Sig. principe della Riccia, di fare sbandire tre altre donne di questa condizione da un paese di sua giurisdizione, e lo stesso spero dalla bontà di V. Ecc., e dallo zelo che ha per lo bene de' suoi vassalli.

Rinnovo poi le suppliche per la risoluzione, che dee dare il Signor D. Giuseppe Mazzacchera intorno all'erba di Bagnoli, feudo della mia mensa.

Già è scorso lo spazio di un anno e mezzo incirca che io, per lo rispetto che porto all'eccma Casa, stimai bene di rimettere


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ad uno degli stessi suoi avvocati la decisione di questa controversia; la quale per altro non può dirsi controversia, perché sin dal tempo che io osservai le scritture, la ragione appariva ben chiara a favore della mensa, e come sento dal mio avvocato, la cosa appresso si è fatta più chiara col processo ritrovato nella regia Camera.

Pertanto, mesi sono, replicai a V. Ecc. le mie preghiere, come anche all'ecclmo Signor conte di Cerreto per lo disbrigo dell'affare, ma sinora non ho veduto alcun esito. E frattanto la mensa si ritrova in tutto spogliata dal diritto della fida, perché l'antico affittatore nell'anno scorso ricusò di prenderla, il nuovo affittatore poi è stato proibito dall'agente di Sant'Agata, D. Francesco Mostillo, di poter eseguire il suo officio; ed all'incontro io mi sento afflitto dallo scrupolo di coscienza che mi rimorde.

Che se non fosse per tale scrupolo, io forse più non ne parlerei, per non rendermi più importuno con V. E.; e facendole profondissima riverenza, resto pieno di ossequio e di stima rassegnandomi

Di V. Ecc.

Umo, devmo ed obblmo servitore

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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