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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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541. AL MEDESIMO.

Prudenza nel licenziare un Congregato.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NAPOLI, 18 [LUGLIO 1767.]

Io non ho inteso mai che V. R., nel fatto consaputo, sia andato con doppiezza verso di me, e che abbia pensato chela cosa era di mio disgusto; ma quello che mi è dispiaciuto è che si facciano simili cose di conseguenza, senza farmene parola. Ed ora, come vado sentendo, simili cose si son fatte più volte. Ora quel ch'è fatto è fatto; ma per l'avvenire bisogna andare con più cautela.

Circa il soggetto che sta alli Ciorani,1 dice il P. Fiocchi (ed io sono dello stesso sentimento) che nelle presenti circostanze ogni moto di cose potrebbe fare gran danno; onde per ora non mi par espediente che io gli scriva, perché la mia lettera già sembra una mezza licenziata. Meglio sarà fargli sentire per mezzo del P. [Michele] de Michele, o per altra via, la premura che fa il padre che se ne ritorni; e così aspettare ch'esso stesso cerchi la licenza, o pure scorgere che cosa erutta, e da ciò ci regoleremo.

Mi piace di sentire la notizia del P. Apice. Lasciamo fare a Dio, e non lasciate l'orazione; perché a Dio stanno tutte le mie confidenze.

La benedico, e benedico anche tutti.

Di V. R. Fratello ALFONSO MARIA del SS. Redentore.

[P. S.] Per grazia di Dio, parlando del fatto consaputo, la cosa non ha pigliato fuoco, e di ciò mi sono molto consolato.

Conforme all'originale che sl conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Probabilmente il P. D. Angelo Verdesca.




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