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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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602. AL P. D. ANDREA VILLANI.

Esposte le ragioni del Volpe per la pretesa eredità, ad evitare danni alla Congregazione, consiglia un compromesso.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 22 [GENNAIO] 1769.

Don Andrea mio caro, V. R. disprezzò la pretensione di D. Michele Volpe di Montella, per il biglietto che tiene in mano e che perdé il P. Fiocchi. Io già scrissi al medesimo, come sapete, persuadendolo a restituire il biglietto, assicurandolo che il denaro era della Congregazione e mica del P. Ferrari. Egli mi rispose che il biglietto l'avea mandato a considerare da suo figlio D. Cesare in Napoli, e che poi m'avrebbe risposto la risoluzione, prima di dare ogni passo.


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Ieri mi scrisse che da Napoli gli era venuto consigliato, che incamminandosi la questione, ne sarebbe risultato un grave danno alla Congregazione, ed utile ad esso; perché la cessione procurata dal P. Fiocchi dalla monica, sorella del P. Ferrara, dimostra evidentemente l'avidità de' Padri di acquistare e profittarsi di quella considerevole somma, che noi stessi, con quella procurata cessione, confessiamo che debbasi agli eredi.

Dice in secondo luogo che quella cappellania, che assorbisce tutti i beni di Ferrara, coll'obbligo stretto della celebrazione delle messe nella nostra chiesa, e li jussi [diritti] su de' beni del P. Margotta lasciati al P. Caione, li quali poi li lascierà ad un altro Padre de' nostri, dimostrano evidentemente la delusione de' sovrani comandi, e che in disprezzo vogliamo profittarci delle eredità.

Dice per ultimo che il P. Ferrara fu istituito da suo padre con condizione che, entrando in qualche comunità o convitto ecclesiastico, non potesse disponere più della legittima, che dice aver dissipata in vita, e che ora non potea disponere di tutto come ha fatto colla cappellania in pregiudizio di sua suocera, sorella del P. Ferrara, ch'egli n'è l'erede; né dice contentarsi per li ducati 600, lasciatigli sul prezzo di una casa; giacché quella si maritò senza capitali, senza dote stabilita e per conseguenza senza rinuncia; onde (replica) ave ereditato e dovea ereditare tutto, perché li fratelli e sorelle sono premorti ab intestato, assieme colla monica che dice pure aver dissipato, venduti corpi cospicui, oltre a tanti mobili preziosi, e per aversi la medesima usufruttato tutta l'eredità, in esclusione di sua suocera per più anni, ed ora dice che dee vedersi escluso di tutti gl'avanzi di sì pingue eredità.

Dopo tutta questa serie, si rimette in mano mia.

Io, avendo considerato seriamente che questa cosa non debba disprezzarsi per il danno possa cagionare alla nostra Congregazione ne' tempi che corrono, ho scritto al P. Caione che nel tempo di quaresima, che si ritrova fuori delle missioni, si portasse in Montella ed aggiustasse le cose della miglior maniera che può, conoscendo che il Volpe voglia profittarsi di qualche cosa, e venendo in compromesso; e dovendo la Congregazione


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soggiacere a qualche somma, si compromettesse ad un tanto l'anno. Le ho acchiusa pure la lettera che mi ha scritta, acciò andasse prevenuto di tutti li motivi.

Prego ora V. R. di scrivere al detto P. Caione, che vada in Montella ad aggiustare questo negozio, tanto più ch'io ho risposto al Signor Volpe che non dia passo veruno fino non si porta ivi il P. Caione a quaresima.

Benedico V. R. e tutti.

Fratello ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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