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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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613. AD UNA MONACA DI NAPOLI.

Prudenza del Santo in materia di vocazione religiosa.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 6 AGOSTO 1769

In quanto alla signora D. N., V. R. mi scrive che vorrebbe sapere il mio sentimento intorno alla sua vocazione di farsi Teresiana.

Rispondo che in questa materia così scrupolosa, trattandosi di vocazione, io non posso dare il mio parere, se non so tutte le circostanze e li motivi per cui ella vuol andare a S. Teresa: se per isfuggire qualche disgusto, o soggezione che tiene in cotesto monastero, o per qualche altro fine che non fosse tutto di Dio.

Di più, voglio sapere da quanto tempo tiene questa vocazione.

Di più, se ha considerata la strettezza delle regole Teresiane, per cui non ci è grata, non si mangia carne, dee andare scalza, officio la notte, dormire sulla paglia o sopra la schiavina; del resto non so bene come ora sia la pratica nel dormire di quelle monache.


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Di più vorrei sapere se tiene salute bastante per quelle regole e tiene spirito di patire.

Non ha dubbio che cotesto monastero è buono, e perciò lo consigliai alla persona N. N., la quale, come vedo, se ne trova contenta

Quel che più mi piace è che non vi sono spese per gli officii, e dico (e pregherei V. R. di far sapere a tutte coteste sante religiose il mio sentimento) che la prima, che introdurrà per qualunque causa di fare spese per gli officii, non potrà essere scusata da colpa grave, per li mali che poi ne verranno: e non importa che sia spesa piccola; perché così cominciano gli abusi e da piccioli si fanno grandi.

E così replico, non ho dubbio che cotesto monastero sia buono monastero, ed ognuna potrà farvisi santa; ma all'incontro se la vocazione di D. N. fosse vera e non vi fossero impedimenti in contrario, avrei tutto lo scrupolo a sconsigliarnela, poiché la vocazione sarebbe a far vita più stretta, per ragione delle regole di S. Teresa e per ragione ancora della vita comune e povera, che in quel monastero strettamente si osserva.

Prego pertanto V. R. che legga o faccia leggere questa mia a D. N., ed ella mi scriva distintamente tutto ciò che ho notato di sopra, perché allora le darò l'ultimo mio sentimento. E se ella non mi vuole scrivere, potrà V. R. farmi inteso di tutte le circostanze della di lei vocazione, come ho scritto.

Resto con tutto l'ossequio rassegnandomi ecc.

Conforme all'edizione romana.




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