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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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670. AD UN SIGNORE POTENTE ALLA CORTE DEL RE DI NAPOLI.

Lo prega di favorire una supplica indirizzata al Re.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 1 LUGLIO 1771.

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ultimamente io diedi supplica alla Maestà del Re, per parte dell'Adunanza de' miei compagni missionarî, supplicandola del permesso di poter questuare, affin di mantenere l'Opera delle missioni; giacché la M. del Re Cattolico, col suo dispaccio dell'anno 1752, ci proibì di fare più acquisti, e solamente ordinò che, dalle rendite prima acquistate, ci fosse, da' vescovi amministratori di dette rendite, contribuito un tarì [al giorno] per ciascuno de' nostri soggeti, affin di mantenere l'Opera delle missioni.

Ma il fatto sta, che quelle rendite acquistate, dedotti i pesi che vi erano, appena giungono ad annui ducati 600 in tutte le


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quattro case, nelle quali ci concesse il Re Cattolico di convivere; in modo che, atteso il numero de' nostri soggetti e de' fratelli servienti (a' quali dispose il Re Cattolico che parimente fosse dato un tarì il giorno), le dette rendite non arrivano a somministrare neppure una cinquina il giorno per ciascuno.

E perciò ho supplicato S. M. di dare il permesso di poter questuare, fuori del tempo delle missioni; affine di poter proseguire quest'Opera così utile, anzi necessaria per la coltura della povera gente della campagna.

Dico, fuori del tempo delle missioni; perché nel tempo che facciamo le missioni, noi affatto ci siamo sempre astenuti di questuare, per non dare occasione alla gente di dire che noi facciamo le missioni per la questua.

Ma fuori di questo tempo, speriamo che il Re N. S. voglia permetterci la questua, permessa già a tanti romiti e mendicanti del Regno, per mantenimento dell'opera delle missioni.

Ho saputo che S. M., con suo dispaccio, ha richiesto su quest'affare il parere di V. Ecc., del Sig. Duca di Invitto e del Consigliere Patrizio.

Pertanto le invio, qui inclusa, la copia del dispaccio del Re Cattolico dell'anno 1752, dove osserverà il desiderio da esso dimostrato, che si mantenesse quest'Opera, ed osserverà insieme le condizioni apposte nel dispaccio: cioè per , che l'Adunanza nostra non potesse fare più acquisti di annue rendite, come già da noi si è osservato; per , che le rendite acquistate si amministrassero da' vescovi, come anche si è osservato; per , che da dette rendite si somministrasse un tarì al giorno a ciascuno de' nostri, ed il resto si dispensasse a' poveri; ma, come ho detto, le rendite acquistate non sono giunte a darci neppure una cinquina per ciascuno; per , che tal concessione avesse luogo, fintantoché si mantenesse l'Opera delle missioni; altrimenti, dismettendosi l'Opera, tutte le rendite si dessero a' poveri de' luoghi, dove sono siti i beni.


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Aspetto pertanto dalla benignità di V. S. Illma una favorevole relazione, come spero, per farci ottenere questo sussidio, affin di mantenere l'Opera delle missioni. E pieno di stima resto con tutto l'ossequio, dichiarandomi di V. S. Illma Devmo ed obblmo servo vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme ad una copia antica.




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