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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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672. A SUOR MARIA MADDALENA DESIO DEL CROCIFISSO,1 NEL CONSERVATORIO DI S. MADDALENA, IN NAPOLI.

In che consista la pace più grande di un'anima.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 14 LUGLIO 1771.

Ho intesa la vostra lettera, ed intendo che l'unico rimedio a tutte le vostre tribolazioni è lo stare tutta abbandonata alla volontà di Dio, non volendo stare né di buona salute,


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consolata, ma solamente unita al suo volere. Questa è la maggior pace che può trovarsi in terra dall'anima che ama Dio.

Onde, in tutte le vostre desolazioni, replicate sempre queste parole: Dio mio, non voglio altro, se non quello che piace a te

E questa preghiera che fate per voi, fatela anche per me, acciò mi faccia fare la sua santissima volontà; ed io la stessa preghiera farò per voi; e la benedico.

Di V. R.          

Umo servo

ALFONSO MARIA, vescovo di S. Agata.

Conforme ad un'antica copia.




1 Di questa buona religiosa si fa menzione, nel Processo di Beatificazione di S. Alfonso, dal Padre D. Fabio Buonopane, il quale nella sua deposizione dice così: " Ho inteso un'altra profezia del Servo di Dio dalla propria bocca di Suor Maria Maddalena del Crocifisso, religiosa del Conservatorio di Santa Maddalena sopra Gesù Maria in Napoli; dove mi trovai a' 3 settembre dello scorso anno 1787, e colle debite licenze fui a trovare la medesima, inferma in sua cella, sapendosi che la medesima era stata penitente del Servo di Dio, prima che avesse fondata la Congregazione, e che l'erano occorse in quel Conservatorio cose straordinarie del detto Servo di Dio.

"L'inferma, intorno a settant'anni d'età, mi confessò con tutta verità che verso l'anno 1753, nel mese di agosto, fu sorpresa da un'infermità grave di febbre acuta, della quale rimasta convalescente a letto, ne' principii dell'anno seguente venuto il Servo di Dio in Napoli per affari di gloria di Dio, ella gli fece fare istanza di volergli conferire cosa di coscienza, perché stava inferma a letto. Si portò egli colla sua solita carità al detto Conservatorio, ed alla cella dell'inferma giacente in letto; la quale, dopo avere sbrigate le cose di sua coscienza, si raccomandò alle di lui orazioni per la salute corporale, che per allora non era da' medici disperata, ed ella perciò aveva tutta la speranza di presta guarigione. Il Servo di Dio rotondamente le disse: Non pensate a salute; la religiosa soggiunse: Come non ho da pensare a salute? Replicò il Servo di Dio: Io ti dico, non pensare a salute: da Questo letto avete da passare in Paradiso.- E già sono, in agosto passato, finiti 34 anni che si è verificata finora la detta profezia, giacché la medesima non ha potuto più alzarsi da quel letto dove io la ritrovai.

" Mi disse ancora la Suora che, partitosi detto nostro Servo di Dio dalla sua stanza, si cominciò a sentire, e proseguì per tre giorni continui a sentirsi da chiunque vi entrava, un certo grato e soave odore, del che le religiose se ne maravigliavano e domandavano all'inferma che odore usasse: niuno, questa rispose, siccome niuno mi ave ella attestato che ne usasse. Onde si comprese da tutte, essere stato tal odore lasciato dal Servo di Dio, e che l'inferma non si sarebbe più rimessa da quella infermità, com'è avvenuto; attestandomi altresì la stessa, che l'infermità non era nota affatto al Servo di Dio, né gli poteva esser nota, non avendogli di quella fatto parola, né ella, né le altre monache del Conservatorio; dove, fattosi pubblico questo fatto e predizione del Servo di Dio, si è conservato e si conserva una particolare stima, venerazione e divozione verso detto Servo di Dio. " (Sum. N° 31, pag. 693).






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