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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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695. AL P. D. PIETRO PAOLO BLASUCCI.

Gli parla delle accuse, mosse contro la casa di Girgenti.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[VERSO IL MESE DI LUGLIO 1772.]

Per quel che ho potuto sapere sinora delle cose di Girgenti, ho saputo che un consultore della Giunta di Sicilia disse che l'affare era passato dalla loro Giunta a quella degli abusi; e che, avendo chiesto poi ad un ministro della Giunta degli abusi che cosa ci era per quest'affare, rispose che da Mgr Lucchesi si eran dismesse certe opere, lasciate da Mgr Gioeni per accomodare i Padri nostri, e che quelle opere dovean rimettersi.


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Del resto disse quel ministro che non sapea ciò che si era risoluto. Ma non ho potuto sapere se la relazione del Vescovo sia arrivata in Napoli, e se la risoluzione sia stata fatta o no.

Basta: state coll'intesa che, in Napoli, si è potuto prender l'abbaglio di credere alla denunzia cieca fatta: che si sono dismesse le opere per li conservatoristi o altri, per accomodare i Padri. Questa è una mera falsità.

Onde, se mai venisse qualche determinazione contraria, il Vescovo potrà liberamente informare il Re di non esser vera la detta denunzia, della dismessione delle opere lasciate da Mgr Gioeni, per accomodare i Padri, né che per i Padri si è fatta alcuna mutazione di volontà.

Io già vedo che l'affare sta in gran pericolo. Del resto preghiamo e stiamo rassegnati alla divina volontà; ma spero che Dio non voglia che si dismetta quest'opera, tanto utile e necessaria per tante migliaia d'anime di cotesta diocesi.

Sarebbe bene appurare se la relazione del Vescovo sia veramente stata mandata in Napoli, o da Palermo sia stato mandato qualche reassunto confuso che non facesse saper la verità. Del resto il Vescovo (perché noi non possiamo comparire), con tutti gli ordini scannatori che venissero dalla Giunta, può sempre replicare e supplicare che si chiarisca la verità, e che se ne commetta a' ministri l'informo, se non si voglia a lui credere.

Non altro; pregate Dio per me, e stiamoci uniti colla bella volontà di Dio. Benedico V. R. e tutti.

Questo che ho scritto di sopra, l'ho scritto stamattina in tre lettere lunghe a tre ministri della Giunta degli abusi, due de' quali mi erano amici, e l'altro è D. Stefano Patrizio, che mi aveva qualche obbligazione per un piacere che gli ho fatto. Faccia Dio!

ALFONSO MARIA, vescovo di S. Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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