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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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720bis. AL PRINCIPE DELLA RICCIA.

Zelo del Santo per allontanare gli scandali dalla diocesi.

ARIENZO, 2 AGOSTO 1773.

Eccellenza,

Secondo i comandi ch'ebbi da V. Ecc., mi è riuscito di far accettare dal canonico D. Diodato Lucca e dal sacerdote Bartolomeo Bartolini l'incombenza di suggerire ai revisori


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de' conti, che dee rendere D. Giovanni Mango dell'amministrazione avuta de' beni del monistero; e spero che le cose andranno bene e 'l monistero in niente resterà fraudato.

Or sono a chiedere una grazia a V. Ecc. Ella sappia che nel mese scorso vennero qui in Arienzo certi forastieri giocolieri, che portavano insieme due figliuole vestite da uomini.

Io, essendo pastore e come tale obbligato ad allontanare dalla mia diocesi tutte le occasioni di scandalo delle mie pecorelle, mi adoperai col governatore di qui e coll'agente del Sig. duca di Maddaloni; e dopo molta fatica mi riuscì di far partire da Arienzo la detta conversazione di giocolieri, i quali dissero che voleano andarsene in Napoli o pure a Maddaloni, come intesi; e così credevo che fossero partiti dalla mia diocesi, ma poi con mia pena seppi ieri che sono andati ad Airola, e che ivi si trattengono a fare i giuochi nel palazzo di V. Ecc.

Pertanto sono a pregarla che mandi ordine ad Airola, che non dieno ricetto a questa tale conversazione.

Dirà alcuno che le due figliuole non dànno scandalo con atti mmodesti Ma sono figliuole vestite da uomini, ed è certo che non dànno edificazione.

In ogni paese, dove va questa conversazione, io tengo per certo che il demonio, per mezzo delle due figliuole che ballano sulla fune, caccia il suo profitto; e perciò supplico V. Ecc. della grazia richiesta per disgravio di mia coscienza.

Resto intanto pieno di stima, facendole profondissima riverenza; mentre con tutto l'ossequio mi protesto

Di V. Ecc.

Umo, devmo ed obblmo servo vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si trova presso i PP. Benedettini del collegio di S. Ambrogio in Roma.




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