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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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724. AI PADRI DELLA CONGREGAZIONE DEL SS. REDENTORE, SPECIALMENTE A' SUPERIORI DELLE MISSIONI.

Dà loro vari avvertimenti per far con frutto le sante missioni.

Viva Gesù. Maria e Giuseppe!

[SETTEMBRE DEL 1773?]

Per 1. Non è necessario, né conviene che tutti i sacerdoti di ciascuna casa escano a missione; il Rettore faccia la scelta di quelli che sono abili, e non infermi.

Per 2. Se la missione si fa nella diocesi dove sta la casa, il Rettore elegga i soggetti, come ho detto, e li mandi; ma se le missioni han da farsi in altre diocesi ove non abbiamo casa, non si mandino i soggetti, se non siano destinati o da me o dal Vicario [il P. D. Andrea Villani].

Per 3. Si osservino nelle missioni le antiche costumanze circa la qualità de' cibi, circa il non ricevere regali di cose dolci, di uccelli, polli, pesce di prezzo e cose simili. Non si ricevano le spese dalle università né da' parrochi, né pranzi da qualunque personaggio ecclesiastico o secolare: solamente, se il vescovo per una volta convita a pranzo, si ubbidisca; come anche se manda qualche regalo, si prenda.

Per 4. Stieno [i Superiori delle missioni] attenti a correggere i difetti di poca modestia o d'impertinenze co' nostri, e tanto più cogli altri; trattando tutti, anche i plebei, con mansuetudine e carità.


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Per 5. Ogni quindici giorni o almeno ogni mese, in cui durano le missioni, i Superiori diano conto a me o al Vicario di coloro che han fatto qualche difetto notabile.

Per 6. Il Superiore punisca tutti i difetti notabili di ciascuno, anche con farlo ritirare in casa, finita la missione, se ciò pare espediente.

Per 7. Stiano attenti i Superiori di far predicare alla semplice, senza tuono e senza frasche o parole sonanti, e correggano e puniscano quei che in ciò mancano; e se non si emendano, lor proibiscano il predicare, anche in mezzo alla predica o sia istruzione o altro. La semplicità è quella che ha fatto riuscire le nostre missioni. Chi poi pretendesse di fare qualche esercizio di predica, istruzione ecc., affatto se gli neghi. Chi pretende ciò non farà mai molto frutto; perché Dio non concorre colla superbia. All'incontro, ubbidiscano quelli a' quali è dato a fare qualche esercizio. E sopra tutto si puniscano i difetti di ubbidienza, e se ne dia poi relazione al Vicario.

Per 8. In ogni missione si assegni il Zelatore di tutti i difetti che vede, e ne avvisi il Superiore.

Per 9. Quando si tratta per aggiustare qualche lite, non prendano a difendere niuna delle parti, ma si dimostrino semplici mediatori. Quando però vi fosse qualche ragione evidente per una parte, è bene esporla, e si faccia conoscere la verità.

Per 10. Ognuno in missione, in ogni mese, faccia un giorno o due di ritiro in solitudine, come già si praticava.

Per 11. Quando vi è folla di gente, si procuri di far confessare prima gli uomini e poi le donne.

Per 12. A niuno si dia licenza di conservare, come cosa propria, danaro, biancherie, tabacco o altra cosa; tutto lo conservi l'economo. E quanto si riceve, si dia al Superiore, il quale poi lo consegnerà al Rettore della casa, da cui è uscita la missione.

Per 13. Ognuno si astenga di assistere a' testamenti e di trattar matrimoni, se non fosse solamente per togliere qualche scandalo o altra occasione di peccato.


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Per 14. Niuno, commutando i voti, applichi a sé la spesa che ci vorrebbe per adempire il voto, col pretesto di farne opere pie.

Fratelli miei, voi già sapete che l'unico scopo del nostro Istituto è l'opera delle missioni. Se si manca a quest'opera o si fa con difetti, è distrutto l'Istituto. È meglio lasciar le missioni, che farle col detrimento del nostro spirito e con mala edificazione delle genti. Chi esce in missione non ha da uscire per predicare e per comparire, ma solo per salvare anime ed ubbidire a quel che ordinano i Superiori.

Questa carta si legga in Capitolo innanzi a tutti i soggetti della casa, acciocché ognuno attenda al suo dovere. E si legga ogni anno nel mese di ottobre, prima di uscire alle missioni.

Conforme all'edizione romana.




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