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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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727. AL P. D. LUIGI CAPUANO.

Gli parla del predicare apostolico, e l'esorta a santificarsi per mezzo dell'ubbidienza.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 7 SETTEMBRE 1773.

Don Luigi mio caro, ho letta la vostra.

Non ha dubbio che questa cosa mi ha ferito il cuore, il sentire che fra noi si è introdotto lo stile pulito nelle prediche; e fra gli altri (se non erro) mi è stata nominata anche V. R. Mi dispiace poi che l'esempio tira anche gli altri a fare lo stesso.

Io mi persuado che, nelle missioni, V. R. predica familiarmente; ma io temo che, dagli altri sermoni de' Santi o del S. Sacramento, passi lo stile pulito anche alle prediche di missioni, come è succeduto in qualche Congregazione di Napoli.

Legga di nuovo V. R. quel che ho scritto nella lettera del predicare, inserita nel Domenicale, e legga quel che dice Muratori ed io, parlando anche de' panegirici. Perché ne' panegirici non si può parlare alla familiare, narrandosi le virtù de' Santi? Legga il sermone mio 31 della comunione nel Domenicale, ed anche i miei sermoni di S. Giuseppe e dell'Annunziata e de' dolori di Maria, in fine del Domenicale.

Quando V. R. scrive il sermone, si guardi di ogni parola ampollosa e gonfia, e che non sia familiare, ed intelligibile anche ai villani.

Che serve a dire maggiore per casa, compiuto per compito, dovizia per ricchezze, trarre per tirare, dorso per le spalle, veruno o nessuno per niuno, condonare per perdonare, pudore per vergogna, impudenza per audacia, a pro per a favore, rammentare per ricordare, agevolare per facilitare, aggradevole e malagevole per gradito e difficile, consorte per marito, e simili?

Si guardi ancora delle parole gonfie e pulite, senza necessità: come adesso, lui, lei; quando si può dire ora, quello, quella.


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Si guardi dalle sillabe abbreviate: amar, venir, procurar, religion, genitor e simili; tutte queste cose servono solo per far il sermone pulito e gonfio.

Bisogna scegliere le parole non goffe, ma le più intelligibili a tutta l'udienza.

Segneri è stato un gran predicatore, ma in questo ha difettato; benché noi leggiamo le sue prediche scritte, e nello scrivere sempre si scrive un poco più pulito. Onde penso che Segneri, predicando, non predicava come scriveva.

V. R. ha talento. Quando fa qualche sermone, ci faccia riflessione per levare tutte le parole più pulite, e dica le parole più usuali e triviali; ma torno a dire non goffe, e così le cesserà ogni scrupolo e farà maggior frutto. Dove ci entra un poco di vanità di parere eloquente e di parole scelte, Iddio non vi concorre. Lascio di scrivere qui quel che ho scritto nell'ultima lettera.

Si guardi ancora del tuono unisono. Una volta, io feci un sermone con tuono avanti Mgr Falcoia, volendo imitare il P. Cutica, e ne buscai una bella ingiuriata [riprensione], e d'allora mi levai il vizio.

Anche parlando forte, perché si ha da parlare con tuono? si ha da predicare, come se si parlasse con una persona in camera, persuadendola qualche virtù, o narrandole qualche fatto; e così si parla familiare, senza tuono, e si fa con frutto.

In quanto poi all'officio di ministro, si abbia pazienza! In questa riforma che ultimamente si è pensata di fare, perché la Congregazione andava a cadere, specialmente si è pensato a scegliere buoni ministri, specialmente dove i Rettori sono infermicci; e perciò si è pensato a V. R., più abile e prudente degli altri. Onde offerisca a Dio tutto quello che vi patisce.

Questa lettera circa il predicare, avrei a caro che la facesse sentire anche ai giovani.

Del resto sappiate che io vi stimo assai, e vi annunzio che avete da faticare e patire assai per Gesù Cristo, e portare molte anime in Paradiso.


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Attendete ora a portare la croce dell'ubbidienza ed a farvi santo, e pregate per me che sto vicino alla fossa.

Salutatemi D. Giovanni, e vi benedico.

Fratello ALFONSO MARIA.

Conforme ad un antica copia.

 




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