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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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734. AL PRINCIPE DELLA RICCIA.

Sullo stesso argomento.

ARIENZO, 20 NOVEMBRE 1773.

Eccellenza,

Memore delle giuste premure di V. Ecc. per gli interessi e vantaggio del monistero di Regina coeli della sua città d'Airola, per cui ho sempre anch'io nudrito uguale zelo, mi trovo nel dovere di rappresentarle distintamente quanto occorre in rapporto alla incamminata reddizione de' conti, tenutivi dal sacerdote D. Giovanni Mango per più anni, in qualità di governatore di quello.

Fu dunque, com'è noto a V. Ecc., commessa da me prima al tesoriere Roberci ed al canonico Albanese (soggetti di esperimentata capacità e rettitudine) la visura de' conti suddetti, non ancora dati dal 1769 sino a parte del caD. nte anno 1773; il che seguì di consenso e con piacere di ambe le parti interessate.

In séguito, dopo qualche tempo, a nuova supplica delle monache, con cui si domandò anche la revisione de' precedenti conti dal 1765 a tutto il 1768, altra volta veduti, stimai destinare i medesimi razionali per la domandata revisione.

Ma qui incominciarono ad incontrarsi de' torbidi et de' piati, pretendendosi dal Mango doversi prima procedere alla visura de' conti non ancora dati, e quindi successivamente alla domandata revisione de' precedenti conti, per cui trovavansi a di lui favore spedite le creditorie; e per l'opposto facendosi replicate premure ed istanze, per parte di dette monache, di rivedersi prima i conti già dati altra volta, e quindi procedersi alla visura degli ultimi non ancora dati, e ciò a motivo della connessione che dicono passare tra gli uni e gli altri, specialmente per introiti ne' primi conti non fatti (com'esse dicono); ed anche per non pagare al Mango ciò di che mai risultasse creditore per questi ultimi anni, e poi ripetere dallo stesso quello di che risultar mai


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potesse debitore, o per esiti non fatti a dovere, o per introiti mancanti ne' primi conti da rivedersi; così che, per questo incidente, si è data remora all'affare e si è acceso gran fuoco tra le parti, minacciando ognuno di richiamarsi dalla decisione che ne sarebbe stata fatta, e così di accendersi necessariamente un lungo e dispendioso litigio.

Intanto io, per estinguere questo fuoco ed ovviare ad ogni lite, stimai far venire avanti di me il detto D. Giovanni Mango coi cennati razionali, con invitarvi anche i deputati del detto monistero, e tenerne co' medesimi e con questo mio Vicario una sessione, per trovare qualche onesto temperamento, per cui si mettesse la giustizia al coverto, e non si fomentasse intempestivamente una lite.

Ma questa sessione è riuscita di tirarsi il detto D. Giovanni Mango (che protestava non avere altro in mira che la verità e la giustizia) al seguente temperamento, cioè: che si portino i razionali destinati in Airola con i libri alla mano; ed ivi, prima di ogni cosa, si rivegga, senza però formali atti di revisione, l'introito de' primi anni 1765 in 1768; e trovandosi partite non introitate, se ne debba fare subito introito, e questo assegnarsi a' nuovi conti posteriori da vedersi; ed in seguito, sospendendosi ogni altro atto di formale revisione, si proceda formaliter alla visura de' conti non ancora dati; con che però debba preventivamente dal detto Mango farsi obbligo solenne e contentamento di non darsi esecuzione alla detta visura, e di non pretendere cosa in forza di questa, ove ne risultasse creditore, se prima non si proceda da' medesimi razionali alla formale revisione de' precedenti conti, e si discutano tutte le partite dell'esito, e ne sia data fuora in revisione la dovuta significatoria o creditoria.

Mi lusingo che la cosa vada così troppo bene e senza gravame di nessuno, restando in salvo tutti gli interessi del monistero senza lite; ed ho fatto così con mia lettera, questa mattina, sentire a dette Signore monache.

Lo partecipo ora anche a V. E., sì perché resti nella piena intelligenza di quanto si opera, sì anche perché approvando,


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come mi lusingo, questa prudenzial condotta che va a risecare ogni lite, per l'accennato incidente, v'interponga anche la sua autorevole mano, perché così si esegua; mentre augurandomi l'onore de' suoi venerati comandamenti, con verace stima mi riprotesto sempre più

Di V. Ecc.

Umo, Devmo, ed obblmo servo vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma




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