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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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747. AL MEDESIMO.

Esprime il desiderio che al più presto possibile si prenda possesso dell'anzidetta fondazione.

Viva Gesù, Giuseppe e Maria!

ARIENZO, 2 APRILE 1774.

Don Francesco mio, ricevo l'ultima vostra del 28 marzo. Io, la procura per prendere la fondazione di Ceprano, la mandai già molto fa a Roma al P. Cimino; ora V. R. mi scrive che aspetta l'ultima mia risoluzione per dare effetto a quella fondazione; onde ho pensato di mandare di nuovo un'altra procura in bianco per quella persona, o sia Padre, che meglio stimerà V. R. che vada a prender la fondazione in nome mio.

Ed io desidero, come scrissi nell'altra mia, che quanto più presto si può si prenda il possesso dai Padri, perché così spero che finiranno tante controversie che vi sono in Ceprano. Mi disse il P. Cimino che i canonici di Veroli avevano rappresentato al Papa il pregiudizio del Seminario, se i censi del convento dismesso si applicassero a noi; ma che il Vescovo aveva fatta un'altra rappresentanza al Papa a favor nostro.

Io tengo per certo che il Papa deferirà più al Vescovo che a' Canonici; ma se non si ottiene la risoluzione del Papa sopra l'opposizione fatta da' Canonici, come si può andare? Non mi pare possibile che si possa andare a Ceprano: neppure il Vescovo lo permetterebbe. Or basta; mando questa nuova procura. V. R. si consigli col Vescovo e faccia quel che conviene.

Io ultimamente colle calvacature di Cimino mandai le opere mie, che desiderava il Vescovo. Spero che le avrete ricevute. Rispondetemi subito, ed avvisatemi di tutto.

Ammonite poi, da parte mia, a quei Padri che andranno a Ceprano, che si portino con tutta la cortesia con tutti, e specialmente co' contrari, senza mostrare impegni.

A questi principi bisogna contentarsi di ogni cosa: col viaggio si aggiusta la salma.


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Un dubbio mi aveva posto il P. Caione: che l'aria di Ceprano non fosse buona; ma il P. Cimino mi dice di no, e così spero che sia.

Il P. Cimino mi disse che il Sig. Ferrari, che porta la barca, mi avrebbe subito scritto, ma sin'ora non vedo sua lettera. Or basta, avvisatemi.

Benedico V. R. e tutti.

Di V. R.

Fratello ALFONSO MARIA.

[P. S.] Io sto da quattordici giorni a letto con un catarro di petto che seguita a tormentarmi. Faccia Dio! Se Dio vuol darmi quattro altri giorni per il bene della Congregazione, sia benedetto; se no, pure sia benedetto!

Conforme ad un'antica copia.




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