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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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758. AL MEDESIMO.

Si rallegra di non essere obbligato ad accettar una fondazione in Roma.

Viva Gesù, Giuseppe e Maria!

ARIENZO, 25 AGOSTO 1774

Ho ricevuto l'ultima vostra.

Io stava certo che per ora non poteva esser venuta alcuna notizia da Roma per Ceprano; mentre da più parti sento che il Papa sta afflitto, sta chiuso e non negozia. Onde preghiamo Dio che tolga il Papa da questa malinconia.

Ma questa mattina ho letto un biglietto del Vicario [Andrea Villani], dove mi scrive che Monsignor Macedonio disse all'avvocato Melchiorre Terragnoli che il Papa pensava di metterci in Roma alla chiesa del Gesù, ma che i palatini l'hanno distolto.

Gloria Patri! Che ci faremmo noi a Roma? Perdendo il nostro impiego, addio Congregazione! Diventeremmo tutti cortigiani.

Frattanto ringraziamo Dio della buona idea che ha il Papa di noi. E perciò sarebbe buono che Monsignor vostro di Veroli insistesse ora con Monsignor Macedonio per la risoluzione di Ceprano.

V. R. poi non lasci d'informarmi (secondo l'ultima che le scrissi) che rendita ci sarebbe a Ceprano, senza la cessione dei Caravotti; perché dice il P. Andrea che non è cosa di accettare questa fondazione, senza la cessione de' Caravotti; ma questa


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dubbia. Onde avvisatemi, senza Caravotti, a che si ridurrebbe la rendita di Ceprano.

E resto aspettando con ansia la risposta, e la benedico.

Fratello ALFONSO MARIA.

Conforme ad un'antica copia.




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