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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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768. AL P. D. ANDREA VILLANI.

Disposizioni caritatevoli del Santo per salvare la vocazione di un soggetto.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe !

ARIENZO, 8 OTTOBRE 1774.

Io senza esitazione ho consigliato a D. Giovanni [Lauria] che non è obbligato andare alla casa sua, né per rimediare ai bisogni temporali, né ai bisogni spirituali.


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Senza che scriva tutto quel che ho detto a D. Giovanni, fatevelo dire da lui; perché esso vi dirà tutto.

Se valessero le ragioni per la sua andata alla casa (la quale avrebbe da essere o in perpetuo o per molti e molti anni); se valessero, dico, forse la maggior parte di quelli che si trovano nella Congregazione sarebbero obbligati ad uscirsene.

S. Tommaso dice (e ho fatto leggere a lui stesso le parole di S. Tommaso) che, ancorché il padre e la madre stessero in grave necessità del figlio, il figlio che si trova obbligato col voto della perseveranza non è obbligato, anzi non può in coscienza, contravvenire al voto ed andare ad assistere i genitori. Quanto più vale ciò, parlando di parenti collaterali!

All'ultimo poi, per levarlo dalle angustie a riguardo dei bisogni temporali che sembrano più premurosi degli spirituali, (perché quel nipote di diciannove anni, che è malandrino, difficilmente si emenderà colla sua assistenza in casa -in quanto alle figliuole poi, niuno è obbligato a lasciar la sua vocazione per andare a maritare le nipoti); all'ultimo, dico, per sollevarlo dalle angustie, se gli potrebbe dare la licenza di applicare alla casa la limosina, che riceve dalla messa che dice.

Ciò non l'ho detto a lui. Lo scrivo solo a V. R., acciocché veda di accordarglielo in caso che fosse ciò di bisogno per quietarlo; perché, essendo questo soggetto di molto valore per la Congregazione, merita più degli altri questa cortesia, la quale già per lo passato si è accordata agli altri.

Sopra di ciò V. R. poi mi avviserà quello che ha risoluto.

Orsù, dico un'altra cosa più importante. Mi pare che ora convenga senza meno che V. R. assegni per maestro de' novizi il P. Garzia; e D. Giovanni, se lo porti seco alla missione di Taranto per mille buoni fini, acciocché colla missione si distragga dai pensieri della casa e non ne riceva più lettere: perché tutte le lettere che verranno dalla casa, V. R. dia ordine a tutti che non le facciano penetrare a lui, ma le portino tutte a V. R.; e V. R. non glie ne farà neppur menzione;


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E avrei a caro che, anche dopo la missione di Taranto, o se lo tenga sempre con sé, oppure lo mandi per Superiore ad altre missioni. Questo è il mio sentimento.

Benedico V. R. e tutti.

Di V. R.

Fratello ALFONSO MARIA.

[P. S.] Ho detto a lui che scriva alla casa: Io sono morto; a me non ci pensate più . Quanto meno parole scrive, meglio è.

Mando con lui due copie del nuovo libro de' Salmi, con ubbidienza che affatto non si diano ad altri fuori di casa, per qualunque impegno.

Ne mando un'altra copia col tassello; e questa fatela pervenire da parte mia al Sig. canonico de Simone.

Se poi da Napoli verranno due altre copie de' Salmi a cotesta casa da Fr. Michele [Ilardo], che subito me le tornino; perché io poche copie ne ho stampate.

Fatemi venire poi il P. Grossi ed il P. Carbone, per appuntare le missioni.

Cinque Padri son soverchi. Me ne bastano quattro, perché rimedio con altri buoni sacerdoti di qua.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro Archivio generalizio di Roma.




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