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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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782. A SUOR BRIANNA CARAFA, NEL MONASTERO DI S. MARCELLINO, IN NAPOLI.

L'anima ad una perfetta ubbidienza al proprio direttore

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 15 DICEMBRE 1774.

Prima di tutto, la ringrazio sommamente di tanti belli dolci che mi ha favoriti. Sebbene io non posso mangiarne più per le mie infermità, nondimeno li ho molto graditi per alcuna persona di soggezione, alla quale sono obbligato a regalarli.

Io aspettava da molto tempo notizia da V. R. e dello stato in cui si ritrova; perché ho sempre premura de' suoi avanzamenti, mentre so che Dio l'ama con modo speciale e vuol tirarla ad un grado sublime di santità e di amore.

Godo della sua ritirata: a ciò la chiama Dio.

In questo ritiramento però V. R. non aspettidolcezze, né fervore sensibile, né sicurezza totale delle sue opere. Basta che senta dal direttore che va bene e che tiri avanti a portare il carro, benché a forza e quasi di mala voglia, in mezzo alle contraddizioni, che sono inevitabili.

Mi dispiacerebbe che fosse applaudita e lodata per santa.

V. R s'inquieti per quel che dice o tiene la Badessa; la rispetti, la ringrazi e faccia quel che dice il direttore, così per la porta come per ogni cosa, e lasci parlare quelli che vogliono. Voi pregate sempre Dio che vi faccia fare la sua ubbidienza, e tremate di uscir fuori da quel che vi dice.

Penso che il direttore vi ha proibito affatto di parlare o pensare alle confessioni passate.

Io per me ve lo proibisco con tutto il rigore; e se ne parlaste, vi priverei della comunione.

Non vi scordate ogni giorno di raccomandarmi a Gesù Cristo per una buona morte.

Direi che, da quando in quando, leggeste quelle riflessioni poste da me in molti paragrafi distinti, nella seconda parte del libro


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che vi mandai sopra la Passione di Gesù Cristo; penso che quelle sono molto adattate per lo stato vostro.

Amiamo Gesù Cristo; perché oggi sono troppo pochi quelli che l'amano: e pregate ogni giorno per lo bene della Chiesa, che sta così rovinata che è una compassione.

Di V. R.

Umo servo

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme ad un'antica copia.




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