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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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817. AL P. D. ANGELO MAIONE, IN NAPOLI.

Lo consulta per un affare riguardante la pensione.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 20 GENNAIO 1776.

Sono a dimandare un consiglio.

Il canonico de Roberto, in questo tempo di sede vacante [a Sant'Agata], tiene in mano l'esazione della mia pensione: onde non vorrei disgustarmelo. All'incontro, è un mal trattare


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col canonico, perché è tardo a pagare; ed essendo pensione la mia, mi sono informato che tutto quel che in morte mia non si trova esatto, tutto va alla Camera.

Per ora, poco ho da esigere della pensione, maturata a dicembre; ma all'Annunziata, matura l'altro semestre, e ad ottobre matura l'altro: onde la maggiore esazione sarà quella di ottobre; perché allora maturano i grani delle tre masserie, e perciò ad ottobre non vorrei star soggetto a Roberto, perché facilmente avrei da pentirmene. Pertanto vorrei allora, e forse prima, fare il sequestro di tutti i grani maturati; atteso che allora almeno potrei esigere tutti li due semestri maturati, cioè il maturato all'Annunziata ed il maturato ad ottobre; perché, dopo ottobre, a Sant'Agata poco resta da esigere.

Io per prima vorrei sapere da quale Corte faremo spedire questo sequestro, se dalla Nunziatura o pure dalla Corte regia, la quale ha assegnati ducati 900 per la pensione; benché li 900 ducati io non li voglio, perché ci ho scrupolo.1

Credo però che basterà far fare il sequestro dalla Nunziatura acciocché Roberto non entri a disponere di quelli due semestri. Del resto, per far questo sequestro bisogna aspettare il tempo opportuno; perché sino ad ottobre so che pochi danari maturano a Sant'Agata.

Veniamo al consiglio presente.

Roberto, del semestro maturato a dicembre, me ne deve ancora da 200 ducati incirca, o poco meno; perché le mesate di Carmignano non si sono esatte, com'esso pensava. All'incontro, esso mi avea data speranza che tra breve avrebbe venduto il vino e l'olio, onde io sperava che presto mi avesse data qualche buona somma di 120 o 130 ducati, ma sono passate più settimane e non comparisce; oltre un certo resto che deve darmi della transazione.

Il P. Vicario e il P. Cimino vorrebbero ch'io ne scrivessi all'arcidiacono che sollecitasse D. Nicola [Roberto] a pagarmi;

 


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perché, in verità, ora sto con premura di pagare un certo debito che tra breve forse mi verrà sopra. All'incontro, la paga dell'olio e del vino pare che al presente sia sicura, così che Roberto si disgusta, se lo fo premere dall'arcidiacono.

V. R. mi consigli se debba scrivere all'arcidiacono o no.

Vorrei sapere poi il suo sentimento, circa il sequestro da farsi ad ottobre dei grani, per quale Corte si avrà da fare; ma io non vorrei partirmi dalla Nunziatura.

Ora ch'è venuto il Re, bisogna di nuovo far diligenza col marchese de Marco, acciò proponga la nostra supplica. Vi benedico.

Avvisatemi se Monsignore di Matera1 sia venuto da Roma.

Di V. R.

Fratello ALFONSO MARIA.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 La somma, accordata al Santo per decreto reale, era superiore a quella fissatagli del Rescritto Pontificio. Qui era tutto lo scrupolo a cui si allude.

1 Giuseppe Sparano fu nominato arcivescovo di Acerenza e Matera a' 29 maggio 1775.






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