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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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818. AL MEDESIMO.

Gravi angustie, attività e perfettissima uniformità alla volontà divina del Santo per le difficoltà cresciute, nella famosa lite del Sarnelli contro la Congregazione.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 23 GENNAIO 1776.

Abbiamo ricevuta stamattina le belle notizie; dico belle per farci rassegnare alla volontà di Dio.1

Se si avverano, non ci resta altra speranza che Dio, il quale è più potente di Tanucci e di tutti.


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Mando apposta per sapere se avete appurato altra cosa di certo intorno alle notizie date.

Ho scritto e mando apposta a Benevento, per sapere se il Cardinale Banditi ha fatto qualche cosa colla Regina

Mando questa lettera al confessore della Regina [Mgr Antonio Guettler]; vi metterete poi la soprascritta, acciocché ve ne possiate servire se vi pare.

Il P. Cimino andrà dalla principessa di Ottaiano; ma non so se questa sta in Napoli o ad Ottaiano.

Se lo sapete, avvisatelo.

Se le notizie si avverano, penso a chiamar Mgr Bergamo [vescovo di Gaeta] che venga ad aiutarci in questo caso estremo.

Mandate da parte mia 12 carlini alle Cappuccinelle, acciò facciano un'altra novena alla Madonna colla litania ogni giorno.

Vedete se, nel caso disperato, Vivenzio per mezzo del fratello [medico della famiglia reale] potesse impegnar la Regina.

Sento che Lione1 ha avuta qualche discettazione con Celano per la nostra dottrina; ma mi maraviglio come Celano non abbia risposto, esser vero ch'io, quando fui giovine, tenni qualche dottrina benigna, ma poi mi son rivocato da molti anni, e mi


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son dichiarato probabiliorista,1 e di ciò ne ho scritto più libri, dopo essermi rivocato; ma sento che Celano non ha risposto così a Lione, come già rispose Vivenzio a Tanucci, il quale replicò: dunque l'hanno fatto rivocare.

Sarebbe bene che Celano, quando viene l'occasione, pubblicasse questa mia rivocazione; ché l'ho fatta non già per la causa, ma perché così la sentiva in coscienza, e perciò l'ho scritto in più libri che ho fatti dopo; altrimenti non mi sarei rivocato mai, rivocandomi contra la mia coscienza.

Non vi scordate di avvertire ciò a Celano; perché facilmente gli accaderà di sentir parlare di nuovo della mia mala dottrina, e se ne vogliono giuramento di questa mia sentenza, son pronto a farlo.

Sento che la principessa di Cariati potrebbe molto presso la Regina, essendo aia delle sue figlie. Informatevi di qualche mezzo che si potesse avere presso Cariati.

Io avrei molte cose da scrivervi circa il nostro affare; ma la mente ora mi sta confusa. Vi scriverò sabato per il corriero, e vi benedico.

Fratello ALFONSO MARIA

[P. S.] Mi avete scritto per Filingeri.2 Io sto confuso e non so che mi dire, tanto più che ho scrupolo di rallegrarmi della sua esaltazione; perché non me ne rallegro, mentre non lo stimo per un soggetto che molto possa giovare alla diocesi di Napoli. Onde vi mando un foglio firmato, e prego V. R. a far [la lettera] come meglio vi pare, e poi sarebbe bene che V. R. gliela portasse da parte mia.

Sarebbe bene ancora a trovare Monsignor [Matteo] Testa e dirgli l'ultima ruina in cui ci vediamo arrivati; almeno servirà per riceverne qualche consiglio. E se volete ch'io gli scriva acciò parli per noi a Tanucci, avvisatemi; ma frattanto potete dirgli che ora è tempo di aiutarci.

 


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Se si potesse trovar modo ora di far una nuova supplica al Re, che la causa si rimettesse alla Camera; ma mi pare ch'ogni supplica al presente sarà ributtata.

Del resto, parlatene cogli avvocati. Almeno potessimo presentare qualche dimanda per pigliar tempo; giacché sembra che i nemici si affrettano per vederci in tutto distrutti.

Ma ci è Dio, nel quale ancora conservo la confidenza ed in Maria Vergine, che può tutto appresso Dio.

Si mandano le figure ed un libretto per la sorella del Sig. Vivenzio.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Quali fossero queste notizie si rileva assai chiaramente da quanto si riferisce all'uopo dal Tannoia:

"Frattanto, cosi egli, gli avversari non trascuravano alcun mezzo, onde venire a capo de' loro disegni; e perciò, volendo dare alla radice, dirizzarono nuovamente i loro sforzi a denigrare la dottrina, tenuta da Alfonso e da' suoi. Son costoro, dicevan essi, gesuiti redivivi; i quali, ove non siano del tutto spiantati; rovinano certo la fede e i costumi. Tutto, per loro avviso, era lassismo, errore e veleno; tutto opposto al Vangelo, e tutto pregiudizievole alla Chiesa ed allo Stato... Il marchese Tanucci restava molto colpito dall'accusa, mossa contro le dottrine religiose di Alfonso.. e vedendo tante accuse contro la Congregazione, si pose in grave sospetto di ciò che fosse, e ordinò che la nostra causa dovesse discutersi, non già nella real Camera, ove era stata introdotta, ma bensì nella real, Giunta degli abusi.

Questa determinazione fu per li contradittori un novello trionfo, e per i nostri un nuovo motivo di scoramento."- Ed Alfonso, reso consapevole di quanto accadeva, rescrisse al P. Maione: Abbiamo ricevuto stamattina

le belle notizie, ecc.



1 Questi viene più volte menzionato nelle lettere sequenti; ma ora, come qui, col cognome Lione, ed ora Leone, de Leon, di Leon. Lo notiamo perché si eviti ogni scambio, trattandosi sempre della stessa persona.

1 Come si debba intendere questa parola probabiliorista, si vedrà in varie lettere della Corrispondenza speciale.



2 Serafino Filingeri, già arcivescovo di Palermo, fu promosso alla sede arcivescovile di Napoli il 29 di questo mese.






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