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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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819. AL MEDESIMO.

Timore del Santo per l'esistenza stessa della Congregazione, e mezzi per allontanare i pericoli, cagionati sempre dalla suddetta causa.

NOCERA, 26 GENNAIO 1776.

Io sto con una grand'apprensione che Dio ci voglia castigati e distrutti, mentre vedo che le cose vanno storte.

Il sincerare Tanucci del punto degli acquisti con evidenza, mi pare che debbasi, quanto più presto, battere e ribattere. Stando Tanucci coll'impressione di essere certo che noi abbiamo fatti acquisti contro il dispaccio del Re Cattolico, noi navighiamo con vento contrario; perché Tanucci sempre ci terrà per delinquenti: e così che bene possiamo sperare? Da questa sua mala impressione io penso che ci sieno venuti tanti dispacci contrari.

La disgrazia nostra è che solo i nemici hanno parlato contro di noi, e noi non abbiamo parlato ancora. Ecco che anche il presidente ci tiene rei per causa degl'acquisti, come ha detto al Cardinale; ed il povero Cardinale non sapeva che rispondere. Va attorno per aiutarci, e vuol parlare anche a Tanucci; ma bisogna informarlo di tutte le risposte generali e particolari. Io sto pronto a scrivere al confessore della Regina; ma bisogna aspettare che prima il Cardinale parli alla Regina.


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Volendosi aspettare la relazione di Leone, prima di parlarsi a Tanucci, io non voglio ostinarmi; ma non posso capire che, parlandosi a Tanucci prima della relazione, abbia da uscire dispaccio, come voi dite, che i tre ministri riferiscano unitamente, e che con ciò resti formata la Giunta.

Io non voglio ostinarmi, e cedo forzatamente; ma temo che frattanto non avvenga qualche altra ruina: quando che, se ora se gli parlasse, e si scorgesse che ciò a Tanucci facesse qualche impressione, Leone e N. N. potrebbero rimettere del loro furore. Io tremo che non si affatichi il demonio ad impedire questa parlata a Tanucci, acciocché le cose nostre vadano a ruina....

Vostra Riv. di nuovo mi ha scritto, che sarebbe buono che venissi io a parlare con Tanucci; ma ben sa che sono un cadavere. Nell'altra notte, stetti travagliato con asma di petto e col palpito, ma in modo che mi credeva di morire.

signore, io sono pronto a dare la vita, per non veder distrutta quest'opera di Dio; ma si tratta di pericolo evidente della vita. Per la mia venuta, vi dovrebbe esser una estrema necessità....

Sperava di venire a sollevarmi in Nocera; ma son venuto a provare in questa casa mille spine, che non mi lasciano riposare. Sempre sia benedetto Iddio!

Tengo le testa ruinata, e mi bisogna tener sempre vicino un panno bagnato per evitare qualche vertigine o mancamento di testa, per le tante lettere che ho da scrivere.

Dirà V. Riv. che sarebbe meglio che io non iscrivessi più lettere; ma che ho da fare? Mi ritrovo Superiore. Se non fossi Superiore, lascerei fare agli altri; ma trovandomi Superiore, mi viene lo scrupolo, se lascio di scrivere qualche lume che Dio mi : mentre Dio a' Superiori certi lumi che non agli altri; e questo pensiero mi fa scrivere tante lettere....

Tannoia, Vita del Santo, lib. IV. cap. 4 e 2.




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