Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 389 -


837. AI PADRI E FRATELLI DELLA CONGREGAZIONE DEL SSmo REDENTORE.

A mantenere il primiero fervore per le missioni nell'Istituto, mostra quanto può nuocere o giovare in tempo di esse.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[NOCERA, MESE DI NOVEMBRE 1776.]

Padri e Fratelli miei in Gesù Cristo, voi vedete il gran travaglio in cui siamo. Contraddetti ci vediamo da nemici così potenti, che, se Iddio non ci protegge, la Congregazione è distrutta.

Tutto è sforzo dell'inferno, che vuol vedere annientata questa grand'opera delle missioni, che troppo gli fa la guerra; ma tutto l'inferno non ci potrà nuocere, se noi saremo fedeli a Gesù Cristo. Questo è quello di che vi prego.

Essendo prossima l'uscita in missione, stimo prevenirvi con questi miei ricordi, così per vostro bene, come per vantaggio delle anime. Se noi custodiamo l'opera, l'opera custodirà noi.

Il Superiore delle missioni si destini dal Rettore della casa, quando egli stesso non ci andasse; e questi vi destini chiunque, senza badare a precedenza di anzianità.

Sia il primo, chi è Superiore, nell'osservanza della Regola; non iscelga per sé impieghi di maggior comparsa, ma quegli esercizî che più gli convengono; la mattina, sia il primo ad alzarsi; e fatta l'orazione, sia attento a sollecitare i Padri a portarsi unitamente in Chiesa; e con i soggetti usi tutta la carità e cordialità.


- 390 -


In ogni missione, si faccia il capitolo delle colpe. Punisca, chi è Superiore, i difetti notabili, anche con far ritirare in casa qualche soggetto manchevole. Sopra tutto, si puniscano i difetti di ubbidienza, e se ne dia relazione a me o al P. Vicario. Questi tali soggetti non aiutano, ma guastano le missioni.

In tempo delle missioni, novene, ed altri esercizî, non si facciano visite a donne, anche sotto qualunque pretesto di gloria di Dio; eccetto quella della padrona del luogo, che potrà visitarsi dal Superiore accompagnato con altro Padre.

I nostri confessori non si trattengano a parlare colle donne fuori del confessionale, se non fosse per rispondere a qualche breve dimanda; e molto meno parlino con queste da solo a solo, ritirati in casa. Portando l'urgenza di doversi trattare con alcuna, ciò non si faccia che in chiesa, ma con tutta decenza e decoro del soggetto.

Trattandosi di comporre qualche lite, non prendano a difendere alcuna delle parti, ma si dimostrino semplici mediatori. Essendovi ragione evidente per una parte, sia loro cura di bene esporla e di far conoscere la verità.

Così in missione come in casa, ognuno si astenga di assistere a testamenti, o a trattati di matrimoni, se non fosse per togliere qualche scandalo o altra occasione di peccato.

Essendovi in chiesa folla di gente, si procuri far confessare prima gli uomini e poi le donne; e ciò specialmente nelle domeniche e nelle feste di doppio precetto.

Voglio che nelle missioni non si ricevano, sotto qualunque pretesto, regali di telerie o di dolci, ancorché non se ne facesse uso nel tempo stesso della missione.

Si osservino le antiche costumanze circa la qualità de' cibi. Proibisco riceversi regali di uccelli, polli, pesce di prezzo e simili, come altresì ogni lavoro di pasta, ancorché ne fossero premurati da persone di soggezione.

Si fa più profitto coll'esempio e coll'esatta osservanza di siffatte cose, che colla medesima predicazione.


- 391 -


Parimente non si ricevano le spese dalle università, né pranzi da' parrochi, né da qualunque personaggio ecclesiastico o secolare. Solo al vescovo, se per una sola volta invitasse a pranzo, si ubbidisca.

A tavola, non si facciano servire da persone del paese, e molto meno ve le lascino intervenire, se non fosse qualche speciale benefattore o persona di alto riguardo; ed allora si legga a tavola, ancorché fosse comunione generale.

Si astenga ognuno dal ricercare a tavola cosa particolare. Questo sarebbe un grande scandalo; poiché spetta al Superiore aver riguardo a' bisogni di ognuno.

Nel predicare o istruire, si parli sempre con rispetto di tutti, specialmente degli ecclesiastici e gentiluomini. Sempreché un prete cerca di confessarsi, si lasci tutto e si soddisfaccia.

Stieno attenti i Superiori in far predicare alla semplice, senza tuono, senza frasche e senza parole sonanti. Correggano e puniscano quei che in ciò mancano; e non vedendosi emenda, si tolgano i colpevoli dalla predica, anche nel mezzo della missione. La semplicità è quella che finora ha fatto riuscire le nostre missioni. Chi pretendesse e si mettesse avanti per qualche esercizio, se gli neghi, e si abbia ciò per uno scandalo. Chi pretende non farà mai frutto; perché Dio non concorre colla superbia. In missione non si ha da uscire per predicare e per comparire, ma solo per ubbidire a' Superiori e per acquistare anime a Gesù Cristo.

Ogni mese, in missione, ognuno faccia un giorno o due di ritiramento, come per lo passato si è praticato.

E non conviene che tutti i sacerdoti delle case escano in missione, ma bisogna scegliere i soggetti. Si legga in ciò il regolamento, da me fatto su questo particolare.

Finalmente, per quanto posso, raccomando questa opera delle missioni a chiunque sarà per presedere. Si stia attento da tutti a quanto ho detto, e si osservi ogni altra antica costumanza. Meglio è lasciarsi le missioni, che farle con detrimento del proprio spirito e con poca edificazione degli altri.


- 392 -


Ricordo a tutti, specialmente a' Rettori, che si osservi appuntino quanto dalla Maestà del Re Cattolico, nel 1752, fu prescritto con suo real dispaccio. Si persuada ognuno, che chi resiste a' comandi del Principe, si oppone alla volontà del medesimo Iddio.

Incarico la coscienza de' Rettori per l'esatto adempimento de' giorni dieci di esercizî, da farsi da ciascun soggetto ogni anno, a tenore della Regola; e che si faccian prima di uscirsi in missione. Non si permetta farli smezzati [interrottamente], se non per causa evidentemente necessaria; perché la Regola li vuole continuati.

Se non si acquista spirito per sé, non si può comunicare ad altri; e perciò anche ognuno, standosi in casa, faccia il giorno di ritiro in ogni mese. Taluni dicono che patiscono d'ipocondria. I flati passano, trattandosi con Dio. Anche raccomando il ritiro a' Fratelli, i quali ne hanno maggior bisogno, perché distratti tra le faccende domestiche.

In casa, che non manchi il zelatore, secondo l'antica costumanza, e sia un soggetto avanzato di età e prudente; ed ogni lunedì si facciano le colpe. Se in questo si manca, mi si dia avviso dall'ammonitore.

Proibisco il potersi conservare dai soggetti presso di loro, come cose proprie, biancherie, tabacco, dolci o altra cosa, sotto qualunque pretesto. Io ho giuramento di non permetterlo, come sapete: sicché tutto ciò che diretto viene a' soggetti, tutto si consegni al Rettore o a' Superiori delle missioni; ed ogni Rettore si faccia carico del giuramento, che da esso si è preso, entrando nell'officio. Questo giuramento mantiene la povertà e conserva la vita comune.

I Rettori stiano attenti a non tener troppo impiegati i soggetti con tante novene, tridui e simili. Lo star molto fuori di casa porta dissipamento di spirito e detrimento nella sanità.

Mandandosi i soggetti fuori di casa, avvertano i Rettori a provvederli di tutto ciò che loro è necessario, ed inculchino a' soggetti che, essendo fuori, non si procurino cose nuove; e


- 393 -


tanto meno, se di costo. Così voglio che si assegnino i luoghi ove hanno da fermarsi la mattina, e specialmente la sera; acciocché i soggetti non vadano girando e pernottando a proprio genio.

Ogni mese, si esiga senza meno il conto di coscienza, e in ciò sieno attenti i Rettori, perché questa regola poco si osserva. Voglio che in questo gli ammonitori ci badino e, non praticandosi, lo scrivano a me.

I Superiori delle case, ove vi sono chierici, non distraggano questi dallo studio, con mandarli fuori per qualche esercizio di predicazione.

Dovendo pigliar la confessione qualche sacerdote novello, non si abiliti né si presenti al vescovo, senza darsene parte a me. Prima voglio esaminarlo io, o farlo esaminare per mezzo di altri; e trovatolo abile, permetterò che si esponga al vescovo diocesano.

Non si lascino, prima de' 30 anni, confessar donne a chi non ha già questo permesso; e ciò vale anche per le missioni. E così proibisco mandarsi i soggetti a confessar monache di monasteri, senza mia espressa licenza. Sieno in questo i Rettori molto parchi; e anche quelli che sono da me approvati, non li mandino che di raro.

Ogni mese si tenga la consulta secondo la Regola, e si dia conto dell'esito ed introito che si è fatto in casa. In questo non si manchi, né si dia motivo di lagnanza a' particolari soggetti.

Esorto che non si facciano spese capricciose, né si permetta di farle a' particolari soggetti. Anche nelle spese necessarie, qualora eccedano i ducati dieci, o occorra replicarle, le medesime si propongano alla consulta; e questa non assentendo, debbono i Rettori in ogni conto astenersene. Occorrendo, si chiamino anche altri Padri anziani e, col sentimento di questi, o si conchiuda, o si escluda la spesa.

· Non si dia licenza a' particolari individui, senza precisa necessità, di portarsi in Napoli o in altri luoghi, e molto meno


- 394 -


nelle proprie case. Occorrendo qualche urgente affare, che soffra dilazione di più di otto giorni, me lo comunichino per lettera; ché, a proporzione dell'urgenza, determinerò il tempo che potranno trattenervisi. Vedesi, coll'esperienza, che la dissipazione dello spirito ordinariamente non nasce che dalla poca ritiratezza e dagli intrighi negli affari temporali. Questi sono propri de' secolari, e non già degli ecclesiastici.

Avvertano tutti, ritrovandosi in Napoli, di non restarsi la sera a dormire fuori del nostro ospizio. Anche la mattina non si pranzi in casa d'altri, senza saputa del Padre più anziano.

Ognuno procuri di ritrovarsi in casa la sera, prima delle venti quattro; né si lasci nell'ospizio, ogni sera, mezz'ora di orazione in comune.

Per l'esame de' giovani da riceversi, si sono stabiliti due tempi dell'anno: cioè giugno e settembre; ma avvertasi dai Rettori a non mandarli da me, se non hanno l'abilità conveniente ed ogni requisito necessario.

Ingiungo finalmente a tutti i Superiori delle case e delle missioni d'invigilare sopra la condotta de' soggetti, acciocché vivano con tutta esemplarità e osservino esattamente, non solo le Regole, ma altresì tutte le nostre pie antiche costumanze.

In caso d'inosservanza (intendo in cosa notabile), corretto il soggetto e non emendato, se ne dia a me l'avviso, affinché io vi possa remediare.

A me fanno spavento più i difettosi che tutte le persecuzioni.

E prego tutti questi tali a temere che, siccome il Signore fra poco tempo ne ha discacciato più di uno, così non ne discacci anch'essi.

Io amo tutti; ma i difettosi che non vogliono emendarsi non posso sopportarli. Lo scrupolo resterebbe a me, ed io non posso dannarmi per veruno.

Questa carta voglio si legga in capitolo, innanzi a tutti i soggetti della casa, acciocché ognuno attenda al suo dovere. Si conservi, e si legga anche ogn'anno nel mese di ottobre prima di uscirsi in missione.

Tannoia, nella Vita del Santo, lib. IV. cap. 6.




Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos