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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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837. AL P. D. PIETRO PAOLO BLASUCCI, IN FROSINONE.

Gli parla della caduta del Tanucci, di missioni, e di altre cose riguardanti i Padri e le case dello Stato Pontificio.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, li 4 NOVEMBRE 1776.

Essendo avvenuto in Napoli un fatto molto strepitoso, voglio farvene informato intieramente.

Il nostro Re, per ordine di suo padre il Re Cattolico venuto sabato a' 26 di ottobre, nel giorno seguente de' 27 mandò ad avvisare il marchese Tanucci del contenuto dell'ordine di Spagna.

Il dispaccio mandato a Tanucci, noi non lo sappiamo; solo sappiamo quel che contiene il dispaccio mandato al Sig. marchese della Sambuca, figlio di Camporeale; e di questo ne ho avuta la copia. Il dispaccio dice così:

" Avendo il Re trovato, nella persona di V. Ecc., tutti i requisiti (tralascio alcune parole superflue) di saviezza per gl'impieghi di Stato, come ne ha data la pruova nel disimpegno del suo ministero, l'ha cercato per suo consigliere di Stato, conferendole nel tempo stesso la segretarìa di Stato e di Casa reale, la sopra intendenza delle poste, i beni allodiali, la Giunta degli abusi e l'azienda gesuitica, che sono state esercitate sinora dal Sig. marchese Tanucci, con tutti i soldi corrispondenti. Si sono dati gli ordini al Sig. marchese Tanucci di consegnare a V. Ecc. tutto ciò che appartiene al suo dipartimento. - Napoli, 26 ottobre 1776.- Carlo de Marco."

Il Sig. principe di Camporeale poi, nello stesso tempo, ha ricevuto un altro dispaccio, dove il Re gli dice che, a riguardo della sua età avanzata, lo dispensa d'intervenire al consiglio di Stato; ma, per li suoi servigi, gli la gratificazione, cioè il soldo di consigliere di Stato sino che viverà.

Questa cosa molto ha dispiaciuto al Principe; ma si consola coll'esaltazione del figlio.


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Dicono che il colpo per Tanucci è venuto da Vienna e da Roma, ed anche da Francia. Così va il mondo.

Il Sig. Tanucci è restato consigliere di Stato e sovra intendente degli affari esteri; ma ora sento che gli affari esteri anche saranno commessi a Sambuca.

Pensate in qual confusione di cose sta tutta Napoli. Faccia Dio la maggior gloria sua!

Ora leggo un'altra sua, cioè la terza lettera senza data, per cui resto inteso di tutto; né io le mando alcuna istruzione circa le cose di costà: perché stanno in mano di V. R. che ha prudenza per tutti.

Mi dispiace sentire che il P. Criscuoli non sia arrivato ancora: è segno che sarà restato malato a qualche luogo del cammino; mentre saranno tre settimane ch'è partito da qui.

Vi prego di avvisare a' Padri di Scifelli che, se mai capitano ivi per caso i missionanti Passionisti, facciano loro tutte le cortesie.

Scriverò al P. Lauria e gli raccomanderò le missioni di colà [della Sicilia.]

Mi consolo che il P. Leggio sta quieto e contento; ed io lo benedico con modo speciale.

E più mi consolo che costà, nel povero tugurio della vostra casetta, si osservano tutti gli atti comuni della Regola. Buon segno! All'incontro qui, in Regno, mi pena che non si vive coll'osservanza primiera, ma spero di vederla rinnovata [prima] che mi venga la morte.

Io poi, in quanto alla sanità, posso asserire che sto meglio di salute, ora agli anni 81, che non istavo dieci anni sono.

La causa nostra sta nello stesso piede; ma colla presente mutazione di governo sta molto accresciuta di buona speranza di pace.

Al presente, i nostri Padri fanno la missione a Caserta, con tanto gradimento del vescovo Mgr Filomarino, il quale ha detto che vuol procurare anche una nostra casa in Caserta; ma questi son belli pensieri: basta. Ci ha ben raccomandati


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a D. Carlo de Marco e ci raccomanderà anche al Re, o almeno al nuovo primo ministro che tutti, alli 7, sarano a Caserta. Faccia Dio!

Aspetto, fra giorni, il canonico Roberto che mi porti soccorso; e V. R. mi avvisi quando vuole soccorso, perché il cuore mio sta a Frosinone.

Per le missioni vostre, sarà facile che avrete chiamata ai paesi di Sora. Intesi, tempo fa, che a S. Germano voleano missioni. Il P. [de] Paola ne sta inteso.

Io penso che sarebbe gloria di Dio fare qualche manifattura prudente coll'Abate di Monte Casino, il quale avea detto che desiderava le nostre missioni, sempreché noi avessimo voluto andarci. Dico gloria di Dio; perché quei paesi sono bisognosissimi di aiuti spirituali. Onde non avrei difficoltà di farvi fare qualche missione, anche tutte a spese nostre, e vi manderei io il soccorso che vi bisogna.

Per l'affare poi del Sig. abate Eugenio, sarà spediente, finita la villeggiatura, andare alcuno di voi, e forse anche V. R. accompagnato con un altro Padre, a parlargli in Roma a tempo opportuno. V. R. poi ci pensi e risolva quel che meglio le pare.

Del resto, le cose di Frosinone sembrano bastantemente per ora aggiustate; e col tempo, e specialmente colla venuta del vescovo, meglio si aggiusteranno.

Mi parrebbe cosa giovevole di far fare una novena, colle prediche della Madonna, nella festa della Presentazione; ed almeno poi direi che non si lasciasse di far la novena di Natale, colle prediche e coll'esposizione del Sacramento. Son cose che molto infervorano la divozione e guadagnano anche le persone indevote.

Ma tutto rimetto alla vostra prudenza, che benedico con tutti i compagni.

Di V. R.

Fratello ALFONSO MARIA.

Conforme all'originale che si conserva nei nostro collegio di Dongen in Olanda.




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