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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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889. AL SIG. ABATE CLAUDIO FRANCESCO NONNOTTE, A BESANZONE IN FRANCIA.

Gli dimostra la somma sua gioia per la confutazione fatta degli errori di Voltaire, come la migliore fra tutte; ne loda l'ottimo spirito; promette di procurargli il favore di un Breve Pontificio, e, colla più grande espansione di cuore, lo anima a seguitare innanzi nella santa opera.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[NOCERA, MESE DI MARZO 1778.]

Illmo e Rmo Sig. Sig. Pne colmo.

Io che a voi scrivo sono un vescovo del regno di Napoli, vecchio in età di anni 82, il quale, così per la vecchiezza come per la mala sanità, ho rinunciato il vescovato, ed ora vivo ritirato in una casa della nostra Congregazione, dove l'unico sollievo che trovo, in questi ultimi giorni di mia vita, è nel leggere le sue eccellenti opere contra Voltaire; e ringrazio Dio che mi ha riservato sino a farmi avere la sorte di leggere queste vostre opere, che sempre le tengo innanzi e le chiamo libri d'oro; mentre, in ogni capo che leggo, trovo un dotto trattato circa le principali massime della Fede, colle risposte tutte convenienti e chiare contra gl'infami libri di Voltaire e di altri suoi compagni, pieni di eresie, di menzogne e di confusioni.

Io vorrei che l'opera sua contra gli Errori di Voltaire, e maggiormente la seconda, più eccellente, contra il Dizionario filosofico fosse stampata in tutte le lingue, acciocché fosse letta per tutto il mondo cristiano.

Intanto ho procurato di farla comprare a quanti ho potuto; ed avendo mandata una mia operetta, appartenente alle missioni, a tutti i Superiori delle Congregazioni de' missionarî che sono in Napoli, ho scritto loro che esortassero tutti a comprarsi le opere vostre; ed avendo letto il Breve del Pontefice Clemente XIII, che molto loda l'opera vostra contra gli Errori di Voltaire, sto aspettando l'occasione opportuna di scrivere al presente Pontefice Pio VI, per supplicarlo a mandarle un altro


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Breve, in lode dell'opera fatta contro il Dizionario filosofico, la quale è piena di ottime notizie e di ottime confutazioni del nominato pestilente Dizionario.

Io le ho scritta questa mia, non già per fare intendere la stima che tengo delle sue opere, mentre le medesime non han bisogno de' miei encomi, vedendole con molto mio piacere approvate da tutti i dotti; ma le ho scritto acciocché, venendo l'occasione di rispondere a qualche altra opera infetta di questi moderni filosofi e partigiani del demonio, non tralasci risponderci; poiché il Signore (come vedo) vi ha dotato di un talento mirabile per rispondere a questi infami libri, degni solo del fuoco, che non cessano ogni giorno di uscir fuori in danno della povera gioventù.

Io ho letti molti altri libri contra cotesti increduli; ma dico la verità, non ho letto opere che con tanta distinzione e tanta chiarezza confutino gli errori che vanno in giro.

Resto finalmente raccomandandomi alle sue orazioni, mentr'io non lascio di pregare il Signore di rimunerarla per questi suoi libri fatti a beneficio della nostra Fede; ed intanto mi sottoscrivo suo

Umo ed affmo servo, ecc.1

Conforme all'edizione romana.




1 Il Nonnotte, edificato e commosso da una lettera piena di tanto zelo e benevolenza, rispose con sentimenti di sì grande ammirazione e gratitudine, che noi stimiamo pregio dell'opera riprodurre per intiero la sua risposta, quale nel Tannoia, tradotta dal latino, si legge così:

" Claudio Francesco Nonnotte, prete Bisontino, saluta il Reverendissimo in Cristo Padre Signor D. Alfonso de' Liguori, Vescovo e Rettore Maggiore della Congregazione dei SSmo Redentore.

"Non saprei dire se si ritrova persona, che abbia provato un piacere più dilettante e più giocondo di quello che io, Reverendissimo Padre in Cristo, ho provato nel leggere la vostra lettera; perocché ella è talmente ripiena di amore e di benevolenza, e spira un tal amore verso tutte le virtù e la religione, che a me sembra essere stata scritta da angelica e non da umana penna. Non essendo io solito valutare veruna cosa, se non secondo la estimazione divina, è incredibile il piacere che provo quando mi tocca in sorte ritrovar persone, la cui saviezza non si occupa d'altro che delle divine cose, e che, mostrandosi superiori alle più gran dignità, lasciano in dubbio, se sieno essi maggiori per le chiarissime doti del loro ingegno, o per lo splendore delle loro virtù. Più e più volte sono andato in traccia di siffatte persone, ma non mi è per anche riuscito trovarne una. Finalmente dalla vostra lettera ho rilevato esserne una in Napoli, la quale, per verità, non mi sarebbe possibile esprimere con parole quanto sia da me stimata, e con quale amore io le sia addetto ed obbligato.

Tutti coloro che hanno letta la vostra egregia e celebratissima opera della Teologia Morale, meco si congratulano, per aver io ricevute lettere tanto onorevoli da un prelato dottissimo e savissimo: ed io a vicenda mi congratulo con me stesso, perché le mie opere vengono approvate del purgatissimo giudizio di un prelato sì grande. Quando poi lessi l'amichevole vostro giudizio intorno a' miei scritti e l'elogio che ne fate, ben compresi che voi siete un prelato non meno savissimo, che amantissimo della religione. Ma tosto mi si è presentato alla memoria quel detto del Salvatore ai suoi discepoli, che ritornavano dall'evangelica loro missione: In hoc nolite gaudere, quia spiritus vobis subjiciuntur : gaudete autem, quia nomina vestra scripta sunt in coelis.

Ho poi sentito con mio sommo piacere, che avete risoluto di umiliare una supplica al Sommo Pontefice, pregandolo che si degnasse di commendare il mio Dizionario, siccome Clemente XIII commendò il libro da me scritto ed intitolato: Degli errori di Voltaire. Questo appunto era ciò che da me grandemente bramavasi; e per questo stesso motivo io gli aveva mandato i miei libri molto elegantemente legati, e adorni di vesti tali, che meritar potessero l'onore di passare nelle mani del S. Padre; ma non ho ricevuto veruna risposta, benché dal Cardinale Pallavicino, a cui aveva scritto, mi è stato rescritto, averli esso ricapitati in mano di Pio VI. Crederò adunque, essere stata la mia opera disprezzata da un Pontefice così grande, o esser io per qualche motivo rimasto deluso ed ingannato? Questo, dottissimo prelato, io lo lascio alla vostra decisione.

Voi poscia amorevolmente m'esortate che, vedendo sorgere qualche nuovo errore della setta infernale di cotesti filosofanti, io, secondo il mio costume, lo combatta e l'atterri. Quanto desiderate e quanto m'insinuate, abbiatelo per compito, non che intrapreso. Anzi molte altre opere avrei io pubblicate, se non mi fossero mancati i sussidi convenienti e necessari. Ciò non ostante ho scritto il terzo volume degli Errori di Voltaire, intitolato L'Esprit de Voltaire dans ses écrits; ed in questo, intendo far vedere che, fintanto che le opere di Voltaire gireranno per le mani de' nostri giovani, non è da aspettarsi mai che possa, presso di noi, rimettersi in piede l'ossequio e l'amore verso la Religione.

Avrei molto a caro che questa mia opera si stampasse in Parigi, ma sarebbe necessario che approvata fosse da qualcheduno de' regi revisori. Ora è talmente folle l'ammirazione che i nostri hanno per Voltaire, o pure è così grande il timore che hanno concepito di quel mordacissimo uomo, che a me non riesce ritrovare un censore benevolo; ché anzi dall'istesso arcivescovo di Parigi mi è stato risposto che non ritroverò giammai un censore di questa fatta. Cosa veramente da far tutta la meraviglia! Sarò forse nella necessità di far dare alle stampe, presso gli eretici di Ginevra, un libro da me scritto in difesa della Religione, non essendovi fra' cattolici chi ciò osi. Oh! qui sì, mi sia permesso di esclamare con Tullio: O tempora, o mores!

Sono a un di presso 20 anni che di continuo sono occupato nelle battaglie del Signore, senza aver mai ricevuto verun soccorso umano, ed essendo stato più tosto caricato dagli empi di molti oltraggi e calunnie. Io però, pieno di fidanza in Dio, non mi abbatto di spirito, anzi sento crescere in me il coraggio, non potendomisi offerire miglior tenzone di questa. La vostra lettera bensì hammi aggiunto nuovi stimoli; perché non solo spira zelo verso la Religione, ma ancora una dolcissima carità, per la quale preghiamo grandemente Iddio che restiamo congiunti nella patria celeste, come ci ha congiunti in questo esilio della terra. Addio.






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