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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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920. AI PADRI DELLA CASA DI CIORANI.

Dà ordine che si proceda ad una demolizione di fabbrica, per la quale i Padri di quella casa erano divisi in contrari pareri, e coglie così occasione di parlare della virtù della santa obbedienza.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[NOCERA, OTTOBRE 1779.]

Fratelli miei, io temo che, dopo tanti dibattimenti sovra la fabbrica della cupola [della chiesa], alcuni di voi ora si rallegrino per aver guadagnato il punto di abbattersi la cupola. Ma io desidero che vi rallegriate per veder preferita l'ubbidienza.

Io, sino ad oggi, sono stato sospeso sul punto se la cupola doveva abbattersi; ma oggi finalmente, avendo meglio considerato il tutto, ho deliberato co' miei Consultori che la cupola si abbatta.

Onde, ancorché voi altri stati foste di contrario parere, la cupola già si abbatterebbe; senza tanti vostri sforzi, tante lettere e tante fatiche, acciocché la cupola si abbattesse. Perciò io temeva che, se Dio non m'avesse fatto conoscere che la cupola si dovea abbattere, temeva dico, che restava presso di voi abbattuta l'ubbidienza, ed in conseguenza abbattuta la Congregazione.

Ricordo che il Re ultimamente, ne' suoi dispacci, mi ha dichiarato capo e Rettore Maggiore della Congregazione: e pertanto, da oggi avanti, sappiate che il giudizio del Rettor Maggiore nelle cose gravi, dopo ch'egli avrà esatto il parere della maggior parte o più sana parte de' Consultori, deve prevalere a tutti i vostri privati pareri; altrimenti voi sareste tutti Rettori Maggiori, e la Congregazione (perduta l'ubbidienza) non più potrebbe sussistere.

Ho voluto notar tutto ciò per far sapere che, da oggi avanti, esigerò stretto conto di quei Padri che, sapendo qualche determinazione


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fatta da me prudentemente col consiglio degli altri Padri, vi si oppongono e non vogliono ubbidire, contra la volontà dello stesso Monarca, il quale vuole ch'io regga questa Congregazione.

La nostra vocazione è per coloro che vogliono farsi santi, e vogliono essere tutti di Dio. Quelli che vogliono vivere alquanto attaccati a sé stessi, facilmente la perderanno.

Io continuamente prego per me e per tutti i miei Fratelli, acciocché Iddio ci faccia tutti suoi.

Ben molti e la maggior parte de' nostri, come spero, camminano diritto, col pensiero di piacere solo a Dio, e procurano di essere esatti nell'ubbidienza, ch'è la virtù più necessaria, vivendo in Congregazione; ma non tutti camminano così.

Alcuni sfuggono di chiedere le cose che bramano, per timore che non siano loro negate; e perciò vivono inquieti ed imperfetti.

Io confesso la mia debolezza, di aver trascurato di correggere alcuno per non dargli pena; ma da ogg'innanzi non lascerò di correggere, specialmente i difetti di ubbidienza che verranno a mia cognizione.

E quando vedrò alcun soggetto su questa materia molto mancante, non lascerò di scacciarlo dalla Congregazione, secondo la facoltà che me ne ha data il nostro Sovrano, il quale, nel dispaccio segnato il 21 agosto del 1779, dice che i soggetti, che si rendono inutili e non idonei al loro ministero di aiutare le anime, sieno rigettati dalla Congregazione. E specialmente si renderanno inutili e non idonei quelli che non ubbidiscono al Rettor Maggiore, posto da S. Maestà a dirigere la Congregazione.

Chi vuol perseverare nel servizio di Dio e farsi santo, bisogna che attenda a piacere solo a Dio.

Io, Fr. Francesco Antonio Romito, attesto come ho scritto questo, dettante il nostro Padre, Monsignor de' Liguori.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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