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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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932. AL MEDESIMO.

Sollecitudine del Santo per riparare al male del nuovo Regolamento, ed impedirne gli effetti fatali per la Congregazione.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 13 MARZO 1780.

Don Bartolomeo mio, V. R. già vede che la nostra Congregazione sta per distruggersi; onde bisogna che V. R. l'aiuti, come meglio può.

Le mando questa mia supplica al marchese de Marco, e le mando ancora la lettera che fo al marchese de Marco, la quale bisogna che gliela porti V. R., e l'informi di tutto.

Bisogna parlar chiaro; altrimenti il P. Maione lavorerà sotto acqua.

Bisogna fargli sapere ch'esso P. Maione, per trovarsi fatto Consultore, ha voluto avvantaggiare le facoltà de' Consultori, ed ha dirupate le facoltà del Rettore Maggiore in mille cose; in modo che ora i miei compagni non mi portano più rispetto, vedendomi così disprezzato.


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Bisogna che un giorno di questi, quanto più presto, parli al detto marchese, e gli dica ch'io non sono scimunito, come gli dirà il P. Maione; ancora mi aiuta il cervello, ma esso Padre tira a farmelo perdere.

Le mando ancora questa supplica al Re, a cui l'avrà da presentare il marchese de Marco.

Non vi scordate poi portare questa mia al Cappellano Maggiore, e dirgli tutto.

La benedico e resto

Di V. R.

Fratello ALFONSO MARIA,

Rettore Maggiore.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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