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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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957. AL P. D. FRANCESCO ANTONIO DE PAOLA, PRESIDENTE DELLE CASE NELLO STATO PONTIFICIO.1  

Si rallegra dello stato della Congregazione negli Stati del Papa e lo impegna, quale Presidente deputato ivi dallo stesso Pontefice, a volerlo giustificare presso il medesimo per l'accettazione del Regolamento e per la riunione delle case del Regno, nel miglior modo possibile.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 8 OTTOBRE 1780.

Don Francesco mio, ieri l'altro intesi leggere la lettera vostra, scritta al P. Ficocelli.

Per grazia di Dio, io tengo il cervello giusto: onde mi rallegro


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che vi siate arrecati sotto la potestà del Papa, e che V. R. siane fatto luogotenente; di più mi rallegro della missione di Velletri. Tutto va bene, e tutto dovevate accettare, essendo volontà del Papa.

Il Papa mi avrà incolpato, per avere io accettato il Regolamento del Re; ma se mai avete modo di fargli sapere, per qualche amico che, se esso Papa sapesse che siamo stati in pericolo di perder tutto se io non avessi accettato il Regolamento, certamente non mi condannerebbe.

Io spero appresso, quando sarà tempo, di fargli sapere il tutto, e supplicarlo della grazia che spero; mentre non mi


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sono scordato dell'affetto che ha avuto verso me miserabile, ed io spero vivere e morire servo suo fedelissimo e della Chiesa.

Prego V. R. a trovare qualche persona che faccia questa parte mia presso del Papa; mentre per ora non posso scrivergli, e bisogna che mi rassegni alla volontà di Dio in tanti disturbi in cui mi son trovato.

Tutti voi di costà non vi scordate di raccomandarmi alla messa, per la morte che mi sta vicina.

Ognuno di voi, io l'ho amato assai. Il Signore ha voluto questa divisione: sia sempre adorata la sua santa volontà!

Se qualche volta mi potete scrivere per farmi sapere i vostri progressi, l'avrei a caro. Gesù e Maria benedicano tutti voi! e pregateli per me.

Se per l'avvenire potete raccomandare la riunione, l'avrei a caro; almeno spero di ottenere per l'avvenire che, quando noi abbiamo bisogno di aiuto e quando voi altri avrete bisogno di noi, ci possiamo aiutare gli uni gli altri, solo per la


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gloria di Dio e bene delle anime, non già per interessi particolari.

Viva Gesù e Maria! Ora vi benedice il Papa in luogo mio.

Fratello ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, vescovo.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Il 22 settembre la Santità di Nostro Signore, volendo provvedere di legittimo Superiore le case della Congregazione del SSmo Redentore di "cotesta diocesi (di Benevento) e della diocesi di Veroli, nell'udienza accordata all'infrascritto Monsignor Segretario della Congregazione de' "Vescovi e Regolari, si è benignamente degnata deputare in Presidente "delle medesime, a beneplacito della S. Santità, il P. D. Francesco de Paola, attual Superiore della casa di Frosinone, diocesi di Veroli, del medesimo Istituto,.... in luogo di quelli che, essendo Superiori Maggiori di detta Congregazione, hanno coi loro seguaci adottato un nuovo sistema essenzialmente diverso, con la deserzione dall'Istituto professato, e cessato con ciò di esser membri di detta Congregazione e di godere di tutte le prerogative e grazie, alla medesima concedute dalla S. Sede... Così Pio VI nell'anno 1780, per organo della suddetta Congregazione; ma sedici anni più tardi, trattandosi della Beatificazione di Alfonso, lo stesso Pontefice fece pubblicare il seguente Breve, in cui si attesta così l'innocenza di lui:

Pius P P. VI.

Ad futuram rei memoriam. Nuper, in particulari Congregatione Sacrorum Rituum a nobis destinata, disceptatum est, referente V. Fratre Nostro Joanne episcopo Sabinen. Cardinali Archinto nuncupato, eidem Congregationi Praefecto, an,quae Servo Dei Alphonso Mariae de Ligorio, Fundatori Congregationis Sanctissimi Redemptoris vocitatae, et Episcopo olim Sanctae Agathae Gothorum objiciuntur circa immutationem Regularum suae ipsius Congregationis, obstent signaturae commissionis, vel ulteriori progressui causae super dubio virtutum in casu, et ad effectum de quo agitur. Itaque, audito dilecto Filio Magistro Hieronymo Napulionio, Fidei Promotore, visisque juribus ex utraque parte adlatis, rescribendum illa censuit: Negative in omnibus, atque esse imponendum perpetuum silentium, ita ut nec Fidei Promotor, nec ullus alius in causa suffragaturus,in ulteriori causae examine, supradicto obstativo ullatenus uti possit. Quod quidem Decretum jam antea Nobis probatum, cum dilecti Filii, Superior nunc Generalis commemoratae Congregationis, ac Josephus Cajetanus Cardone sacerdos, ejus sodalis et causae ipsius Servi Dei Postulator, vehementer cupiant enixeque rogent, ratum ut illud a Nobis haberi apertius etiam profiteamur, eo id libentius facimus eorumque precibus annuendum ducimus, quod memoria tenemus pietatem singularem, et observantiam Servi Dei erga hanc Sanctam Apostolicam Sedem voce saepe, rebus gestis et scriptis ab Ipso testatam. Itaque Decretum illud ab praedicta Sacrorum Rituum Congregatione editum, Apostolica Nostra auctoritate, tenore praesentium Litterarum, iterum adprobamus et confirmamus, illique Apostolicae firmitatis robur adjicimus. Decernentes, has Litteras firmas, validas et efficaces existere ac fore, suosque plenarios et integros effectus sortiri et obtinere, ac illis ad quos spectant et pro tempore quandocumque spectabunt, in omnibus et per omnia plenissime suffragari, et ab eis respective inviolabiliter observari, sicque in praemissis per quoscumque judices ordinarios et delegatos, etiam causarum Palatii Apostolici Auditores et Sanctae Sedis Nuncios, sublata eis et eorum cuilibet quavis aliter judicandi et interpretandi facultate et aucoritate, judicari et definiri debere, ac irritum et inane si secus super his a quocumque quavis auctoritate scienter, vel ignoranter contigerit attentari. Non obstantibus Constitutionibus et Ordinationibus Apostolicis caeterisque contrariis quibuscumque. Volumus autem, ut harum litterarum exemplis, etiam impressis, manu alicujus notarii publici subscriptis, et sigillo personae alicujus in dignitate ecclesiastica constitutae munitis, eadem omnino fides in judicio et extra illud adhibeatur, quae ipsis originalibus adhiberetur, si forent exhibitae vel ostensae.

Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub annulo Piscatoris, die XXIX aprilis MDCCXCVI, Pontificatus Nostri anno XXII.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.






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