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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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966. AL P. D. FRANCESCO ANTONIO DE PAOLA, PRESIDENTE DELLE CASE NELLO STATO PONTIFICIO.

Torna a proporgli l'unico progetto possibile per non perdere la Congregazione nel Regno, e lo prega ad ottenere la Pontificia approvazione.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA DE PAGANI, 25 NOVEMBRE 1780.

Ho ricevuto la vostra, e vi compatisco; perché le cose sono contraddittorie dal principio in cui si formò la Congregazione, mentre il Papa l'approvò d'una maniera, ed il Re in tal modo non l'ha voluto mai approvare.


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Onde bisogna procurare qualche rimedio, non dal Re (perché il Re non si rimuove mai dal suo sistema) ma dal Papa che trovasse, per mezzo della sua potestà suprema, un modo che noi non possiamo mai mai trovare.

L'unico modo che potrebbe sperarsi è: che il Papa si contentasse che i Congregati della Romagna osservassero la Regola data da Benedetto XIV; ed all'incontro i Padri del Regno osservassero il Regolamento dato dal Re e questo Regolamento del Re, il Papa l'approvasse colla sua autorità:1 altrimenti queste case in Regno non possono mantenersi, né sussistere con qualche unione.

L'unione che potrebbe sperarsi sarebbe che, quando i Padri della Romagna avessero bisogno d'aiuto, i Padri del Regno gli andassero ad aiutare; e così, all'incontro, quelli della Romagna venissero ad aiutare quelli del Regno, con tutte le facoltà che prima avevamo.

Questo è quello per cui V. R. deve impegnarsi; mentre oltre di ciò noi non sappiamo a che altro pensare: onde seguitiamo a pregare, perché Dio ci aiuterà, se mai il Papa si contentasse che i Padri del Regno osservassero il Regolamento reale, come dice V. R. che non è difficile.

Voi sempre mi scrivete che mandiamo Padri a Roma. Io ho speso molte somme per mandare Padri alla S. Congregazione; ho fatte altre diligenze, e che ne ho cavato? Tutti danari perduti.

Io non lascio di consigliarmi con tutti questi nostri; ho fatto lor sentire questa mia, e dicono che non ci è altro che fare, oltre

 


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di quello che ho scritto. Niuno di essi ha potuto consigliarmi cose a proposito.

Vediamo che cosa risolve il Papa, dopo la lettera che ha scritta il Cardinale di Benevento che ci ama a maggior segno.

Io spero che la Madonna abbia da insinuare qualche mezzo al Papa, che noi non sappiamo pensare, e solo il Papa può pensarlo, per riparare alla rovina della Congregazione. Ma in mezzo a questa rovina, quanti giovani cercano d'entrare fra di noi? Faccia Dio la maggior gloria sua!

Intesi, tempo fa, che già si era appuntato che il P. Corrado tornasse in Benevento; ove si unisse col P. D. Gasparo Caione; ed andando in Roma, si unissero ivi con V. R. e concludessero quel che si ha da fare.

Non ho alcuna notizia se siano partiti; ma temo per ragione del mal tempo.

Se avrò qualche notizia, ve l'avviserò. Frattanto seguitiamo a pregare Gesù Cristo ed a confidare nell'aiuto di Maria Vergine; e la benedico.

Di V. R.

ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, vescovo.

[P. S.] Io, per secondare le vostre premure, ho scritto al P. D. Gasparo Caione che si solleciti di venirvi a trovare in Roma. Sento che v'era l'appuntamento di venire esso col P. Corrado in Roma a parlare con V. R.; ma penso che questi tempi così rotti avranno loro impedito di venire: onde vi vuole pazienza. Io non però scrivo stasera al P. Caione che veda di sollecitare la sua venuta.

In somma, dal Re non possiamo affatto sperare che si rimuova; all'incontro, il Papa, come Pastore comune delle anime, colla sua suprema potestà, ben potrebbe per mantenere, se vuole, questa Congregazione, restituirci le facoltà che ci ha tolte; almeno segretamente, con proibizione a noi di propalarlo.

Io spero che il Papa ora tiene qualche affezione verso V. R.: onde V. R. si faccia forza e ne parli al Papa, se vuol vedere rimessa


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in piedi la Congregazione; specialmente in quest'anno, in cui abbiamo tante chiamate di missioni; mentre penso che senza le facoltà resterebbero perdute molte anime.

Torno a dire: si faccia forza e ne parli al Papa, il quale ha tanto zelo per le anime, e si tratta del bene di due regni: Napoli e Sicilia.

Padre mio, mi ricordo che, sin da' 5 del corrente, con una lettera del P. Cimino vi feci accludere una fede di credito del Banco del Salvatore, in data del 25 settembre, corrente anno, in testa di D. Bartolomeo Mattia Corrado, e dal medesimo girato per altri tanti; la quale fede mi pare di avervi scritto che non si fosse spesa, se non venivano gli altri Padri da qui.

Credo che già l'avrete ricevuta. In angustie di danaro, come penso, potrete incominciare a servirvi della suddetta fede di credito.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Qui si vede all'evidenza quanto conto facesse il Santo dell'autorità Pontificia, e come la ritenesse necessaria nel suo caso. Solamente sembra un po' troppo che egli sperasse così facilmente che la S. Sede volesse approvare un regolamento regio, emanato appunto in opposizione alla Regola da questa sanzionata; ma nella impossibilità di ottenere nulla dal Re, e nella conseguente certezza di veder distrutta un'opera che egli stimava per tante ragioni vantaggiosissima alla salvezza delle anime, tale era la sua fiducia nel Sommo Pontefice da sperare fin contro la speranza stessa contra spem in spem credidit!




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