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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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991. AL P. D. FRANCESCO ANTONIO DE PAOLA, PRESIDENTE DELLE CASE NELLO STATO PONTIFICIO.

Gli dice perché ha eletto avvocato e procuratore in Roma, donde lo prega ad allontanare il P. Leggio.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 4 APRILE 1781.

Don Francesco mio, ricevo la vostra del 31 del passato marzo.

E vero, essersi posto procuratore ed avvocato in Roma: non già per oppormi all'unione, che tanto ardentemente da me come da tutti questi Padri del Regno si desidera; ma solo per dare a conoscere alla S. C. ed a N. Signore [il Papa] che il nuovo Regolamento, secondo ora si trova, non è niente contrario, in quanto alla sostanza, [all'antica Regola] e che, per quanto si è operato presso la corte di Napoli, non si è inteso mai di allontanarci da quello, ch'era per determinare su questo punto la S. C. e N. Signore.

Si è posto il procuratore, perché il P. Leggio non lasciava di assistere alla S. C. ed al Papa, come attualmente si sente che assiste; e se prima si fosse posto, non si sarebbero dati questi passi che si sono dati.

D. Francesco mio, se veramente volete l'unione, come tante volte vi siete spiegato, fate ritirare da Roma il P. Leggio, affinché si tratti di concerto detta unione, la quale è necessaria per


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la sussistenza della nostra Congregazione; né dal nostro procuratore e avvocato si farà su questo punto opposizione; anzi, con tutto l'impegno, coopereranno per la suddetta unione. Sicché V. R. non ha motivo di lamentarsi dell'operato; perché, sincerati i Cardinali e N. Signore del nostro operare, sarà più facile venire approvato da Roma questo Regolamento.

D. Francesco mio, di nuovo vi prego a far ritirare il P. Leggio e non fare più fuoco, se veramente amate la Congregazione e l'unione, come spero.

Non altro. L'abbraccio e resto Di V. R.

ALFONSO MARIA, vescovo.

[P. S.] Soggiungo: il P. Corrado ora non ha potuto venire per la causa appuntata del Barone.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




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