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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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1004. A SUA NIPOTE SUOR MARIA TERESA DE' LIGUORI, NOVIZIA NEL MONASTERO DI S. MARCELLINO, IN NAPOLI.

Le esprime la grandissima consolazione che prova per la sua monacazione, e le fa i più santi auguri.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 16 SETTEMBRE 1782.1

In ricevere l'ultima vostra lettera, è stata così grande la mia consolazione che non ho potuto trattenere le lagrime. Solamente sento pena di non poter venire ad assistervi, nel giorno della monacazione.

Se Dio mi avesse concesso di poter venire al monastero in quel giorno, certamente non avrei fatto altro che piangere; ma Dio non ha voluto darmi questa consolazione.

Frattanto non cesso di raccomandarvi a Gesù Cristo, acciocché v'infiammi tutta del suo santo amore, per andare un giorno a vederlo da faccia a faccia in Paradiso.

Prego V. R. di raccomandarmi più volte a Gesù crocifisso, acciò mi dia una buona morte; mentre sto con gran timore della mia eterna salute, per li peccati fatti.

Intanto vi benedico e non lascerò, ogni mattina che mi comunico, pregare per voi, acciocché Gesù Cristo vi faccia tutta sua.

Vi mando questa figurina di Maria santissima2, acciocché la ringraziate e seguitiate a raccomandarvi sempre a lei.

Conforme all'edizione romana.




1 L'edizione romana porta la data del 16 settembre 1781; ma ci sembra che la vera data sia il 16 settembre 1782.



2 Qui non sarà discaro che riferiamo la storia di un'altra figurina della Vergine, mandatale dal Santo alquanto più tardi, ma durante ancora il noviziato. La togliamo di peso dal Berruti, nel libro citato Lo Spirito di S. Alfonso: "Avendo la medesima (questa nipote) vestito l'abito religioso, e stando nel noviziato, le si sviluppò una piaga nella gamba, la quale, resistendo a tutti i rimedi dell'arte medica, si manifestò di umore maligno, e quindi rendevala inabile a proseguire la carriera dello stato religioso. Già si vociferava, fra le monache, che non sarebbe stata ammessa alla professione dei voti, e già le si consigliava di ritornare al secolo. Afflitta oltre modo per tale disavventura, pensò dirigersi con lettera al suo santo zio, narrandogli il suo male, ed implorando il soccorso delle sue preghiere per non essere costretta ad abbandonare il chiostro.

Il Santo, in risposta, le inviò una piccola immagine di Maria SSma addolorata, inculcandole di raccomandarsi a lei con fervore e di applicarla sulla piaga. Ed ecco che appena ve l'applicò, scomparvero tutti i fenomeni del male, si rimarginò la piaga, senza lasciarle mai il menomo dolore nella gamba; e così assicurate le monache della guarigione, fu ammessa alla professione.

Ma non finirono qui le circostanze stupende di un tale miracolo; mentre è a sapersi, che la virtù portentosa di questa grazia ebbe la sua durata per il corso di anni 70, cioè dall'età di anni 15 e sei mesi fino all'età di anni 86, epoca della morte di detta nipote del Santo. Difatti, avendola io confessata per varii anni, e conoscendo il miracolo fattole dal Santo, appena intesi, alcuni mesi prima della sua morte, che erasi di nuovo risvegliata l'antica piaga nel medesimo sito, feci tosto un cattivo prognostico sulla vita di lei; argomentando che l'umore canceroso, il quale per la virtù del Santo aveva sospeso la sua azione malefica pel corso di 70 anni, ora che accostavasi il termine della vita di lei, ritornasse a riprendere la sua attività, per toglierle quella vita che, in forza di un miracolo, le era stata ridonata nella sua prima gioventù. Né punto m'ingannai nel mio prognostico, diffondendosi nella massa del suo sangue il detto umore maligno; e laddove per tutti gli anni decorsi aveva sempre goduto florida sanità, in poco tempo la condusse al sepolcro."






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