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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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1032. AI PADRI E FRATELLI DELLA CONGREGAZIONE DEL SS. REDENTORE, NEL REGNO DI NAPOLI.1  

Inculca l'adempimento di quanto si è stabilito nel Capitolo tenuto: quindi, per modo di precetto, richiama all'osservanza di alcuni punti principali della Regola primitiva.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

PAGANI, 30 AGOSTO 1783.

Molto Revdi Padri e Fratelli in Cristo dilettissimi.

Essendosi Iddio degnato, per sua infinita misericordia, benedire e farci vedere già chiuso e terminato il nostro Capitolo generale, che coll'assenso della Maestà del Re si è tenuto nella nostra casa di Ciorani, e ciò che più mi consola, con somma pace e quiete, e con tutta soddisfazione de' PP. Deputati: così spero che si vogliano ricevere ancora con eguale compiacimento, in tutte le nostre case, le determinazioni che in quello si sono fatte; siccome si potranno rilevare dalle copie degli atti, che in forma autentica ivi si trasmettono e che prego, dopo essersi lette in comune, conservarsi in archivio.

Oltre delle istruzioni, che i PP. Deputati aveano portate in Capitolo per l'elezioni da farsi a tenore della nostra circolare, hanno rappresentato ancora, a nome delle rispettive case, vari disordini e mancanze, che in quelle vi erano, in rapporto alla regolare osservanza; e voleano che date si fossero delle opportune provvidenze, affinché il male, prendendo piede, non si fosse reso incapace di rimedio.


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Ma non avendo per ispezione il Capitolo che la semplice elezione del mio Coadiutore, degli Assistenti, Procuratore generale e de' Rettori delle case: i deputati, di unanime consentimento, come si rileva dagli atti, vennero alla determinazione di formarne un foglio e presentarlo a me ed al mio eletto Coadiutore, affinché da tutti i due, col parere de' nostri Assistenti, si fossero date quelle provvidenze, che necessarie si sarebbero stimate a vantaggio dell'Istituto, non per modo di statuto, ma di precetto, siccome essi si spiegano, e così riparare e veder rifiorita in tutte le case l'osservanza dell'interior Regolamento che S. M. si è degnata approvare.

Volendo dunque noi, coll'aiuto di Dio, assecondare le giuste intenzioni del Capitolo, e persuasi ancora di compiacere con questo a' comuni desideri delle nostre case, essendosi con matura riflessione esaminato e ponderato il tutto, così da me che dal mio Coadiutore e dai Padri Assistenti: vogliamo che i seguenti punti, a noi proposti in Capitolo, esattamente si osservino, così dai rispettivi Superiori, come da tutti gli individui; affinché fiorisca egualmente tra di noi, in tutte le nostre case, lo spirito della regolare osservanza ed il buon ordine delle cose.

Circa le missioni, incarichiamo a' Superiori delle medesime ed agli stessi Rettori locali d'invigilare attentamente sopra la condotta de' missionarî, e vedere se esattamente si osservino le antiche costumanze per quelle stabilite e praticate; cioè, se i missionarî predichino e catechizzino con quella dottrina e chiarezza e con quella gravità e decenza, che si conviene alla cattedra di Gesù Cristo; se a loro arbitrio vadano o vengano a questa o a quella chiesa, o lascino l'impiego loro assegnato senza l'espressa licenza del Superiore della missione; se siano edificanti e cautelati nel confessare e trattare colle persone di diverso sesso; se senza licenza si portino in casa de' secolari, e se colla loro modestia, umiltà e pazienza, che tanto è dovuta al loro carattere, edifichino i popoli, o gli scandalizzino coi loro portamenti; se stiano ritirati in chiesa o in casa, attendendo al proprio ministero, o si facciano lecito di andare a spasso e divertirsi


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fuori di casa; se tra loro ci regni la carità, la subordinazione e la sant'armonia; e sopra tutto se siano ubbidienti in accettare senza replica qualunque impiego, che loro viene assegnato dal Superiore della missione.

Vogliamo ed ordiniamo ancora che, in tempo di missione, si osservi sopra tutto la parsimonia nel vitto. I cibi preziosi, cioè, polli, ucelli, pesci squisiti, carne delicata, pizze dolci e qualunque sorta di altri dolci, tutto viene proibito in tempo di missione; ed offerti simili regali da qualsivoglia persona, vogliamo che generosamente si rifiutino.

Ordiniamo di vantaggio che in tempo di missione vi sia impreteribilmente, come comanda il Regolamento e secondo l'antica costumanza, mezz'ora di meditazione in comune, nell'inverno la mattina, e nell'estate il giorno.

Similmente non si manchi da ognuno di farsi, terminata la messa, almeno un quarto d'ora di ringraziamento, e si celebri questo tremendo mistero con quel raccoglimento ed esattezza di rubriche, che S. Chiesa esige in celebrarsi la s. messa.

Finalmente, incarichiamo a' rispettivi Superiori delle nostre missioni di darci, ogni mese, distinto ragguaglio di qualunque mancanza che mai si commetta intorno alle sopraddette cose; e ricercandosi pronta provvidenza, vogliamo che ci si avvisi prima.

Così ordiniamo ancora a' rispettivi Rettori locali che, ritirati in casa i missionarî, si informino esattamente da ognuno della condotta degl'altri, e ci rendano avvisati di quanto in missione è accaduto.

Incarichiamo la coscienza de' Rettori locali che non lascino introdurre veruna novità o abuso che leder possa, anche in picciola cosa, la santa povertà e vita comune che a Dio si è giurata; anzi non manchino spiantarlo, se mai alcuno se ne fosse introdotto.

Quindi proibiamo a tutti di tenere per proprio uso, in camera o altrove, veruna sorta di dolci, acquavite, cioccolate, biancherie non ricevute dalla comunità; tabacco, oltre di quello che si ha


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nelle tabacchiere ordinarie; o depositi del medesimo tabacco privativi, per sé medesimo, in mano dell'economo o di chiunque; così ancora provvisionetta di divozioni, frutta e cosa simile.

Ma vogliamo che tutto il bisognevole, volta a volta, si dispensi ad ognuno a tenore del proprio bisogno, per mezzo degl'officiali a ciò destinati.

Vogliamo ancora che le bisacce, essendosi in casa, si tengano da tutti sempre aperte, e che dai Rettori non si manchi ogni mese visitare le stanze de' soggetti, a vedere se in quelle vi sia cosa che si opponga alla santa povertà.

Proibiamo ad ognuno di non celebrare, per sé o per altri, che la sola messa assegnata fra l'ottava de' Morti, siccome sempre si è costumato, senza che per quella se ne possa prendere veruna limosina.

Finalmente, proibiamo a tutti tenere presso di sé qualunque somma, ancorché tenue, di danaro che mai si abbia, quantunque sia di restituzione; o che si abbia dalla propria casa, qualunque ne fosse il motivo; ma vogliamo che il tutto si depositi in mano del Rettore, o di chi presiede in suo luogo, e, ritornato in casa il Rettore, che si rimetta subito nelle sue mani.

In virtù della santa povertà e della vita perfettamente comune, proibiamo a tutti di applicare per sé o per altri, qualunque ne sia il pretesto, veruna porzione di quegli emolumenti, limosine o regali, che ognuno ritrarrà per qualunque fatica o impiego egli abbia, e per qualunque titolo gli provenga, sia anche di speciale benevolenza; ma vogliamo che il tutto s'incorpori nella Comunità e si metta in comune in mano del Superiore della casa, ove si dimora, e da cui si percepiscono i necessari alimenti o quanto onestamente bisogna.

Incarichiamo a' rispettivi Superiori di castigare, con rigore, qualunque mancanza su questo particolare; ed essendo grave, vogliamo che ce ne facciano avvisati, affinché da noi si possano dare le opportune provvidenze, e castigare come si merita, se mai vi sia tra di noi un tale scandalo.


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Affinché si tolga tra di noi ogni qualunque ostacolo alla vita perfettamente comune, vuole il Capitolo che si prenda da' rispettivi Superiori il solito giuramento di non permettere a' soggetti veruna cosa, che sia lesiva della povertà e della vita che professiamo perfettamente comune; che perciò se ne somministra l'antico formolario; e vogliamo che il mio Coadiutore, i Rettori locali, Visitatore, lo debbano prendere avanti la Comunità, assumendo il proprio impiego; ed è il seguente:

Io NN. prometto con giuramento e mi obbligo sub gravi a S.D. M. di non permettere a' soggetti stando in casa, per qualsivoglia motivo, il tenere per uso proprio ed arbitrario qualsivoglia somma di danaro; similmente di non permettere a veruno nella propria stanza, per uso proprio ed arbitrario, cose comestibili, come frutta, dolci, sciroppate, cioccolate, rosoli, provvisioni di tabacco e simili; dovendolo somministrare, quand'occorre, o farlo somministrare da altri a ciò destinati. Mi obbligo ancora di non tenere per mio solo uso le cose suddette, e di realmente incorporare alla Comunità qualsivoglia cosa che venga diretta a me, o ad altri in particolare, accettata che sia. Ed uscendo i soggetti fuori di casa, del danaro che ad essi dovrò somministrare, mi obbligo di non dare licenza, se non per il vitto e viaggio, e per ogn'altra cosa che per loro uso in quel tempo onestamente bisognasse, e non per altro. Così Dio mi aiuti ed i suoi santi Evangeli.

Quantunque, circa il vestiario, siasi costumato di darsi la sottana ogni due anni e la zimarra ogni tre, preghiamo i soggetti tutti a volersi far carichi dello spirito di povertà, che da essi si è professata: così che chi si ritrovasse, elasso questo tempo, ancora ben provveduto, non manchi differire a prendersi la nuova; dovendo ognuno farsi gloria della povertà di Gesù Cristo e riflettere che la Comunità, se dee provvedere al necessario, non dee somministrare il superfluo e vano.

I Rettori invigileranno con modo speciale su questo, affinché non si strappazzi la santa povertà; né permettano, siccome lo proibiamo, a tenersi altra sottana o zimarra, eccetto la vecchia e la nuova. E riguardo a' cappotti, non se ne permetta che uno


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solo; e chi lo tiene d'inverno, se gli bisogna di està, se lo prenderà di volta in volta dal comune guardaroba.

Proibiamo a' soggetti di andare in casa de' parenti, senza quella urgente necessità che viene individuata nel nostro Regolamento. Trattandosi di infermità grave di madre o padre, o di fratello o sorella, accordiamo che vi si vada col permesso del Rettore della casa o di chiunque presiede; ma nelle altre necessità, vogliamo che non si vada, senza l'espressa nostra licenza; e proibiamo simili permessi, così al Rettore locale, come a' Superiori interini che, in mancanza di quelli, si trovano fuori o in casa.

Dovendosi destinare dai rispettivi Superiori i soggetti fuori di casa, per esercizî, ottavari, novene ecc.: si badi sempre al proprio decoro, e li proveggono di compagno, regolandosi giusta le particolari circostanze che di volta in volta vi occorrono.

Incaricando a' Superiori il nostro Regolamento la vigilanza sopra le lettere, proibiamo a' soggetti di scrivere lettere a chicchessia, eccetto ai Padri Assistenti, senza intelligenza del Rettore, o di chi presiede, sia in casa o fuori; ma vogliamo che le lettere, secondo la nostra antica costumanza, si presentino ai Superiori.

Così proibiamo ancora di riceversi lettere da chiunque, eccetto dagl'Assistenti, se prima non si presentino al Superiore medesimo.

Anche gli Assistenti, eccetto per le lettere de' nostri, non avranno altra esenzione.

Le lettere poi che contengono cose di coscienza, quando realmente sieno tali, benché come tutte le altre si debbano presentare al Superiore, non si potranno da quello né aprireleggere.

Una volta il mese, non si manchi da' Rettori chiamare i soggetti in particolare, ed informarsi amorevolmente de' loro bisogni, così spirituali che temporali. con consolarli e provvederli nel loro bisogni.


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Affinché si mantenga in vigore in tutte le nostre case l'osservanza regolare, individuata nel nostro Regolamento, vogliamo che, in ogni casa, si destini dai Rettori uno de' sacerdoti che invigili sulle comuni, esterne e pubbliche osservanze; ed ogni lunedì dopo tavola, si rilevino le mancanze nel medesimo refettorio, siccome da principio fu sempre lodevolmente praticato.

9°I conti dell'esito e dell'introito, così in danaro che in altra cosa, incarichiamo ai Superiori che li registrino esattamente e distintamente; ed ogni mese non si manchi rivedersi, coll'intervento dei due Consultori della casa.

10° Tutte le risoluzioni che si faranno da' Rettori locali in cose di momento col parere de' loro Consultori, e così quelle dove entra l'Ammonitore, vogliamo che si registrino in un libro a ciò destinato, e che si sottoscrivano da' medesimi. E trattandosi di spesa che supera ducati 100, si ricerchi ancora il sentimento della più sana parte della casa.

Tanto abbiamo stimato, Padri e Fratelli dilettissimi, inculcarvi a vantaggio delle anime vostre, per secondare le rette intenzioni del Capitolo ed anche di voi medesimi.

Ed in seguela del nostro impiego e per discarico di nostra coscienza, raccomandiamo ancora in generale, e vogliamo che per prima si osservi, con ogni scrupolosa esattezza, il nostro interiore Regolamento, ed in secondo luogo che si osservino ancora uniformemente, in tutte le nostre case, tutte le antiche costumanze che sinora lodevolmente si sono praticate, così in casa che in missione; e proibiamo a' Superiori il permettere in quelle qualunque rilasciamento ed abuso.

Finalmente ritrattiamo e diamo per nulla qualunque dispensa o permesso, che si ritrovi dato da noi o dal nostro Vicario, sia in comune a tutti, o in particolare ad alcuno; ed essendoci cosa in contrario, si manifesti al mio Coadiutore, affinché questi, esaminate le cose e bilanciati i motivi innanzi a Dio, conceda se vuole, a tenore del bisogno, quelle licenze che gli sembreranno necessarie.


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Questa mia Circolare, vogliamo che si legga ogni principio di mese a tavola, affinché se ne rinnovi la memoria, e non si possa allegare da' trasgressori veruna scusa in discolpa.

Preghiamo tutti di raccomandarci a Gesù Cristo ed a Maria SSma, e di pregare per l'incremento del nostro Istituto; e restiamo col dare loro la s. benedizione.

Fratello ALFONSO MARIA, Rettore Maggiore.

Conforme ad un'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Questa circolare basterebbe, per sé sola, a dimostrare quanto grande fosse l'affetto che legava il Santo alla Regola approvata dalla S. Sede, che in fine era tutta cosa sua; ché i punti che si richiamano, chi conosce questa Regola, ne son presi quasi alla lettera. Il Regolamento, lo ripetiamo anche una volta, furono le forche caudine sotto le quali dové passare il Santo, per non perdere nel Regno l'Opera del suo cuore. Il sacrificio fu grande, e a giudizio di tutti Alfonso ne uscì veramente martire!






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