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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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10. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Lo avvisa della spedizione del suddetto volume, si consola per la buona scelta del revisore e perché; e gli raccomanda nuovamente come si debba curare l'edizione.

 

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

NAPOLI, 30 MARZO 1756.

 

Con mia consolazione ho ricevuta oggi la sua, mentre non vedevo risposta delle due mie, già inviatele da molto tempo; onde stavo in qualche dubbio, se dovevo inviarle o no il libro. Ora già l'invio.


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Io l'avevo consegnato al Sig. Stasi, acciò lo mandasse colla balla; ma mi scrive con un biglietto il Sig. Stasi che V. S. l'ha scritto, che lo mandasse in una scatola sigillata in Manfredonia al Sig. Matteo Ernandes; e così si farà, essendo arrivata a tempo la sua lettera.

Io l'invio per ora solamente il primo tomo, ch'ella già può stampare in quel sesto, come meglio le parerà. E frattanto mi metterò ad aggiustare il secondo tomo, dovendovi aggiungere altre belle dottrine, che ho ricavate buona parte dal P. Zaccaria nell'opera di

La-Croix, da lei ultimamente stampata.

Spero che per la via del Sig. Matteo Ernandes il libro le arrivi sicuro, com'ella ha scritto; e la prego, subito che lo riceve, a darmi notizia per mezzo del medesimo Sig. Stasi d'averlo ricevuto; mentre mi dispiacerebbe assai che 'I libro si perdesse, costandomi gran fatica l'averlo accomodato, come V. S. Io vedrà.

Sento consolazione ancora in sentire che V. S. Io farà rivedere da un Padre Gesuita; perché se fosse un Padre de' Domenicani, che oggidì seguitano il P. Concina, mi riproverebbe molte sentenze ch'io ho poste, come larghe; attenendomi io per lo più alle opinioni dei

PP. Gesuiti (non già de' Domenicani), essendo le loro opinionilargherigide, ma giuste. E se io tengo qualche opinione stretta contro alcuno scrittore Gesuita, la tengo forse quasi sempre coll'autorità di altri scrittori Gesuiti, da' quali confesso avere imparato quel poco che ho scritto; perché essi (come dico sempre) sono stati e sono i maestri della morale.1 E non è vero

 


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che i Gesuiti han seguito l'un l'altro come pecore (come dicono alcuni rigoristi), ma in molte opinioni l'uno scrittore è contrario all'altro. E così io mi son regolato, secondo meglio mi ha paruto secondo la coscienza. E molte sentenze, benché io non l'abbia ammesse per probabili, nulladimeno non l'ho espressamente riprovate. E così V. S. non dubiti ch'io non sono molto stretto, ma neppure molto largo.

La prego di far leggere questa mia al revisore, acciò sappia il sistema che ho tenuto; mentre ho tenuto e tengo il sistema del probabilismo, non già del probabiliorismo, o sia rigorismo.

Faccia dunque vedere l'opera a qualche P. Gesuita, ché non gli dispiacerà; e specialmente avrei a caro, che ci dasse un'occhiata il P. Zaccaria, che io lo tengo (come ho scorto dalle sue opere) per un Padre molto dotto ed equo nelle sue opinioni, né largo, né rigido.

Giacché dunque V. S. farà assistere alla stampa da uomini dotti, non occorre mandarmi in Napoli a rivedere i fogli, com'io mi trovavo scritto nell'altra mia. Il mio timore era che non si errasse nelle carte aggiunte che vi sono, le quali son molte e molto utili. E vero che a tutte vi sono le chiamate e contrachiamate; ma vi vuole una persona molto intendente, che le riscontri carta per carta; altrimenti, una che si lasci o non si metta a luogo suo, viene una confusione. Onde bisogna che la persona v'abbia molta attenzione; tanto più che le pagine, citate nel corpo del libro, necessariamente s'han da mutare, venendo il libro d'altro sesto e colle aggiunte che vi sono nell'edizione di Napoli.

Di nuovo le raccomando di far riscontrare le citazioni degli autori a due; perché il correttore altrimenti non se ne può avvedere; e se si sgarrano le citazioni (in cui spesso errano i compositori) il libro non serve e sarà disprezzato.

Li due indici, già avrete avvertito che s'han da componere in fine che sarà composto questo primo tomo, e poi metterli al medesimo; altrimenti non si possono metter le pagine che si citano, così al primo come al secondo indice.


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La prego di nuovo a conservare questa mia, colle altre mie note scritte, acciò si leggano dal compositore e revisore. Perdoni, se son sustuso [importuno] nell'aver replicato più volte le stesse cose. Io le ho replicate; perché son cose che, se si sgarrano poi nella stampa, non vi si può rimediare più.

La carta, le raccomando che sia migliore di quella che ha posta nell'opera del La-Croix. Il carattere è buono, ma la carta non troppo buona; e la carta fa risplendere (com'ella sa) la stampa.

Il sesto di La-Croix, come V. S. l'ha stampato, mi pare troppo scomodo per i lettori. Meglio direi che venisse in foglio picciolo, o in quarto, ma in quarto grande; del resto faccia come meglio le pare.

Di nuovo la prego a darmi riscontro subito del libro e di questa mia, quando la riceve. E resto facendole riverenza - Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

Di V. S. Illma.

Umo, devmo e servitore vero

ALFONSO DE' LIGUORI, della C. del SS. Redentore.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 

 




1 Degli scrittori della Compagnia di Gesù, che il Santo chiama maestri di morale, egli stesso (nella prefazione premessa alla prima edizione e nella lettera del 30 giugno 1768) dà più nomi, cioè il Lessio, il Sanchez, il Viva, il Suarez e specialmente il Cardinal de Lugo di cui ci piace riferire il bellissimo elogio fattone (Moral. Lib. III n. 552): Doctissimus Lugo post D. Thomam, non temere inter alios theologos facile princeps dici potest, cum in dubiis discutiendis saepe, nullo praeeunte, falcem ita ad radicem ponit, ut rationes, quas ipse in medium adducit, difficulter solvi valeant.




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