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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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77. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Parla ancora della spedizione dei due volumi per le Monache, si consola che della Pratica volgare sia compita la ristampa; domanda se intende o no ristampare la latina, assicurandolo che le opere sue morali non cadono sotto alcuna proibizione; e finalmente gli propone la stampa in un solo corpo di tutte le sue opere spirituali.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, 4 GIUGNO 1761.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ritorno a scrivere; ma mi trovo già scritte due altre mie a V. S. Illma; e già per via del Sig. Agazzi le ho mandato il secondo tomo uscito delle Monache.

Nelle altre mie, già ho scritto che ho ricevuti tutti i libri venuti da Manfredonia, com'ella mi scrisse; e di nuovo la ringrazio.

In quanto al P. Ferrari, gli farò leggere la sua, ed egli le risponderà circa lo smaltimento fatto.

Molto poi mi consolo che ha compita la ristampa della Pratica, e godo assai che l'ha fatta in tre tomi, perché così universalmente la vogliono.

Insieme col libro della Monaca, scrissi al Fratello in Napoli che le inviasse due altre operette, ultimamente da me fatte: picciole per altro, ma molto utili.

Se mai darò alla luce altre opere, sì signore subito ce le invierò; ma amico mio caro, son vecchio ed ho perduta la testa: onde sto aspettando da giorno in giorno la morte.

Godo che mi manda la Pratica nuova ristampata; perché di ricaverò le aggiunte che vi sono, e le aggiungerò alla latina, con altre picciole aggiunte che tengo apparecchiate; e le invierò poi il libro, già fatto, della latina con tutti gli errori corretti.


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Mi è stato mandato da Napoli un foglio di proposizioni dannate1, per le quali si era posto a timore il Sig. Stasi che fosser proibite l'opere mie morali; ma io già gli ho scritto, come scrivo anche a lei, che questo timore è vano, ed affatto non sono proibite l'opere mie: altrimenti avrebbero da esser proibiti quasi tutti i libri de' moralisti probabilisti, tra i quali io sono uno de' più rigidi.

Aggiungo qui [che] più d'uno mi ha detto che sarebbe cosa molto plausibile che, dell'opere mie spirituali, se ne stampasse un corpo unitamente; ma io non ho forza di far questa spesa Se mai V. S. Illma avesse questo pensiero, me l'avvisi; perché le manderei tutte l'altre mie operette ch'ella non tiene, e potrebbero venire due tomi in- o pure uno, ma verrebbe voluminoso.

Ciò l'ho scritto così di passaggio. Del resto, so che più d'uno desidererebbe queste opere mie, tutte unite.

Rilevo, dall'ultime parole della sua, che non ancora abbia ricevuto il primo tomo delle Monache, ch'io l'inviai da sette o otto mesi sono; sicché sarà stato inutile il mandarle ora il solo secondo tomo, come ho scritto di sopra. Ma non importa; perché subito stasera scriverò al Fratello in Napoli che le invii di


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nuovo il primo e secondo tomo, unitamente colle due ultime operette. Ma V. S. Illma scriva al Sig. Agazzi che, in riceverle, ce le mandi subito; perché temo che questo Sig. Agazzi sia poco attento in inviarle l'opere mie.

Mi confermo

Di V. S. Illma Umo e divmo servitore vero

ALFONSO DE' LIGUORI, della C. del SS. Redentore.

 

[P. S.] Il P. Ferrari le scriverà nell'altra settimana.

La prego ad avvisarmi con modo speciale se persiste nell'intenzione di ristampare la [Pratica] latina; perché da ora comincerei a mettervi tutte le aggiunte che vi vanno, compiendo di correggerla intieramente degli altri errori che vi sono. Altrimenti farò di meno di far questa fatica, che non sarà picciola. La prego ad avvisarmelo subito. Viva Gesù e Maria!

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Nell'anno 1760 il Rev. parroco di Avisio, diocesi di Trento, pubblicò un foglio con undici tesi sopra il Probabilismo, che fu condannato dal vescovo diocesano il 3 gennaio dell'anno seguente, e il 26 febbraio vegnente dal Tribunale del S. Officio. Questa condanna fé temere ad alcuni che colpisse la dottrina del nostro S. Dottore; ma non era vero. Anche il P. Vincenzo Patuzzi, sotto il nome di Adelfo Dositeo, più tardi in un libro intitolato: La causa del probabilismo richiamata all'esame da Mgr de' Liguori e novellamente convinta di falsità, volle affermare che, in seguito del decreto emesso dal S. Officio, la propozione dal Santo difesa, cioè che licet sequi opinionem aeque probabilem pro libertate, relicta aeque probabili pro lege rimaneva proibita; ma il S. Dottore nella sua Apologia in cui si difende la dissertazione (pubblicata nel 1762) circa l'uso moderato dell'opinione probabile, dalle opposizione fatte da un molto Rev. P. Lettore che si nomina Adelfo Dositeo, confutò splendidamente l'affermazione, troppo decretoria, del dotto Domenicano.




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