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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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106. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Ancora delle Opere spirituali, delle ristampe che si fanno in Napoli, dell'ordine della Teologia morale ed in qual sesto torni meglio comporne i volumi.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[MESE DI LUGLIO 1763.]

 

Illmo Sig. Sig. mio e Pne colmo.

Ricevo questa mattina l'ultima di V. S. Illma, in data del 2 di luglio, dalla seconda parte della quale rilevo ch'ella ha già ricevuta la mia risposta.

Io già ho ammannite le operette che vanno al terzo tomo dell'Opera grande, col ristretto della Vita del nostro P. Cafaro, manoscritta, ch'è una vita ammirabile; ed insieme l'invierò il libro della Fede e della Dissertazione della Probabile; la quale già si trasporta in latino, per metterla poi nella Teologia morale in vece di quella che v'era; ma è molto meglio di quella.

Ed avrei a caro che questa Dissertazione volgare (la quale è breve) si stampasse a parte e si spargesse.


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Di nuovo la prego a non lamentarsi più, né di me né del P. Ferrari, per la ristampa dell'Istruzione volgare; perché né io né il P. Ferrari l'abbiamo fatta ristampare, ma sono stati i librari e, se non erro, più d'uno uniti a volerla ristampare; né noi potevamo impedirli.

Né è vero che vi si è aggiunta la Dissertazione della comunione, fatta da' miei compagni; perché questa Dissertazione ancora sta in mano dei revisori e non si è data ancora alla luce.

Aspetto con ansia poi le Istruzioni latine, subito che vi sarà il comodo dell'imbarco.

Il libretto della Fede colle altre operette, appunto oggi scrivo in Napoli che l'indirizzino a V. S. Illma per via di Agazzi; ma penso che bisognerà prima trovar la barca che parte per Roma.

La prego, quando riceverà l'operette del terzo tomo, di farmi sentir subito che ha posto mano alla stampa di quest'Opera, che vorrei vedere uscita fuori prima che muoia.

Veniamo ora all'Opera grande, ch'è la cosa che più importa.

Io già avevo dato a raccogliere le aggiunte per la ristampa dell'Opera con Busembaum; ma sentendo ora in questa vostra ultima che avreste a caro di stampare l'Opera, come tutta mia, siccome si è designato di fare, io già ho scritto a' miei compagni che si diano tutta la fretta per compirla, e frattanto sospendo di mandarle le aggiunte.

Se poi V. S. Illma mutasse sentimento e volesse queste aggiunte, per ristampare l'Opera con Busembaum, me lo scriva; ché ce le manderò.

Ma io direi che sarebbe meglio di avere un poco di pazienza, finché si compisca l'Opera nel modo pensato; nel che per altro, D. Giovanni Battista mio, per quanto si affatichino i miei compagni, sempre ci vuol qualche tempo; perché la fatica è grande, con tutto che ho destinato tre bravi soggetti a faticarvi. Resto confermandomi

Divmo ed obblo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.


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[P. S.] Il libretto nuovo della Fede, lo riceverà dentro il mazzetto delle operette che vanno al terzo tomo.

Soggiungo quel pensiero, che presso lei non ha avuto luogo né l'avrà. Lo soggiungo, ma senza impegno. Dice ella che ora le genti desiderano le opere in sesto di foglio grande; ma io le dico e l'assicuro che, con quanti ho parlato, tutti desidererebbero l'opera della Morale in- , perché questo è il sesto il più comodo per leggere e studiare, e quello del foglio grande è il più incomodo che possa trovarsi. E le genti in- lo pagherebbero tanto di più; tanto più quando si tratta di carattere picciolo di caramone. E vero che si sparambia, stampando in foglio grande, ma perciò io direi che il prezzo si mettesse tanto di più. Sia detto ciò ad perdendum; ma quel che dico è la verità. Faccia poi come meglio le pare. L'Epitome del P. Mansi1 per altro è una bell'opera: onde io non lascerei di aggiungervela.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 

 




1 Joannis Dominici Mansi, Congregationis Matris Dei, Epitome doctrinae moralis et canonicae ex operibus Benedicti XIV, che fu aggiunto nella Morale grande del Santo.






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