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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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130. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Ricevuti alcuni fogli del Patuzzi, con riserva li giudica di nessun valore contro la sua Dissertazione che, d'altra parte, riferisce essere stata ben accolta anche dai contrari; si lamenta d'una ingiustizia a cui è stata fatta segno da un revisore, e dà alcune norme per la ristampa del Confessore diretto.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

FRASSO, 13 LUGLIO 1764.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho ricevuto li fogli stampati della Risposta [del Patuzzi], e ne ringrazio V. S. Illma sommamente. Gli ho ricevuti stamattina appunto; onde non gli ho finito ancora di leggere.

Ho osservata qualche cosa circa il punto principale della mia Dissertazione, e vedo che niente conclude. Aspetterò a vedere nei fogli seguenti, se vi è qualche cosa che mi capacita.

Frattanto sento che la mia Dissertazione ha persuaso più d'uno, il quale era prima di opinione contraria alla mia, e specialmente anche stamattina ho saputo che l'abbate dell'Aquila, Verginiano, il quale era prima d'opinione contraria, stampando il tomo del suo Dizionario teologico aveva già dato alle stampe una gran lode della mia Dissertazione e sistema; ma si è trovato un certo revisore Domenicano, il quale ingiustissimamente ha voluto che il capitolo di detta lode tutto si levasse: perché non era secondo l'opinione de' Domenicani.

Dunque questi Reverendi Padri operano per impegno, non per ragione; mentre non vogliono che si dica quel che ognuno sente. Basta; ma Dio difende la verità. lo non difendo i Gesuiti, perché vi avessi parenti o fossi stato loro scolare; ma difendo la verità come mi pare avanti a Dio.

Attendo gli altri fogli con premura, e di ciò torno a dire, ne resto [gratissimo e] ne conservo a V. S. Illma perpetua obbligazione.


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Mi avvisi poi quando riceverà l'altre aggiunte per la Morale; replicando che, se mai le mandate si sperdessero, tornerò a mandargliene le copie, perché tengo gli originali.

In quanto al Confessore diretto, a me niente dispiace esservi stata aggiunta la Dissertazione latina; io parlava solo per l'interesse di V. S. Illma, mentre per detta Dissertazione vi ha voluto spesa, ed all'incontro a' preti, a cui bisogna questo libretto, poco gradisce la lingua latina. Anzi dico che nella nuova ristampa neppure bisogna mettervi la Dissertazione volgare; perché già al principio del libretto io vi ho posto un ristretto breve di detta Dissertazione volgare, e questo ristretto basta per li preti di questo libro.

In quanto al prezzo, torno a dire: io quanto ne ricaverò, tutto ce l'invierò. Ma bisogna pazientare un poco; perché la gente nel nostro Regno è restata così miserabile, per lo danaro ch'è uscito dal Regno nella passata carestia, che il danno non si riparerà neppure per 20 altri anni.

Al P. Ferrari raccomanderò, quanto posso, l'interesse di V. S. Illma.

Resto facendole umilissima riverenza, e confermandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obbmo servitore vero

ALFONSO MARIA, Vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S.] In quanto al P. Patuzzi, io godo che mi scriva contro; perché così meglio si dicifererà la verità, ed io non cerco altro che questo.

Soggiungo: avendo data un'altra scorsa alla Risposta di Patuzzi, quanto godo che mi ha scritto contro! perché vedo che niente abbatte il mio sistema e le mie proposizioni. Onde con tale sua risposta, è certo che resterà assai più chiarito il mio sistema.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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