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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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142. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Gl'indica una piccola correzione da farsi nell'Apologia, riguardo a cui gli ripete le stesse raccomandazioni, parlandogli infine della Morale e di un'altra aggiunta da apporvisi.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

SANT'AGATA, LI 10 [GENNAIO] DEL 1765.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ieri ricevei la sua in data delli 22 dicembre, dopo più ordinari che non avevo ricevute sue lettere. E mi dispiace che non ha ricevuta ancora una mia, dove io le scrivevo una cosa necessaria, che bisognava aggiustare alla Risposta contra Patuzzi.

Veda alla pag. 182, verso il fine della mia Risposta e nel fine del § IV, si ha da aggiustare ivi il titoletto della lettera scrittami dal Sig. Cardinal Galli1, Ivi sta posto: Illustriss. e Reverendiss. Signore e Pne colendissimo. Ciò si ha da aggiustare ed ha da restare solamente: Illustriss. e Reverendiss. Signore,


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e niente più. Ciò si avrebbe da aggiustare in ogni conto, altrimenti il libretto farebbe brutta comparsa in Roma.

In Napoli non hanno ancora cacciata fuori la Risposta di Patuzzi; benché ho saputo che già l'hanno stampata.

Anch'io la prego a mandare dappertutto la mia Risposta; giacché i contrari forse vorrebbero che non comparisse.

So per altro che questa mia Risposta è desiderata dappertutto (mi e stata richiesta anche da Lucca); ma che ho da fare, mentre mi hanno legato le mani?

Onde di nuovo prego V. S. Illma a spargerla dappertutto, e specialmente di mandarla in Roma, in Sicilia ed in Lucca.

Aspetto poi le 200 copie in Manfredonia per mezzo di D. Scipione Sabatelli, parroco del castello di Manfredonia, come la pregai.

E crederei che V. S. Illma facilmente potrebbe far entrare anche in Napoli la detta Risposta, con mandarla a qualche mercante di libri, come a D. Domenico Terres, o altro suo corrispondente; ma mettendo li fogli dentro qualche altra opera; onde avrebbe da andare su ciò in concerto col libraio. Si regoli in ciò secondo la sua prudenza. Non si fidi però per questa.

E cosa di Stasi; perché Stasi è tutt'uno col monaco, che ha fatta stampare in Napoli la Risposta di Patuzzi.

Nell'altra settimana, spero di mandarle un'altra aggiunta molto buona per la Morale grande. Ma torno a dire: aspetto presto la consolazione di sentire che siasi posta mano alla ristampa che da molti si sta aspettando, come mi è stato scritto anche da Lucca.

E con ciò facendole riverenza, mi confermo

Di V. S. Illma. Divmo ed obblmo servitore vero

 ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S.] Tengo diverse operette per le mani, ma tutte imperfette; onde avrei bisogno di tempo e di salute, ma il vescovado e le infermità m'impediscono.

Ora saranno venti giorni che sto al letto. Faccia Dio!

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Il Patuzzi, nel suo libro contro le dottrine sostenute da S. Alfonso sul probabilismo, tra gli altri spende un capitolo per far credere quelle dottrine condannate dalle S. C. dell'Inquisizione Romana e dallo stesso Pontefice Clemente XIII. Il Santo scrisse tosto al Cardinal Galli, Penitenziere Maggiore, per averne dichiarazione. Questi gli rispose, rassicurandolo sulla falsità del supposto, colla lettera a cui ora si accenna e che, fattasi dal S. Dottore pubblicare, era uscita con quello scambio di titolo.




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