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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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161. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Si consola della prossima ristampa della Morale e si augura pure di veder compiuta quella delle Opere spirituali prima della morte, facendogli sperare altri lavori per la stampa e chiestagli un'opera, parla dell'Istruzione e Pratica, e di cose riguardanti la Morale.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

SANT'AGATA, 4 SETTEMBRE 1765.

 

Illmo Sig. Sig. mio e Pne colmo.

Stasera appunto ricevo due sue stimatissime. Io seppi subito esser menzogna la morte di Patuzzi.

Sento con mia consolazione che sia vicina la ristampa della Morale. Me ne consolo (dico), perché dall'altra sua lettera restai alquanto afflitto, sentendo parlare della ristampa come di una cosa lontana; quando all'incontro essendo io in età cadente (giacché appunto in questo mese entro all'anni 70), stavo rammaricato di non aver a vedere questa ristampa, da me cosi faticata, prima di morire; e dicevo fra me stesso che se sapevo che la ristampa dovea differirsi per tanti anni, potevo farla fare qui in Napoli, e così vederla prima della mia morte. Ma ora V. S. Illma mi speranza di farmela vedere presto, e spero di non restarne deluso e vedere qui anche consolati coloro che la desiderano.

In quanto poi all'Opera de' libri ascetici, è certo che mi bisognerà di campare per molti altri anni, per poterla io vedere. Del resto, mi contento di vedere almeno questa ristampa della Morale.


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Quando poi avrò speranza prossima dell'Opera ascetica, allora le manderò l'operetta manoscritta contro il libro della Confidenza cristiana1, che meglio dovrebbe chiamarsi della Diffidenza cristiana, il qual libro certamente sarà proibito, come ora è stato già proibito il libro della Regola de' costumi

che in Napoli avea fatto tanto rumore, ed è compagno di quello del P. Patuzzi.

In quanto all'Apologia, le so a dire che le Apologie mie già sono finite in Napoli; e non avendo speranza prossima di avere l'altre 200 mandate a cercare, ho fatto già cominciare la stampa del nuovo libretto meditato, il quale verrà più breve e più ordinato; perché vi ho unito insieme (come già le scrissi) quel che stava nella Dissertazione e, nell'Apologia e nell'Appendice. Dico più breve, perché nell'Apologia ho avuto da replicare molte cose della Dissertazione e nell'Appendice ho avuto da replicare molte cose dell'Apologia, per rispondere all'opposizioni fatte da Patuzzi nella prima e seconda Risposta. Ora viene un opera compita ed ordinata e, come dico, più breve2. Ma non era possibile di mandare costì l'originale; perché l'originale è pieno di molte postille e cartuccie aggiunte, che appena forse l'intendo io, e con tutto ciò molte cose, nel farsi la stampa, l'avrò da accomodare meglio e tornarle da accomodare, con levare ed aggiungere. Nulladimeno io ne farò stampare poche copie; e subito ch'è fatto, ce lo manderò. Frattanto V. S. Illma procuri di mandarne qualche quantità a Roma, dove io ne ho mandate più di 70 copie, ma ivi è molto desiderata. E specialmente mi scrive il Cardinal Feroni [Prefetto de' sacri Riti] che da Roma è stata


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mandata la commessa in Venezia per averne più copie, mentre in Roma le vanno cercando e non le trovano.

Aspetto l'opera de' Principi dimostrabili ecc., stampata in Piacenza, subito che potrà mandarmela.

La ringrazio delle 50 copie della Vera Sposa che intende d'inviarmi, e procurerò di raccomandare alle nostre case lo smaltimento delle altre 100.

Ho scritto già al mio fattore in Napoli che mandi a V. S. Illma, per mezzo del Sig. Moschini, una copia dell'Istruzione volgare.

Amico mio stimatissimo, questa Istruzione non l'ho stampata io, ma mi pare l'hanno stampata li librari di Napoli, cioè Cristoforo Migliaccio, come vedrà nel frontispizio, e mi pare che v'abbia avuta parte anche Michele Stasi; e vedendo che già si stampava, io per non vederla piena di errori (giacché in Napoli, povero quell'opere che si fanno rivedere a chi non è l'autore!) l'ho riveduta io, e vi ho aggiustate ed aggiunte più cose. Io poi non posso impedire che i librari ristampino l'opere mie, Mi dispiace che ne ristampano alcune senza farmele rivedere, con infiniti errori. Hanno ristampato specialmente il libro della Madonna [Le Glorie di Maria] con tanti errori, ch'è un vituperio.

Resto riverendola carissimamente e confermandomi

Di V. S. Illma.

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S.] La prego ad avvisarmi se la Morale di Patuzzi sta in principio o in fine.

Vi sono molti che, nella mia Morale, desiderano di avere que' due Elenchi di proposizioni mie, o siano opinioni revocate.

In quest'ultima ristampa già fatta, questi Elenchi non vi sono; ma vi erano già nella ristampa antecedente. Sarebbe bene a metterceli; e se V. S. Illma non li tiene, ce li manderei io da qui, dove aggiungerei anche altre opinioni rivocate.


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Giacché è prossima, come ella mi speranza, la ristampa della Morale, ho pensato di meglio rifare quella picciola Dissertazione latina che si e posta già nel libro del Confessore diretto, e che dee anche porsi in questa Morale grande1; perché voglio meglio aggiustarla, secondo le opposizioni fatte ultimamente da Patuzzi, colle risposte che vi ho date appresso; giacché quella prima Dissertazione fu fatta prima di rispondervi il P. Patuzzi. Questa la sbrigherò subito, e fra due o tre settimane la manderò.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Questo libro, opera dell'autore francese l'abate Fourquevaux, e tradotto in italiano per Aletofilo Pacifico, pseudonimo del vero Costantino Rotigni, priore Benedettino, è tutta cosa giansenistica. Però il Santo scrisse, per confutarla, l'operetta a cui si accenna. Questa, per altro, è rimasta finora inedita nel testo italiano.



2 Intitolata, come abbiamo già detto: Dell'uso moderato dell'opinione probabile, e dedicata al sommo Pontefice Clemente XIII. Vedi la dedica sopra, pag. 237.



1 Si è già notato, lett. C. pag. 165, come il Santo aveva preparata, per la 5a edizione della sua Morale, la nuova Dissertazione in cui esplicitamente dichiara il suo sistema dell'equiprobabilismo. Il Remondini la omise, ponendola in vece, nel 1764, in fine del Confessore diretto. Intanto il Patuzzi scriveva nuove opposizioni contro il sistema del S. Dottore. Questi alla sua volta, tornando sulla propria difesa, allargava e sempre meglio sosteneva le sue ragioni, concentrandole tutte, insieme alla confutazione delle ultime difficoltà in contrario, nella Dissertatio de usu moderato opinionis probabilis, che si legge nella sesta e settima edizione; dopo la quale, come può vedersi nelle edizioni successive, in luogo di quella segue un trattato più ampio col titolo di Morale systema.




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