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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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199. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Per facilitar le spedizioni, gli raccomanda di trattar bene il signore incaricatone, di cui descrive il carattere, e gli parla del nuovo libro contro Febronio e di altre due dissertazioni da aggiungersi alla Morale.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[MESE DI MARZO 1768.]

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Rispondo alla vostra gentilissima ultima delli 12 di marzo, dove sento la spedizione delle Istruzioni del libro della Preghiera; e sommamente ringrazio V. S. Illma del dono della Filosofia del bello spirito1 e delle 50 Istruzioni al popolo.

L'Istruzione latina già è fatta in gran parte. Subito ch'è finita, ce la manderò per mezzo del Sig. Moschini, il quale prego V. S. Illma in confidenza di tenerlo contento con


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qualche regaluccio; perché l'uomo è di poca buona grazia; onde il mio fattore in Napoli, quando gli qualche incombenza per parte mia di mandare a V. S. Illma i libri o i manoscritti, bisogna che ci tratti con gran cautela; perché non è difficile ad infadarsi. All'incontro la sua cooperazione è necessaria; mentre vedo che puntualmente arrivano già per mezzo suo le cose che a lei mando; né saprei trovare altra via fuori di questa di Moschini.

signore, ora lascio ogni altra fatica e tirerò a sbrigare il libretto contra Febronio, e lo farò latino e già avevo cominciato a stenderlo in latino, e spero di mandarcelo prima che mi tocca ad uscire colla Visita per la diocesi. Il libro, per altro, verrà breve: non passerà otto o dieci fogli; perché scriverò solamente sovra il punto principale, dal quale dipendono poi tutte le conseguenze che ne ricava Febronio. Ma come che il detto autore è dotto ed astuto, mi bisogna fatica per rispondere e pesare le parole con molta ponderazione.

Io avevo cominciato, anzi ho abbozzato già due altre picciole dissertazioni, che dovranno andare nell'altra edizione della Morale, quando piacerà a Dio: l'una tratta del tirannicidio, ch'è una materia così agitata ne' tempi correnti; l'altra è una picciola dissertazione, ma faticata, contra un'opinione stravagante che difende il P. Patuzzi con alcuni autori francesi, suoi fratelli carnali, sostenendo non esser mai lecito l'uccidere un ingiusto aggressore, ancorché fosse necessario per difesa della propria vita: opinione stravagante e barbara, volendo obbligare ognuno a farsi uccidere da' suoi nemici; la quale è contra la sentenza comune, anche del P. Concina e degli autori che sono del rigido sistema. Basta; terminerò prima l'operetta contra Febronio, sotto nome finto, e poi queste due picciole dissertazioni con qualche altra cosa che servirà per l'edizione futura della Morale, quando dovrà farsi1.


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Scriverò al Sig. Oronzio Noè per la balletta, per quando giungerà.

Dell'altra mia opera della Pratica di amar Gesù Cristo, già sono stampati più fogli; perché l'opera già l'ho compita tutta, e spero che sarà molto gradita al pubblico e specialmente alle monache ed altre persone spirituali: poiché ivi si tratta di tutte le virtù, con bellissimi detti e fatti dei Santi, che ho trovati con molta fatica che vi ho spesa.

Sto vicino alla fossa e la morte mi sta sovra; onde bisogna che mi dia fretta prima che arrivi, e sia la benvenuta!

Resto con tutto l'ossequio confermandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S.] Per grazia di Dio, le Morali dopo gli Avvisi si sono cominciate a smaltire. Il male è che in Napoli si erano provveduti già delle prime edizioni, e non vogliono far doppia spesa; ma leggendo tante cose nuove in questa ultima, spero lo smaltimento.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Opera del P. Giov. Battista Noghera, Gesuita, intitolata Riflessioni su la filosofa del bello spirito.

1 In fatti, furono inserite nella settima edizione (lib. III, tract. IV, n. 381); ma per negligenza dell'editore, non furono più aggiunte nelle seguenti edizioni. Sono le stesse che si leggono nell'Homo Apostolicus, tract. VIII, cap. Il, n. 12 e 13.




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