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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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207. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Dice perché l'operetta contro Febronio vuol prima farla stampare in Napoli, benché in pochissime copie.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[MESE DI GIUGNO 1768].

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Io già stavo apparecchiato a mandarvi l'operetta consaputa; ma ho pensato meglio di mandarvela stampata: mentre, come già vi scrissi ed ora più rifletto, il manoscritto è


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così pieno di mille cassature e di mille aggiunte, grandi e picciole, che mi pare impossibile che non vi vengano mille errori, se non lo correggo io che l'ho composto; oltreché, quando io correggo le mie opere, sovra la stampa vi correggo molte altre cose che non avevo corretto sovra il manoscritto.

L'opera è picciola; se vi vengono errori, sarebbe affatto disprezzata. Intendo che il vostro revisore è attento; ma mi pare impossibile che possa correggere gli errori innumerabili, che certamente vi farebbe il compositore (tanto più che lo scritto è latino), supposto le tante cassature ed aggiunte che vi sono, e 'l male carattere con cui sta scritto; perché l'ho fatto scrivere un poco ad uno ed un poco ad un altro, e certe cose poco s'intendono.

E così si abbia pazienza di aspettare un altro poco; perché questi cinque o sei fogli che compongono il libretto li farò stampare in breve tempo, come già ho scritto al mio stampatore in Napoli.

L'altro motivo fortissimo che mi ha spinto a farlo stampare qui in Napoli segretamente e poi mandarvelo, è il gran rigore che vi è in Napoli per simili opere. Onde se aprissero la scatoletta per osservare il manoscritto, io avrei perduta la fatica di otto mesi, che difficilmente (come ho scritto di sopra) potrei arrivare a rifarla; e questo timore di perdere i manoscritti è stato il motivo più forte che mi ha spinto a farlo stampare in Napoli; perché qui correggerò io, tra breve tempo, l'opera che verrà migliore di quella che ora sta nel manoscritto. E poi gliene manderò una copia, che, se si perde, poco importa, perché le manderò l'altra; mentre ne farò tirare solamente otto o dieci copie. Anzi penso che, siccome si tirano i fogli, glieli manderò un foglio la volta dentro una lettera, perché così vengono più sicuri.

Mi costerà un poco di spesa, ma pazienza; giacché questa e cosa a favore della Chiesa in questa gran tempesta che passa.

Avverto una cosa. Se V. S. Illma, quando farà tirare quest'operetta, potesse togliere il suo nome, l'avrei a caro;


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ma non so se ciò potrà succedere; e se non può succedere, non sia per detto. Scusi se, per questa operetta, l'ho tanto tediata con tante mie lettere replicate; scusi, dico, perché quest'opera mi ha tenuto agitato per molto tempo, stante i tanti rumori che vi sono, e tuttavia crescono più presto che mancano.1

La Pratica di amare Gesù Cristo già sta in fine, e tra breve ce la manderò insieme coll'Istruzione [al popolo] latina.

E resto confermandomi

Di V. S. Illma

[Manca la firma.]

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Allude ai dissensi che andavano ogni dì più crescendo tra la Corte di Napoli e la S. Sede.




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