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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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216. AL P. D. ANDREA VILLANI.

Indica qual sarebbe il mezzo ed il modo di difendere la sua Morale contro le accuse mosse in Sicilia, ma stima meglio rimettersi senz'altro alla Provvidenza.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 6 NOVEMBRE 1768.

 

IL P. Blasucci mi scrive una premurosa lettera, ch'io informassi Tanucci che la nostra Morale non è quella che in Palermo ha spacciato per gesuitica.

Io, come vi scrissi, già feci le lettere a Targianni1, al viceré ed altri due vescovi della Giunta di Palermo.

In quanto a Tanucci, se ci va un Padre de' nostri, non avrà mai udienza. Bisognerebbe che ci andasse con [l'avvocato] D. Gaetano Celano, il quale facesse intendere a Tanucci ch'io non seguito il sistema probabilistico de' Gesuiti, ma tengo (e l'ho scritto nella Morale stampata) che dee seguitarsi la sentenza probabiliore2, e che non può seguitarsi l'opinione meno probabile, come insegnano i Gesuiti, e che il mio libro di Morale è stato esaminato in Napoli, per ordine del delegato, dal P. maestro Iorio ed altri teologi, e ch'è stato riconosciuto di dottrina soda, e non rilasciata come falsamente è stato rapportato al Sig. Targianni in Palermo.


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È certo che l'avvocato può fare assai più che un Padre nostro presso Tanucci.

Si può rappresentare di più che Mgr di Girgenti [Andrea Lucchesi], il quale era letterato, ha tenuto per più anni più soggetti della nostra Adunanza a missionare nella sua vasta diocesi e li ha lodati presso il Viceré come di sana dottrina; li ha sperimentati in tutta la sua diocesi, piena di uomini letterati; e ne ha avuto da ogni parte ottime relazioni del loro zelo e dottrina soda nel predicare, istruire e confessare, e ne ha avanzata supplica al Viceré di volerne degli altri simili Operarî; e che il ministro di Palermo, senza vederli o sentirlisperimentarli, per sola falsa prevenzione, e forse mala informazione di qualcheduno moderno rigorista di nome, li taccia per seguaci di morale lassa, gesuitica. Questo avrebbe da rappresentare Celano a Tanucci.

Ma ora mi viene un altro pensiero. Se Tanucci commette la revisione della mia Morale a qualche professore degli studi pubblici, questi per lo più sono rigoristi alla moda, che delle sentenze probabili poche ne ammettono; onde alcuno di questi farà una relazione forse peggiore di Targianni, e perciò temo che non facciamo peggio. Onde io lascierei fare quel che Dio dispone, senza mettere questo dado in tavola in Napoli, dove al presente stiamo passando guai.

V. R. mi dica il suo sentimento, e la benedico con tutti.

Di V. R. Fratello ALFONSO MARIA.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Consultore della Giunta di Sicilia.



2 Vedi lettera del 28 marzo 1767. pag. 297.




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