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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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224. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Gli dà notizie di una lettera pervenutagli dopo un anno; lo avvisa di alcune aggiunte per l'Homo Apostolicus e, saputo della proibizione della sua Morale, dà alcune ragioni per le quali gli sembra di non poter essere proibita per il sistema professato; quindi lo prega ad informarsi de' motivi di detta proibizione; finalmente gl'indica alcune omissioni e correzioni da farsi nell'Opera dommatica, che già gli ha spedita per la ristampa.

 

ARIENZO, 15 OTTOBRE 1769.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ora ricevo una lettera di V. S. Illma in data de' 26 novembre dell'anno scorso, sperduta nella posta ed attrassata, nella quale mi notizia aver ristampata la Pratica di


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amar Gesù Cristo e l'Istruzione [al popolo] latina colla Via Crucis, e che delle medesime operette me ne manda 50 per sorta in regalo, e 200 copie per sorta a vendere, e che già ne abbia rimessa al Sig. Oronzio Noè una balletta.

Io spero che detta balletta non sia perduta; onde stasera stessa ho scritto al medesimo, domandandogli conto di detti libri, riserbandomi subito, se ne ho avuta risposta, darne parte a V. S. Illma per sua quiete.

Io sto così rovinato di salute che, per lo più, me la passo dentro del letto, appena potendo dir la sola messa.

Se mai V. S. Illma non ha dato ripiglio alla ristampa dell'Homo Apostolicus, io mi trovo già fatte molte bellissime aggiunte e ce le manderei in risposta; onde la prego ad avvisarmi se già ha fatta la ristampa o no.

Ora sento, in questa sua, la proibizione della mia Morale in Portogallo. Che voglio dire? L'ho intesa con molta pena, e specialmente per lo danno di V. S. Illma. Ma che si ha da fare? Pazienza! Io avevo un certo amico che potea fare qualche cosa in Portogallo, ma ora è morto. Del resto, potrebbe V. S. Illma scrivere al suo corrispondente in Portogallo, che almeno cercasse di sapere per qual ragione è stata proibita.

Io, per altro, non seguito il sistema de' Gesuiti circa il probabile. Essi seguitano la massima: Qui probabiliter agit, prudenter agit; ma questa massima io la riprovo. Essi difendono fortemente che può seguirsi la meno probabile; ma ciò io lo nego e dico che, quando si conosce che la maggior probabilità sta per la legge, quella dee seguitarsi.

In quanto poi alle opinioni particolari, io non sono già rigorista, ma sono più stretto che largo, come si può vedere da tante opinioni da me riprovate, le quali sono stimate probabili da autori Gesuiti, da' Salmanticesi, e da altre Religioni: ciò apparisce dall'Elenco, posto a principio dell'opera, delle opinioni da me riprovate.

Almeno sapessimo perché l'hanno proibita; acciocché io possa rivocarmi, se vi è cosa da rivocare. Del resto, in Napoli è


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stata osservata e letta tutta e di proposito dal teologo, assegnato dal Re per rivedere i libri, ed è stata approvata e lodata.

La prego poi ad avvisarmi, subito che ha ricevuto il libro nuovo sopra il Concilio di Trento, che già ho inviato a lei per mezzo del Sig. Moschini, insieme con alcune aggiunte manoscritte che vi sono di dentro.

A rispetto di questo libro, ella osserverà la pagina 356, n. 15, Pietro Soave. Ivi, dopo sei versi e dopo il punto, si dice: Si ammirerà alcuno ecc.; tutto questo che seguita colle dette parole Si ammirerà sino al num° 16 sarà bene che si tolga costì in Venezia1; perché ivi, da certe lettere che trascrivo del Soave, ch'è lo stesso che il vostro Paolo Sarpi, fo vedere che il medesimo


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era sospetto di Fede: cosa che in Venezia non la passeranno, onde è meglio levarlo per non mettere a rischio tutto il libro, se V. S. Illma desidera ristamparlo.

Di più si veda la pag. 17, n. 26, ove si dice così: Contra il libro di Tobia si oppone per che non si ritrova nel canone degli Ebrei; ma si risponde ecc. In vece di queste parole: ma si risponde ecc., si ha da mettere: ma già si è risposto al num. 24 che Esdra ecc.; e seguita come sta al detto num. 26.

Di più, alla pag. 40, n. 8, ove al secondo verso si dice: Vi sono tre opinioni, si ha da mettere: Vi sono più opinioni.

E con ciò resto raffermandomi

Di V S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 L'omissione qui indicata, come si vede nella edizione del Remondini fu veramente fatta, e poscia ha avuto luogo in tutte le altre successivamente pubblicate sinora. Nel desiderio che questo vuoto voglia per l'avvenire riempirsi, riproduciamo qui il passo, come si legge nella prima edizione di Napoli, (la stessa che il Santo dice nella lettera aver mandata a Venezia) fatta quell'anno nella stamperia di Gianfrancesco Paci.

"Si ammirerà alcuno che un cattolico, qual era il Soave, parlasse in tal modo contro questi ed altri canoni del Concilio, che si appartengono alla Fede. Ma qual maraviglia che osasse d'impugnare i decreti conciliari chi non ripugnava di metter bocca alla Fede cattolica, come apparisce dalle sue lettere (rapportate dal Cardinal Pallavicino nella Storia del Concilio, part I, introd, cap. 2, pag 4.) scritte a Castrino, ugonotto in Francia. Queste lettere furono intercettate da Roberto Ubaldini, nunzio del Papa in quel regno, e poi furono comunicate a Paolo V, che lasciò scritta di suo pugno la memoria di ciò, veduta dallo stesso Card. Pallavicino. In una lettera de' 13 di aprile 1611 dicea così: Io saprei volontieri se la Regina favorisce Condé, siccome anche se vi è speranza che i riformati acquistino qualche maggior vantaggio nella causa di Religione; perché qui io miro sopra ogni altra cosa, persuaso che questo servirebbe per far entrare l'Evangelio in Italia. In un'altra lettera de' 21 di dicembre 1610, diceva: La conservazione di Sulli mi piace sommamente per gli aiuti, che ne possono ricevere i riformati. Bisognerà che gli Ugonotti sieno rispettati, ed essi faranno bene non perdonando al domandare; massime che tutto quello che sarà in lor favore, sarà in servizio di Dio ed in umilità del re. Di più riferisce il Card. Pallavicino, nel luogo citato pag. 5, essergli stato scritto dal Signor di Lionne, quel gran ministro del ”cristianissimo re Luigi XIV, ch'essendo mandato il Sig. Sommerdit, ambasciatore de' Signori Olandesi, alla patria del Soave, il Soave disse: Mi rallegro sommamente di esser vivuto sino a tanto, ch'io abbia veduto nella mia patria un rappresentante di quella republica, la quale conosce meco questa verità, che il Romano Pontefice è l'Anticristo".

16. Ma rispondiamo " ecc.






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