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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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227. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Dolente perché siasi posto mano alla ristampa dell'Homo Apostolicus, prega a sospenderla finché non mandi le aggiunte, fra cui una molto importante; parla d'altri libri da pubblicarsi, e dettogli della buona sorte toccata in Napoli all'opera sul Concilio di Trento, si augura lo stesso in Venezia, per il che suggerisce una cautela da prendere.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, LI 20 NOVEMBRE 1769.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

In questo punto ricevo l'ultima sua delli 4 novembre, dove sento con mia pena che V. S. Illma già ha cominciato a mettere anticipatamente sotto il torchio l'Homo Apostolicus. Dico con mia pena; perché ora già sto compiendo le aggiunte (le quali già sono fatte, solo si hanno da rivedere) e tra queste aggiunte vi è specialmente la prima, cioè la più importante, che ha bisognato farla da capo; perché quella che ci stava era fatta secondo il modo antico e colli termini antichi, sicché se ora uscisse l'Homo Apostolicus, verrebbe quasi a contraddirsi con quel che sta posto all'ultima ristampa della Morale grande. Perciò mi ha bisognato fare una doppia fatica per fare di nuovo la Dissertazione, ossia dichiarazione della questione sulle opinioni probabili; onde consideri ella quanto m'importa che ora si muti la detta Dissertazione, secondo presentemente l'ho scritta. Mi dispiace che questa ha da venire al principio, cioè


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nel primo trattato de Conscientia. Pertanto ultimamente, con un'altra mia, la pregai che senza meno trattenesse la stampa fino all'arrivo delle mie aggiunte; e di ciò ora la torno a pregare, acciò l'opera venga perfetta.

Già ho scritto in Puglia per ricuperare la balletta consaputa dal Sig. Oronzio Noè, che mi avvisò di tenerla in suo potere. Subito che mi sarà pervenuta, ce l'avviserò.

L'opera delle Prediche1, tuttavia sto faticando, per tirarla a fine.

Dietro le Prediche penso di mettervi certi altri opuscoli molto utili.

In quanto a Portogallo, pazienza!

In quanto poi all'opera sul Concilio di Trento, in Napoli la Corte si era posta in sospetto che vi fosse qualche cosa contra i diritti regi; ma per grazia di Dio hanno veduto che non ci è niente, mentre io sono stato attentissimo a non parlare di tal materia. E così spero che vedranno la stessa verità costì in Venezia.

Solamente in Venezia ad alcuno può dar fastidio quella nota, che io ho scritta alla sessione XXIV al num. 15, dove parlo della poca buona fede di Pietro Soave; e perciò io scrissi a V. S. Illma nell'altra mia che quel pezzo, dove di ciò si parla nel luogo citato (dico solo di quel che io ivi scrivo della mala fede del Soave), potrà levarlo; perché non importa niente né guasta il senso.

Io le aggiunte spero senza meno inviargliele nella settimana seguente; e sappia che mi sono costate molta fatica; e resto rassegnandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 

 




1 Sermoni compendianti.




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