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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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229. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Manda le aggiunte per la 3a edizione dell'Homo Apostolicus cogli avvertimenti di cui sopra, e trovandosi nella impossibilità di occuparsi della vendita dei libri, chiede che ha a farsi di quelli spediti ed insieme suggerisce un mezzo per poterli facilmente smaltire.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

[ARIENZO, 26 NOVEMBRE 1769.]

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Mando le aggiunte per l'Homo Apostolicus. V. S. Illma faccia leggere al compositore ed al revisore le prime tre carte, che sono di diversa mano e stanno avanti lo scritto lungo della Questione del Probabile; perché vi sono in esse più avvertimenti per l'uno e per altro. Ma il principale avvertimento per tale scritto è che il compositore ha da prendersi fastidio alla composizione, perché il carattere è alquanto scabroso; ed essendo latino e componendolo chi non sa di latino, prenderà molti abbagli. Onde bisogna che il revisore sia molto perito nel correggere tutti gli abbagli, e specialmente stia attento alla puntatura ed anche alle lettere grandi o picciole, che si han da mettere al principio delle parole.

Questo libro può essere molto utile per tutti e specialmente per li seminari; ma perciò bisogna che la stampa venga corretta quanto più si può. V. S. Illma ha prudenza, ed a questa io mi rimetto.

Per la balletta che mi avvisò il Sig. Oronzio di trovarsi già in mano sua, ho scritto, ma non l'ho ricuperata ancora.

Mi ricordo che V. S. Illma mi scrisse che mi mandava molte copie della Pratica d'amare Gesù Cristo e dell'Istruzione [al popolo] latina, affine di smaltirle; ma bisogna che le


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faccia sapere che a me difficilmente potrà riuscire di smaltirle; perché in quanto all'Istruzione, li preti miei si hanno pigliata già l'Istruzione volgare, e loro piace più la lingua volgare che la latina. Per la Pratica poi, pure vi è difficoltà, perché li preti miei sono poco amanti di libri. E le dico, generalmente parlando per tutte l'altre sorte di libri, quando era vivo il P. Ferrari, esso si prendea la cura di smaltirli per diversi paesi; ma presentemente non ho niuno che abbia questa abilità né che voglia farlo. Onde penso, tutte quelle copie di libri, ultimi ed antichi, che ho fatti conservare in Napoli di V. S. Illma, penso che si dovessero dare a qualche libraro di Napoli, acciocché li smaltisca come meglio si può; altrimenti temo che non si perdano, mangiati da' sorci o dalle tarle.

La prego a scrivermi come vuole ch'io faccia, mentr'io vorrei servirla con tutte le forze mie; ma non so che fare, specialmente nello stato miserabile in cui mi trovo, di star cionco sovra d'un letto.

Il meglio sarebbe trovare uno de' nostri librari che si comprasse tutte queste copie rimaste in sano; altrimenti chi troverò che assista ad esigere il prezzo di ogni copia che si vende in Napoli? Se V. S. Illma avesse amico alcuno di questi librari in Napoli, me l'avvisi; perché consegnerei a lui tutte le stampe. Torno a dire, io mi confondo circa queste copie; mi dica V. S. Illma come vuole ch'io faccia, perché desidero ch'ella non ne patisca danno.

Resto rassegnandomi

Di V. S. Illma

Devmo servitore vero obblmo

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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