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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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232. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Si consola della sospensione fatta nella ristampa dell'Homo Apostolicus, in cui raccomanda d'inserire ad ogni modo un nuovo trattato che manderà colle aggiunte; parla ancora del libro de' Sermoni e de' suoi pregi, e di un'altra opera molto utile a cui vuole por mano; raccomanda infine la stampa delle opere ascetiche riunite.

 

ARIENZO, 24 DICEMBRE 1769.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ieri ricevei l'ultima vostra delli 9 di questo, colla quale mi sono consolato di sentire che non proseguirà la stampa finché non riceverà le aggiunte, per le quali bisogna che V. S. Illma abbia pazienza, mentre ieri anche appunto [il Sig. Moschini] mi mandò a dire che non ancora avea mandati a V. S. Illma gli scritti delle aggiunte, perché aspettava tra breve la congiuntura; il che mi diede molta pena, sapendo la premura di V. S. Illma.

Ma bisogna aver pazienza, mentre stiamo troppo lontani; che se stessimo vicini, ce l'avrei mandate per uno apposta, perché anche a me preme che venga perfetta quest'ultima ristampa, dopo la quale Dio sa quando si farà l'altra. Molto mi dispiacque di sentire che l'opera stava sotto il torchio; perché mi diede timore che già fosse cominciata a stamparsi quella parte, dove sta il trattatino della Probabile. Ma quello che vi era, non serve; perché ora sta aggiustato di altra maniera più bella, più chiara e più compita; e si è faticato molto per ridurlo in latino, perché io lo tenevo fatto in volgare.

Onde la prego in ogni conto a non lasciare di farlo stampare quando l'avrà. Ma in questi tempi d'inverno il trasporto di simili scritti sempre è più difficile, per ragione de' tempi rotti che corrono. A quelli che richiedono il libro, V. S. Illma scriva che pazientino un altro poco, se vogliono l'opera compita, come si sta facendo colle mie aggiunte.

Nell'altra mia, le scrissi che già ho ricevuta la balletta da Manfredonia, con molto spesa che vi è andata per lo trasporto.


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Circa l'opera del Concilio, ho saputo di più che sia andata alla Corte già la relazione firmata, dove si è detto che l'opera mia è tutta innocente e non v'è cosa da notare.

Il Domenicale si prosiegue a stampare, e spero a Dio che sia gradito da tutti. I sermoni vengono brevi, ma sono pieni di sugo, ed ogni sermone almeno forse mi costa 15 giorni di fatica, quando sto spicciato; perché, quando vi son negozi del vescovado, ho bisogno di tempo più lungo. Ma già ho compito il sermone 37°; restano a farsi 17 altri sermoni. Spero che il Signore mi dia tempo di finirli.

E dopo questa fatica ne medito un'altra più bella; ma non so se avrò tempo di compirla, perché la fatica è grande, ma sarebbe molto applaudita. Meditò di fare l'Istoria delle Eresie, ma non a lungo, come han fatto gl'altri e specialmente il Bernini. L'opera mia penso che non verrà più grande che quanto l'opera della Fede; ma verranno in ristretto compilate l'eresie più celebri, come di Ario, Nestorio, Eutiche, Montano e simili. L'altre eresie poi, che hanno avuto meno seguito, verranno solamente accennate. Ma come verranno descritte le dette eresie più celebri, non vi è niuno libro che l'ha fatte come le fo io, e mi servo non solo degli antichi ma di tutti gli storici moderni, come di Fleury, Orsi, Bernini e di altri simili; e già ho cominciato a notarne molte cose, acciocché non mi uscissero dalla memoria.

A me seguitano poi le richieste di avere le opere mie ascetiche, unite insieme in un corpo. Ma questo corpo solo V. S. Illma può farlo. Basterebbe che unisse almeno quei libri che hanno avuto più applauso e smaltimento, come il libro delle Monache, gli Esercizî a' preti, la Novena di Natale, l'Apparecchio alla morte, le Glorie di Maria, la Via della salute, la Preghiera, la Pratica di amar Gesù Cristo; perché la Verità della Fede e [il libro] del Concilio non sono opere ascetiche.

Resto raffermandomi

 

Di V. S. Illma Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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