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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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249. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Dice delle pratiche fatte per impedire a' librai di Napoli la ristampa del Domenicale, di cui gli annunzia altresì la traduzione sulla quale gli chiede il parere per estenderla agli altri opuscoli annessi; parla della proibizione dell'Homo Apostolicus avvenuta nel Portogallo, e chieste nuove della stampa della Morale del Patuzzi, manifesta i suoi timori per l'approvazione della Storia delle Eresie, e perché.

 

[ARIENZO, MESE DI NOVEMBRE 1771]

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

In uno stesso tempo ricevo due sue stimatissime, nell'ultima delle quali mi consola colla notizia che sperava di aver il mio libro delle Prediche col corriero di Roma. Spero dunque che a quest'ora, senza meno, l'abbia ricevuto e posto sotto al torchio; mentre qua già si è pubblicato, ed ancora si è cominciato a smaltire.

Sa Dio quello che ho dovuto fare per impedire la ristampa a' librari, mentre molti hanno fatto premure e premure grandi


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per ristamparlo; anzi fui assicurato che uno di costoro già n'avea stampato sino a sette fogli. Io però, per impedire il corso a questo e l'adito ad altri, come le feci scrivere da questo mio segretario D. Felice, ho impetrato, con qualche spesa, dalla Corte la proibizione ad ogni libraro di Napoli che non avesse ardito ristampare il suddetto mio libro per più anni senza mia espressa licenza, sotto gravi pene. Lascio considerare a V. S. Illma il rumore de' librari e stampatori, allorché fu loro notificato l'ordine della Corte.

Io ho già dato da più mesi a tradurre il suddetto libro, e già si sta traducendo, ed oggi ho fatto scrivere per la sollecitudine1, Vorrei sapere se V. S. Illma si contenta di aver tradotte le sole Prediche o pure tutti gli opuscoli che vi sono dietro; mentr'io penserei che potrebbe bastare se si traducessero le Prediche e qualche opuscolo più necessario, come sarebbe quello Del modo di predicare alla semplice e qualche altro; onde subito che può, mi dia risposta su questo particolare.

Sento che in Portogallo sia stato proibito il mio libro Homo Apostolicus. Per altro, sono stato ammirato come si sono trattenuti a proibirlo sinora; giacché da tanto tempo aveano proibito la Morale grande. Che volete che dica? Sia fatta la volontà di Dio!

Sappia però, a sua consolazione, che in Napoli vi è smalto, e già io solo, coll'aiuto del mio segretario, ne ho smaltito fra poco tempo 23 [copie], e già ho mandato il denaro in Napoli per consegnarsi a Moschini.

Avendo proibita la Morale grande, per conseguenza doveano proibire anche il compendio, mentre l'Homo Apostolicus cita sempre la grande; onde mette quasi in necessità i lettori di comprarsi la grande per restare appieno soddisfatti nelle questioni. Del resto, si vede che non già l'han proibito forse per la dottrina larga, ma perché mi han creduto partigiano de' Gesuiti;


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e perciò hanno proibito ancora Antoine, con tutto che Antoine insegna una sentenza troppo rigida: per lo che, quantunque sia Gesuita, si è fatto amico di Concina e di Patuzzi1.

A proposito di Patuzzi, desidero sapere se si seguita a stampare la sua Morale.

Spero, nell'altra posta, aver notizia che già V. S. Illma avrà ricevuta la copia del mio libro [de' Sermoni] colle aggiunte; ma in ogni caso che si fosse perduto per via, me l'avvisi; ch'io subito le manderò l'altra colle stesse aggiunte, le quali tengo tutte notate.

Sappia V. S. Illma ch'io avevo disperato già quasi di vedere l'uscita di questo libro. Per narrare gl'intrichi che vi sono occorsi, vi vorrebbe un altro volume. Si tratta che vi ho faticato da un anno e mezzo per aver la pubblicazione. È segno ch'avrà da fare profitto; mentre il demonio si è pigliato tanto fastidio per non farlo uscire; e temo che maggior fastidio abbia da pigliarsi per quest'opera molto faticata e molto utile dell'Istoria delle Eresie colle loro Confutazioni, la quale già sta circa il fine.

Mi riprotesto

Di V. S. Illma

Devmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S. del segretario2] Felice le bacia le mani e tanto la riverisce, e spera per la ventura posta mandarle il tanto desiderato ritratto del Prelato, avendolo fatto fare in piccolo sopra una carta, ed ora si stanno facendo


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pure i versi: onde lo riceverà dentro una lettera; avendolo fatto dipingere a mezza vita, ma senza atteggiamento, ponendo in libertà di V. S. Illma situarlo come stima.

Su questo capo non risponda; e la prego, quando poi l'ha ricevuto, solo far sapere aver ricevuta la cosa, e mai nominar ritratto, tenerlo sempre segreto col non confessar mai averlo ricevuto da me, D. Felice; perché poi il Prelato, quando lo vedrà, potrà supporre qualche Padre o altro avercelo procurato, essendo egli geloso su questo fatto.

Credo averla ben servita, non meno per questo, che per aver pensato a far uscire l'ordine di non ristamparsi il Domenicale in Napoli, e ciò a solo fine di ben servirla.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Non si sa se questa traduzione fosse condotta a termine; ma è certo che non fu mai pubblicata.

1 E ben si apponeva il Santo, poiché il furore veramente maniaco contro i Gesuiti (come nota Carayon. Documents inédits, Vol. IX, pag. 303,189; 622, 263) non si fermò alla semplice proibizione delle loro opere, ma giunse a tale che nel 1775 si promulgò un decreto che comandava sotto gravi pene a tutti i sudditi della Corona, di qualsiasi classe e dignità, religiosi e secolari, di bruciare tutti i libri, scritti da Gesuiti. Di qui niuna maraviglia che venissero colpiti tutti quelli autori che, per qualunque titolo, fossero in voce di Gesuiti.



2 Questo poscritto fu aggiunto all'insaputa del Santo; il che era facile al segretario. Questi fu di quei sacerdoti, di cui parla D. Salvatore Tramontano (Vedi la nota lett. XCVIII. pag. 161), che si adoprarono per avere il primo ritratto del Santo per mezzo del pittore Bernardo Caraviello. Qui egli dice di mandarglielo; ma il Remondini, non sappiamo per qual ragione, forse per non disgustare il Santo che vi era affatto alieno, non pose a capo della 9a edizione della Morale che il secondo ritratto, inviatogli due anni innanzi la beata morte.




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