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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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252. AL MEDESIMO.

Si lamenta con lui dei termini poco onorifici con che il regio revisore aveva espressa l'approvazione della suddetta opera, temendone danno per la gloria di Dio a cui doveva unicamente servire.

 

[ARIENZO, PRINCIPIO DI APRILE 1772.]

 

Quando dice [il canonico Simioli] che non mi son servito di autori critici, è lo stesso che dire che ho scritto quello che a caso ho trovato e che ho fatto di ogni erba fascio. Il dire che ho cercato più di convertire che di convincere viene a dire che ho parlato da divoto, non già da teologo; e che le ragioni poco provano e che i miei sentimenti son dettati più dal cuore che dalla mente, ciò sarebbe svergognare affatto l'opera: parole che significano che io ho scritto da scimunito.

Io non mi fido di far uscire il libro con tal vituperio. Io non l'ho scritto per lode mia, ma per la gloria di Dio. Ma quale sarebbe la gloria di Dio, se il libro esce con un tal discredito fatto dallo stesso revisore?1


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Non ci è rimedio: chi vuole stampare, bisogna che si apparecchi a crepare. Se io avessi stampato per la gloria mia, e non di Dio, mi sentirei disperato.

Prego raccomandarmi a Gesù Cristo che mi faccia soffrire con pazienza questa mortificazione.

Conforme ad un'antica copia.

 




1 Ecco l'approvazione del Simioli al Cappellano Maggiore, quantunque forse alquanto mitigata per favorire il Santo:

 

Illme e Rme Domine.

 

Librum, cui titulus Trionfo della Chiesa, cioè Istoria dell'Eresie et,... ut jus tuum facerem, amplissime Praesul, summa celeritate ac voluptate perlegi, in eoque animum ac mentem religiosissimi Praesulis veluti in tabula depictam intuitus, sensi quantum adlaboravit non tam a criticis, quam a doctis piisque scriptoribus seriem historiae per singulas aetates

adtexere, et ad calcem cum haereticis sive antiquioribus sive recentioribus congredi, consertis tum a veterum commentariis, tum etiam a privata sui ipsius sententia argumentis: in quo opere quandoque fides, quandoque ingenium, semper pietas singulis elucet in partibus. Edi posse censuerim, si per Te liceat, amplissime Praesul. - Datum Neapoli die 2a mensis Aprilis 1772.






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