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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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253. AL SIG. MARCHESE BERNARDO TANUCCI, PRIMO SEGRETARIO DI STATO ECC.1  

Gli dedica l'opera Trionfo della Chiesa cioè Istoria dell'Eresie colle loro confutazioni.

 

ARIENZO, ANNO 1772.

 

Eccellenza,

Dovendo dar fuori questa mia opera dell'Istoria dell'Eresie, non ho saputo a chi meglio dedicarla che a V. Ecc. la quale, stando sempre a lato del nostro augustissimo Principe, ha mai sempre col medesimo zelato per gl'interessi della nostra santa Religione contra i miscredenti, e contra gli errori da' medesimi


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in tanti loro libri vomitati. Son noti da per tutto i pregi della Ecc. V., non solo per la vasta cognizione che ha della vera giurisprudenza e del buon modo di governare gli Stati, come anche dell'erudizione di tutte le altre scienze che costituiscono un vero letterato; ma più per la rettitudine colla quale sinora ha sostenuta la sublime carica di primo Ministro del Re, nostro Signore, col non essere stato mai accettator di persone, e non essersi mai fatto trasportare o dal proprio interesse o da' rispetti umani, e che altre prerogative che adornano la degnissima persona di V. Ecc., e l'han renduta e renderanno meritevole di ogni lode presso tutte le nazioni presenti e future.

Soprattutto sarà di eterna memoria l'ammirabil zelo, con cui si è sempre segnalato in aver continua cura che si conservasse illibata la nostra sagrosanta Religione in tutto il Regno, e specialmente in questa capitale, che vantasi del titolo di Fedelissima. Di ciò è una pruova troppo manifesta la somma premura avuta da V. E. in far proibire, con rigorosissime pene, l'introduzione de' libri infetti di errori contra la Fede, e nel far castigare i trasgressori di tali sante leggi, con introdurre e vendere in questa città tai pestiferi libri.

Tutti questi motivi (tralasciando gli altri, per non esserle più di tedio e più non offender la sua modestia) questi, dico, uniti alla venerazione che le professo, mi hanno spinto a dedicarle questo mio libro; sperando che V. E, si degnerà per sua bontà di accettare il mio ossequio, con proteggere, così l'opera, come l'autore contra coloro i quali, non sentendo bene della nostra santa Fede, si armeranno per discreditarla.

E con ciò imploro a V. E. dal Signore molti altri anni di vita, colmi di beni spirituali e temporali, in remunerazione del suo merito, e per bene e vantaggio di tutto questo Regno.

Di V. Ecc.

Umo divmo ed obbmo servo vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata de Goti

Conforme al foglio stampato a capo dell'opera.

 




1 Ad alcuni recheranno forse maraviglia le lodi date dal Santo, in questa lettera, al famoso Tanucci. Ma oltreché si tratta di una semplice dedica, in cui di questa merce si suol abbondare anziché no, ed il Santo se ne valeva pei santi suoi fini di muoverlo a sostenere i buoni libri come ad impedire la propagazione dei malvagi; bisogna pur dire che il Tanucci, quantunque regalista in supremo grado e, come tale, contrario in moltissime cose alla Chiesa ed agli Ordini religiosi, non era tuttavia un rinnegato ed empio di professione; anzi non gli mancarono sentimenti di pietà, che manifestò specialmente alla sua morte, come può vedersi nella sua biografia, scritta dal Sig. duca di Lauria, Pietro Ulloa. E pare che, a vantaggio della Religione, abbia pur compiute quelle opere, degnissime di lode, cui accenna il Santo.




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