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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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259. AL SIG GIAMBATTISTA REMONDINI.

Lo compatisce e conforta in un grave travaglio incoltogli, promettendo l'aiuto di molte messe e preghiere; ricorda altre cose già scritte, e in fine si scusa di non potere, pel suo stato di salute, servirlo meglio per lo smaltimento de' libri.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, LI 15 LUGLIO 1772.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho ricevuta la sua, colla quale da una parte mi sono rallegrato di rivedere il suo carattere, che da molto tempo non aveva veduto; ma, dall'altra parte, mi sono molto rammaricato in sentire il travaglio che passa1.

Io già m'immagino che sia coi ministri della Republica. Le dico che io l'ho inteso come fosse stato mio proprio. Non dubiti delle orazioni e messe. Io stamattina ho celebrato per questo affare, ed appresso dirò altre messe per lo stesso, e farò celebrare anche da altri e dare altre limosine. Di più, farò raccomandare questo negozio a due monasteri di monache di buono spirito, specialmente a quello fondato da me, nella città di Sant'Agata, cinque o sei anni fa2, ch'è un monastero di Sante, di vita comune e perfetta osservanza. Stasera scriverò che facciano, apposta per quest'affare, una novena alla Madonna, e scriverò ancora ai Padri miei della Congregazione del SS. Redentore


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che facciano pure un'altra novena. Confidiamo in Gesù Cristo e Maria SSma, e spero che cesserà la tempesta o che almeno riesca più dolce di quello che minaccia. E la prego poi. di tenermi avvisato come passa l'affare, per mia consolazione

Scriverò ancora al Sig. Oronzo Noè in Manfredonia per ricuperare la balla, che mi scrive de' libri, del Domenicale e dell'Opera [dommatica] contro li Riformati, e la ringrazio sommamente del regalo degli uni e degli altri, insieme col Reclusio: De potestate parochi.

In quanto poi all'opera di Lucca della Storia della filosofia, aspetto la notizia del prezzo che ho da mandare. Il mercante Signori promise di darmi il sesto tomo nel mese di maggio; ma sinora non l'ho avuto ancora, e non vorrei che l'opera mi restasse spezzata.

Io, pochi giorni sono, mandai a V. S. Illma un'altra mia, dicendo che già avevo consegnata al Sig. Moschini l'opera dell'Eresie, e che egli stava aspettando la congiuntura per mandarcela.

Per i Domenicali e le altre cento copie contra gli eretici, vedrò di fare quel che posso per farle smaltire; ma io non pratico più in Napoli: mentre, per l'ultima infermità ch'ebbi, non posso più viaggiare, né mi reggo in piedi: appena dico la messa. All'incontro, li preti della mia diocesi non sono amici di comprar libri, e perciò mi sento affliggere di non potere smaltire, come io vorrei, tutte le copie che mi ha mandate: faccio quel che posso.

Avrei desiderato, siccome mi pare di averle accennato in altre mie lettere, che V. S. Illma avesse presa qualche corrispondenza più stretta con alcuni librai di Napoli, perché i librai possono smaltire i libri meglio di quel che posso io.

Del resto, come ho detto, farò tutto quel che posso.

E resto con tutto l'ossequio rassegnandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Questo travaglio, noi non sapendone altro, ci pare possa riferirsi a quanto si narrava nell'anno 1875 ad un nostro Padre da un vecchio ottogenario, già segretario della famiglia Remondini. "Nella sua rinomata calcografia, il Remondini - così il buon vecchio - aveva pubblicato una magnifica incisione rappresentante la Chiesa, che aveva al di sotto una gran porta collo stemma di Spagna, e sopra le parole: Portae inferi non praevalebunt adversus eam. Il governo spagnuolo ne fu così offeso che ebbe chiesto, non senza gravi minaccie, dalla Serenissima di Venezia la testa del Romondini. La cosa fu trattata diplomaticamente, e vennero interposti insigni personaggi, finché la morte del principale avversario del Remondini non cessò le ulteriori insistenze.



2 Il monastero della monache del SS. Redentore, ossia Redentoriste.






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