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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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286. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Gli dà notizie di sua salute, peggiorata assai, causa specialmente l'ultima opera che gli propone per la stampa, e torna a parlare della vendita de' libri.

 

Viva Gesù, Giuseppe e Maria!

ARIENZO, 22 MAGGIO 1774.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Io sono stato travagliato colla salute e specialmente colla testa; onde i medici si sono affaticati a rimediarvi con emissari, vessicanti ed altri rimedi. Ora sto meglio; e perché da molto tempo non le scriveva, ho voluto ora risolvermi a scriverle.

Buona parte alla mia infermità di testa vi ha avuta l'opera della Traduzione de' Salmi, che per grazia di Dio già ho finita, e fra giorni uscirà fuori. Quest'opera mi è stata di una fatica incredibile. Desidero sapere se, dopo ch'è uscita, V. S. Illma desidera che ce la mandi; perché ce la manderò per la solita via di Moschini. Dico ciò; perché non vorrei esserle più di tedio colle stampe di questi miei libri, con cui l'ho infastidito per lo spazio di molti anni.

In quanto alle copie della Morale, io qui ne ho smaltite alcune al miglior prezzo che ho potuto trovarne, per rimborsarmi così la spesa fatta per lo porto, come de' danari dati di limosine per conto di V. S. Illma; e già mi sono rimborsato in buona parte.

Ella saprà forse la disgrazia avvenutami di aver perduto quel buon Fr. Francesco1 che facea in Napoli tutti i miei negozi, il quale morì all'improviso e mi lasciò tutte le cose imbrogliate. Ora ho posto in Napoli un altro Fratello2. [per cui]


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ho fatto fare diligenza per lo smaltimento de' suoi libri, il quale mi scrisse di aver trattato con un certo libraio. Ora gli voglio tornare a scrivere per vedere di concludere il trattato.

Mi dispiace ch'io son povero cionco, confinato qui in un pontone di questa mia diocesi. Il Fratello morto sempre vendeva da quando in quando alcune delle opere vostre; il Fratello nuovo è poco pratico. Del resto, voglio vedere di seguire a fare quel che posso.

La disgrazia è che V. S. Illma non tiene niuno corrispondente fidato in Napoli, che tenga qualche libreria; perché i librari ben trovano essi il modo di smaltire i libri, quando vogliono. Finalmente, ella mi comandi e veda che posso fare per servirla, ch'io son pronto.

Mi avvisi di sua salute, e mi comandi. Per parte mia, io non lascierò di fare quelle diligenze che posso. E con ciò resto confermandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Il Fr. Francesco Tartaglione era morto il 21 marzo di quest'anno 1774, ed il Santo avea conosciuta la sua morte per via soprannaturale. Ved, la nota del tom. II, pag 275.



2 Il Fr. Michele Ilardo.




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