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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO II

«Statutum est».1 È certo dunque che tutti siamo condannati a morte. Tutti nasciamo, dice S. Cipriano,2 col capestro alla gola; e quanti passi diamo, tanto ci avviciniamo alla morte. Fratello mio, siccome voi siete stato scritto un giorno nel libro del battesimo, così avrete un giorno da essere scritto nel libro de' morti. Siccome voi nominate ora i vostri antenati, la buona memoria di mio padre, di mio zio, di mio fratello; così i posteri avran da dire anche di voi. Siccome avete più volte udito sonare a morto degli altri, così gli altri avran da sentire3 sonare di voi.


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Ma che direste voi, se vedeste un condannato a morte che andasse al patibolo burlando, ridendo, girando gli occhi e pensando a commedie, festini e spassi? e voi ora camminate già alla morte, ed a che pensate? Guardate in quella fossa quei vostri amici e parenti, per cui già si è eseguita la giustizia. Che spavento a' condannati il vedere sulla forca i compagni già appesi e morti! Guardate dunque quei cadaveri, ognun de' quali vi dice: «Mihi heri, et tibi hodie» (Eccli. 38. 23). Lo stesso vi dicono ancora i ritratti de' vostri parenti defunti, i loro libri di memoria, le case, i letti, le vesti da loro lasciate.

Qual pazzia maggior4 è dunque sapere che si ha da morire, e che dopo la morte ci ha da toccare o un'eternità di gaudi o un'eternità di pene; pensare che da quel punto dipende l'essere o eternamente felice o eternamente infelice, e poi non pensare ad aggiustare i conti e prendere tutti i mezzi per fare una buona morte? Noi compatiamo coloro che muoiono di subito, e non si trovano apparecchiati alla morte: e noi perché poi non procuriamo di stare apparecchiati, potendo anche a noi accadere lo stesso? Ma o presto o tardi, o con avviso o improvvisamente, o ci pensiamo o non ci pensiamo, abbiamo da morire; ed in ogni ora, in ogni momento ci accostiamo alla nostra forca, che sarà appunto quell'ultima infermità, che ci ha da cacciare dal mondo.

In ogni secolo le case, le piazze e le città si riempiono di gente nuova, ed i primi son portati a chiudersi ne' sepolcri. Siccome per coloro son finiti i giorni della vita, così verrà il tempo, in cui né io,5 né voi, né alcuno di quanti al presente viviamo, viveremo più su questa terra. «Dies formabuntur, et nemo in eis» (Salm. 138. 16).6 Saremo allora tutti nell'eternità, la quale sarà per noi un eterno giorno di delizie o un'eterna notte di tormenti. Non ci è via di mezzo; è certo, è di fede che l'una o l'altra sorte ci ha da toccare.

Affetti e preghiere

Amato mio Redentore, non avrei ardire di comparirvi avanti, se non vi rimirassi7 appeso a questa croce, lacerato, schernito e morto per me. È stata grande la mia ingratitudine, ma è più grande la vostra misericordia. Sono stati grandi i miei peccati, ma sono più grandi i vostri


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meriti. Le vostre piaghe, il vostro sangue, la vostra morte sono la speranza mia. Io meritava l'inferno dal punto del primo mio8 peccato: appresso io tante volte ho ritornato ad offendervi, e Voi non solo mi avete conservato in vita, ma con tanta pietà e con tanto amore mi avete chiamato al perdono, e mi avete offerta la pace. Come posso ora temere che mi discacciate da Voi, ora che v'amo ed altro non desidero che la grazia vostra?

Sì v'amo con tutto il cuore, o caro mio Signore; ed altro non desidero che amarvi. V'amo e mi pento di avervi disprezzato, non tanto per l'inferno che mi ho meritato, quanto per avere offeso Voi, mio Dio, che mi avete tanto amato. Via su, Gesù mio, aprite a me il seno della vostra bontà; aggiungete misericordie a misericordie. Fate ch'io non vi sia più ingrato; e mutatemi in tutto il cuore. Fate che 'l mio cuore, che un tempo niente ha stimato il vostro amore e l'ha cambiato per miseri gusti di questa terra, ora sia tutto vostro, ed arda in continue fiamme per Voi.

Io spero di venire in paradiso per sempre ad amarvi; ivi non può toccarmi luogo fra gl'innocenti, mi toccherà stare tra' penitenti, ma tra questi io voglio amarvi più degl'innocenti. Per gloria della vostra misericordia veda il paradiso ardere in un grande amore un peccatore, che vi ha tanto offeso. Io risolvo da oggi avanti di esser tutto vostro, e di non pensare ad altro che ad amarvi. Assistetemi Voi colla vostra luce e colla vostra grazia, che mi dia forza ad eseguire questo mio desiderio, che Voi stesso mi date per vostra bontà.

O Maria, Voi siete la Madre della perseveranza, impetratemi l'esser fedele in questa mia promessa.




1 [21.] Hebr., 9, 27.



2 [22.] S. CYPR., De bono patientiae, n. 12; PL 4, 630: «Unde unusquisque nostrum cum nascitur et hospitio mundi huius excipitur, initium sumit a lacrimis, et quamvis adhuc omnium nescius et ignarus, nihil aliud novit in illa prima nativitate quam flere». CSEL 3 (I), 405. Cfr. IDEM, De mortalitate, n. 22; PL 4, 597.



3 [28.] sentire) sentir VR.



4 [10.] maggior) maggiore VR BR1 BR2.



5 [23.] né io, om. VR.



6 [25.] Salm., om. nelle edizioni di Napoli.



7 [31.] rimirassi) mirassi ND1 VR BR1 BR2.



8 [2.] primo mio) mio primo ND1 VR BR1.






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