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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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292. AL SIG. SAVERIO MATTEI.

Lo ringrazia di una sua lettera e fa i più belli elogi dell'ingegno, della scienza e dell'opera sui Salmi di questo illustre letterato.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 20 NOVEMBRE 1714.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ricevo con molta mia consolazione la sua stimatissima.1 Io, nel fare la mia corta opera sopra i Salmi, ho avuto principalmente davanti gli occhi quella di V. S. Illma. L'opera sua è per li dotti e per gl'ignoranti, perché istruisce insieme ed alletta. La mia è solo per gl'ignoranti, e nulla vi è in essa di


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allettamento. L'opera sua è stata applaudita da tutti i letterati d'Italia e può dirsi anche d'Europa. La mia appena può piacere a qualche persona divota.

Vedo gli avanzi che fa nel foro; ma quanto avrei desiderato ch'ella avesse potuto continuare ad impiegare il gran talento e la scienza, che Dio le ha dato, in bene della sua Chiesa!

Del resto, anche nello stato in cui si trova, può molto giovare alla religione, giacché ora tutti parlano di teologia e di sacra Scrittura, e si sentono delle belle proposizioni!

Non voglio più tediarla, e pieno di stima mi protesto ecc.

Conforme all'edizione fattane nell'apologetico cristiano (del Mattei), pubblicato in Napoli 1788.

 




1 La lettera indirizzata dal Mattei al Santo, il cui originale si conserva in questo nostro archivio, è del tenore seguente:

Illmo e Rmo Pne Sig. Sig. colmo.

Rendo a V. P. Illma le più distinte grazie per l'onorata memoria, che fa delle mie opere così sovente, nella sua Traduzione dei Salmi ultimamente data alla luce per comodo de' suoi preti. Io, che già ho terminate quelle sacre fatiche colla pubblicazione dell'ultimo tomo, e che non posso seguire a camminar più per questa via, distratto dalle grande occupazioni forensi, mi consolo infinitamente, quando veggo altri gloriosamente faticare per lo pubblico vantaggio. Quanto a me, mi persuado che Iddio non vuol più da me; altrimenti avrebbe disposte le mie cose in altra maniera, e crederei mancare al proprio dovere se, per secondare anche un pio impulso, lasciassi di pensare alla mia famiglia.

Le fatiche di V. P. Illma saranno da Dio benedette, perché tendono a rischiarir gli ignoranti, i quali spesso petunt panem, et non est qui frangat. Godo sopra tutto ch'ella ha seguito fedelmente il senso letterale, ch'è il vero, ed ha aggiunte quelle riflessioni morali e spirituali che immediatamente accompagnano il letterale senso, senza dar luogo a tante ricerche sottili, e spesso false speculazioni, di cui non ha bisogno la semplicità della divina parola, ch'è penetrabilior omni gladio ancipiti.

Io ho avuto in mira d'istruire, ma più d'allettare la gente, e mi è riuscito. Ho avuto il piacere di fare star attenta la gente più dissipata all'esecuzione de' Salmi in musica, e farle perder il gusto della poesia e musica profana. Sia lode a Dio, da cui viene ogni cosa buona ed a cui prego V. P. Rma di raccomandarmi colle sue orazioni, nell'atto che le cerco umilmente le sua pastoral benedizione.

Di V. P. Rma

Napoli, 15 novembre 1774.

Devmo servitor vero obblmo.

Saverio Mattei.






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