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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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307. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Grande zelo del Santo per l'infallibilità Pontificia.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA, LI 4 DICEMBRE 1776.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho letto il libro del Noghera: è un libro d'oro. Vorrei che lo leggessero tutti, e specialmente la seconda parte o sia appendice dell'Infallibilità del Papa. Perciò si vede decaduta la Chiesa, perché si è perduto il concetto dell'infallibilità del Papa.

Pertanto la prego a procurare, quanto più può, lo smaltimento di questo famoso libro, che stringe ognuno che lo legge. Io per me lo farò comprare a quanti posso. Mi dispiace che, stando così cionco, non posso praticare per Napoli; ma farò quel che posso.

Vi prego di farlo capitare ancora al Papa; perché il Papa può avere molti mezzi di farlo smaltire. Pertanto di nuovo la


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ringrazio d'avermelo mandato, e prego Dio che lo faccia capire ed osservare da tutti.

Non altro. Resto con tutto l'ossequio confermandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, vescovo.

 

[P. S.] Io tengo un altro libretto fatto dell'Infallibilità del Papa; ma trovandomi colla mia Congregazione così perseguitata da' malevoli, temo di cacciar fuori quest'altra operetta, per non tirarmi sopra più persecuzioni da' letterati alla moda, che hanno tutto l'impegno di togliere l'infallibilità al Papa, sopra la quale pietra fondamentale è fabbricata la Chiesa, come disse Gesù Cristo: Super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam. Tolta la pietra fondamentale, la Chiesa non può reggersi. E questa rovina oggidì si sperimenta, con pianto di tutti i veri Fedeli.

Io, nel libro della Verità della Fede, ho scritto molto dell'infallibilità del Papa; ma nell'operetta accennata, che non ho cacciata fuori per timore, penso di aver provato il punto con evidenza, meglio che non ha fatto il P. Zaccaria, meglio del P. Noghera e di tanti altri. Se l'avessi da far uscire, più presto vorrei farlo uscire sotto un altro nome, e non già mio1.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 

 




1 Ci pare probabile che l'operetta, a cui si accenna, sia stata poscia pubblicata: mentre il Sommo Pontefice Pio VI, circa sei mesi dopo la data di questa lettera, spedì al Santo un Breve (Vedi lett. del 19 giugno 1777) in cui lo ringrazia per il libro scritto in difesa della S. Sede, benché oppresso dagli anni.

Non sappiamo d'altro libro dato fuori a quest'età dal Santo. Quindi non è forse temerario il credere che, non essendone fino a noi pervenuta altra notizia, o che, pubblicatosi sotto altro nome (come egli accenna in fin della lettera di voler fare), ne sia rimasto sconosciuto l'autore, o che debba essere andato smarrito; com'è avvenuto certamente d'un altro libro del 1765 col titolo: Riflessi spettanti alla dichiarazione dell'assemblea di Francia circa l'infallibità del Papa, di cui si legge nel Tannoia lib. III cap. 25, e che sinora si è inutilmente ricercato.






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